Circular economy for food

La magia dell’economia circolare: dalle bottiglie nascono cucine e dalle arance nuovi filati e tessuti

di Nicoletta Cottone


Villaggio per la Terra: i 17 obiettivi per uno sviluppo sostenibile

5' di lettura

I 17 obiettivi di sviluppo sostenibile stabiliti dalle Nazioni Unite per il 2030 rapportati alle buone pratiche di grandi aziende. “Circular economy for food” è un’opera - firmata da Franco Fassio e Nadia Tecco - che per la prima volta analizza il grado di circolarità del food italiano mettendo in evidenza come sia fondamentale diffondere le buone pratiche del food system per nuovo modello di sviluppo equo e sostenibile. Con quaranta casi studio, infatti, analizzati sulla base dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, il libro fa il punto sull'effettiva implementazione del modello economico circolare all'interno del food system.

Dalle storie delle 40 aziende che scelgono logiche di economia circolare emergono tendenze comuni in particolare nei segmenti della catena del valore, dalla produzione al post-consumo. Da un lato sono messe in evidenza esperienze di circolarità a valle che si concretizzano nell'adozione di soluzioni per l'utilizzo di rifiuti, sottoprodotti e materie prime seconde, come nuovi input per altri processi produttivi, di consumo, di trasformazione in energia rinnovabile. Ci sono poi, azioni di circolarità a monte, che in seguito alla riprogettazione dei flussi di materia ed energia o con la scelta di materiali alternativi, hanno mostrato la possibilità di apportare miglioramenti in termini di minor consumo di risorse ed energia, riduzione dell'inquinamento delle acque di falda e delle emissioni di gas climalteranti.

Il “caffè circolare” di Lavazza
E così emergono best practice di cui sono protagoniste aziende che pur nella loro diversità hanno stabilito quanto l’economia circolare sia fondamentale nel loro circuit. A partire da grandi imprese come Lavazza, che già nel 2015 ha sviluppato una capsula compostabile in collaborazione con Novamont, azienda leader nel settore delle bioplastiche. Una capsula realizzata in Mater-Bi, che è una bioplastica nata da componenti vegetali e perfettamente biodegradabili. Poi Lavazza ha supportato l’avvio di un progetto, in collaborazione con Design Politecnico di Torino, dedicato al recupero dei fondi del caffè per la coltivazione di funghi commestibili, sviluppato da Amsa, Novamont e cooperativa sociale Il Giardinone.Obiettivo recuperare i fondi del caffè che contengono ancora il 99,8% degli elementi nutritivi del chicco.

Ikea, dalle bottiglie nascono cucine
Sostenibilità anche in cucina. Dalla versatilità delle proprietà del Pet e dalle potenzialità insite nel suo riciclo ha preso origine il progetto sviluppato dall’azienda svedese Ikea. In pratica viene impiegato legno riciclato e una lamina plastica realizzata dal riciclo delle bottiglie in Pet provenienti dalla raccolta differenziata. Entrando nel dettaglio per la realizzazione di un’anta 40x80 centimetri vengono utilizzate 25 bottiglie in Pet da mezzo litro. Il progetto è realizzato in Italia e più precisamente in Veneto dall'azienda 3B, fornitore di Ikea. È nato così un materiale nuovo, paragonabile sotto il profilo estetico a quelli attualmente utilizzati per la realizzazione di cucine. È garantito 25 anni per solidità e resistenza. « L'utilizzo delle bottiglie in Pet – recuperate grazie a una corretta raccolta differenziata quale materia prima per la realizzazione della cucina – oltre ad allungare il ciclo di vita del materiale plastico contribuisce a ridurre il consumo di energia e l'estrazione di risorse vergini, e dunque a creare un'economia indotta dalla circolarità».

La bioraffineria integrata nel territorio
Un progetto innovativo riguarda le aree dismesse. Matrìca Spa è una joint venture paritetica costituita da Novamont e Versalis (Eni), con l'obiettivo di riconvertire un'area industriale dismessa (parte dello stabilimento petrolchimico di Porto Torres in Sardegna) in una bioraffineria volta allo sviluppo di prodotti innovativi. Tutto a partire da materie prime vegetali provenienti dallo sviluppo di una filiera agricola integrata nel territorio. «Il progetto Matrìca mira alla riconversione di siti industriali dismessi, alla riprogettazione del modello tradizionale produzione-smaltimento e alla creazione di sinergie tra il settore agricolo e industriale con il territorio». Nel ciclo produttivo di Matrìca, oltre all'utilizzo di oli vegetali di provenienza europea per alimentare i processi, è in fase di sviluppo una filiera agricola basata sul cardo. Del cardo - spiegano - si può sfruttare sia la biomassa sia l'olio estratto dai semi contenuti nel capolino, in modo da permettere a questa coltivazione di soddisfare il fabbisogno industriale, in funzione dalla resa. L'olio ricavato, che somiglia a quello del girasole, è ideale per l'impiego industriale. Gli altri scarti vegetali derivanti dalla trasformazione possono invece essere utilizzati per far fronte al fabbisogno energetico del processo industriale.

Con Orange Fiber filati e tessuti innovativi da agrumi
Obiettivo utilizzare il pastrazzo di agrumi, che è il residuo umido che resta al termine della produzione industriale di succo d’agrumi. Orange Fiber, start up innovativa catanese, ha sviluppato un processo brevettato in grado di sfruttare le potenzialità del pastrazzo per estrarre cellulosa d’agrumi per la filatura. «Dunque trasforma - sottolinea il volume - uno scarto in una nuova risorsa, partecipando al rilancio economico del comparto manifatturiero italiano nel pieno rispetto dei principi della circular economy». Primo impianto inaugurato nel dicembre 2015 anche grazie al finanziamento di Smart & Start Invitalia (ministero dello Sviluppo economico) all'interno di un'industria di trasformazione agrumicola siciliana. Le varianti di tessuto finora prodotte comprendono: orange fiber twill (composizione: 68,9% fibra di cellulosa acetilata, 31,1% seta), orange fiber popeline (composizione: 26,9% fibra di cellulosa acetilata, 73,1% cotone) e orange fiber jersey (composizione: 94% fibra di cellulosa acetilata, 6% elastan).

Geotermia e fotovoltaico per Autogrill
C’è poi Autogrill, azienda leader del settore di ristorazione per chi viaggia, che ha compiuto fondamentali passi per lo sviluppo sostenibile delle proprie attività in oltre 31 paesi del mondo. Tanto che Autogrill Villoresi Est, sulla A8, è diventato best practice internazionale del gruppo, primo autogrill italiano ad aver fatto della circolarità il proprio punto caratterizzante grazie a un progetto di sostenibilità a 360° basato su una innovativa combinazione di geotermia e fotovoltaico. Qualche esempio: l’impianto fototovoltaico produce 20 Kw/h e l’85% delle necessità di climatizzazione è sostenuto da un impianto geotermico a “pila termica” con 420 sonde nel sottosuolo. La raccolta delle acque piovane e di falda viene usata per la climatizzazione, l’irrigazione, le toilette e la riserva antincendio. L’innovativa struttura consente di risparmiare 166 MWh/anno di energia elettrica con una conseguente riduzione del 52% di emissioni CO2. Il sistema di raccolta delle acque genera un risparmio di circa 25.500 metri cubi l’anno. Inoltre l’offerta gastronomica rispetta la territorialità e la stagionalità.

Il progetto “Buon fine” di Coop con 28 milioni di euro di donazioni
Si chiama “Buon Fine” il progetto solidale di Coop, che ha oltre 8,5 milioni di soci consumatori. Il progetto, attivo dal 2003, prevede il recupero e l'utilizzo a fini solidali del cibo che non può essere più venduto per motivi vari: packaging danneggiato, prodotto fresco ammaccato, data di scadenza ravvicinata, residui di attività promozionali. Prodotti che però mantengono inalterate le caratteristiche d'uso, nutrizionali e igieniche. Cibo donato a titolo gratuito ad associazioni di volontariato che operano in favore della povertà. Nel 2016 sono state donate oltre 6mila tonnellate di prodotti alimentari non più vendibili, ma ancora perfettamente consumabili, con un valore pari a circa 28 milioni di euro. Le donazioni sono andate a 943 associazioni di volontariato del territorio che si occupano di indigenti.

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