ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùMusica

La magia ipnotica dei Verdena

Volevo magia è un disco ipnotico e capace di sorprendere chi ascolta in qualsiasi momento

di Fernando Rennis

2' di lettura

Volevo magia è il settimo album del trio bergamasco, che si conferma una affascinante scheggia impazzita del panorama musicale italiano grazie a un suono fuori dal tempo che sa mescolare con gusto pop e rock, orchestrazioni e suoni acidi, leggerezza e imprevedibilità.

Nuova scena alternativa

I Verdena sono la bestia rara della scena nostrana. Nascono a metà degli anni Novanta e sono subito annoverati tra gli alfieri della nuova scena alternativa, poi, col nuovo millennio, il loro sound granitico di matrice rock si apre a nuove sonorità. Dopo il capolavoro Wow del 2011 e il labirintico Endkadenz del 2015 – entrambi doppi album – eccoli con Volevo magia, un disco ipnotico e capace di sorprendere chi ascolta in qualsiasi momento.Anticipato dalla mutante Chaise Longue, Volevo magia si lascia ammaliare dagli ultimi Beatles in Paul e Linda per farsi crepuscolare in Certi magazine. Crystal Ball è un carrarmato di suono, mentre Diabolik travolge con le sue ritmiche nevrotiche. Su queste stesse tensioni galoppa Cielo super acceso, a cui fanno da contrappeso la sospesa Sui ghiacciai e gli archi della schizofrenica Nei rami, che chiude l'album. A loro volta, i cambi di scena repentini in Palladini, i riff narcotici di Sino a notte e l'introspettiva X sempre assente aggiungono sfumature a una ammaliante tela policroma.

Loading...

I fratelli Alberto e Luca Ferrari, e Roberta Sammarelli hanno cominciato a comporre i nuovi brani tra il 2017 e il 2018. Dopo una pausa dovuta alla pandemia e un'altra che è servita a scrivere la colonna sonora del film America Latina dei fratelli D'Innocenzo, presentato alla 78a Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, il trio è tornato al lavoro. Il risultato è un album che sintetizza i due precedenti in un passo avanti nello stile, d'altronde, come gli stessi Verdena confessano, ogni qual volta un brano suona simile a un altro della loro discografia, tendono a metterlo da parte. Volevo magia è un disco che sembra più sereno rispetto allo scorso Endkadenz, ma anche meno complesso, merito, probabilmente, delle esperienze personali e artistiche dei tre: la maternità di Sammarelli, i progetti paralleli dei Ferrari. Sarà anche per questo motivo che, in realtà, i Verdena sono uno dei pochi gruppi a poter fare a meno di parlare della loro musica, perché questa spiega già tutto: sia il lavoro minuzioso in fase di scrittura, sia il cesellamento nella produzione.

Un'atmosfera di «gioia rassegnata»

Volevo magia ha, nelle parole dei sui autori, un'atmosfera di «gioia rassegnata». In questa dicotomia si cela anche il segreto di un album che fa vorticare le coordinate spazio-temporali e vacillare le sicurezze di chi ascolta, sfidando le convenzioni e giocando con la struttura delle canzoni. Questo aspetto “giocoso” dei Verdena bilancia una meticolosa attenzione ai particolari e a testi che saranno anche usati soltanto per «dare colore ai brani», ma regalano altresì piccoli diamanti incastonati tra i versi, come nella titletrack, dove Ferrari canta a un certo punto: «Piani non ne ho, ho solo mille forse».


Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti