ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’assemblea di Confindustria di Ancona e Pesaro-Urbino

La manifattura vale il 98% dell’export delle Marche

L’industria delle Marche continua a essere il perno dello sviluppo del sistema economico regionale la cui rilevanza va oltre il dato relativo al peso del Pil (25% sul valore totale)

di Michele Romano

2' di lettura

L’industria manifatturiera delle Marche continua a essere il motore di sviluppo del sistema economico regionale e la sua rilevanza va oltre il dato relativo al peso del Pil (25% sul valore complessivo), che nel primo semestre ha fatto meglio della media italiana (+8,5% contro +7,6%). «La rilevanza dipende dal ruolo che il manifatturiero svolge nel trascinare la capacità innovativa e la spinta all’efficienza dell’intero sistema economico», osserva Donato Iacobucci, docente della Politecnica delle Marche. Due dati su tutti: oltre l’80% della spesa in R&S effettuata dalle imprese è finanziata da quelle manifatturiere e ha come obiettivo «l’innovazione dei prodotti e dei sistemi di produzione»; il 98% dell’export delle Marche è costituito da produzioni manifatturiere.

Forte la pressione sull’innovazione

«E questo spiega anche la forte pressione dell’innovazione: le imprese manifatturiere competono in un contesto internazionale e in qualche caso globale e, di conseguenza, subiscono una forte pressione all’efficienza e alla competitività, che poi trasmettono all’intero sistema economico». Senza contare che, anche in questa regione, il manifatturiero è «il principale motore di creazione di occupazione qualificata, direttamente o indirettamente attraverso la domanda di servizi in diversi ambiti».L’attore fondamentale del sistema, dunque, c’è ma l’impresa deve cambiare il proprio modo di operare. Tema chiave nel giorno in cui le associazioni degli industriali di Ancona e Pesaro-Urbino celebrano le assemblee, alla presenza di Carlo Bonomi, tornando a mettere fisicamente insieme centinaia di imprenditori.

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Cambiamento improcrastinabile

Non c’è un modello, organizzativo e di governance, preferibile o sicuramente vincente, ma è comunque scarsa la diffusione di alternative in quanto a organizzazione e governance; nel sistema regionale è però diffusa la consapevolezza che il cambiamento è improcrastinabile e il booster sul quale affidarsi è il PNRR, con una piena disponibilità di risorse che però vanno traguardate, con quel “rigore e velocità” che mette dalla stessa parte sindaci e Confindustria, come indica il primo cittadino di Pesaro, Matteo Ricci. «Farci trovare impreparati o non credere nel PNRR ci farà perdere un’occasione irripetibile – aggiunge Mauro Papalini, che ieri ha chiuso il suo quadriennio alla guida di Confindustria Pesaro-Urbino -. Serviranno progetti di grande impatto, che potranno essere realizzati per lo più da grandissime realtà industriali oppure da una rete d’imprese, in grado di svilupparli anche attraverso un partenariato pubblico-privato».

Le grandi sfide

“Grandi sfide” le chiama Pierluigi Bocchini, numero uno di Confindustria Ancona, che mette in cima quella della green transition: «È la più impegnativa perché rischia di spiazzare e spingere fuori dal mercato intere filiere, che caratterizzano le produzioni italiane e delle Marche». Accanto ci sono digitalizzazione, con «un evidente difficoltoso accesso delle imprese alla banda larga in tante aree della regione», il superamento della «debolezza nell’ambito della supply chain, della logistica integrata e della manutenzione» e il cronico ritardo infrastrutturale.In attesa che si rinnovino i modelli organizzativi delle imprese, gli industriali di Pesaro-Urbino hanno realizzato un cambiamento non banale nella governance della Territoriale. Dopo 76 anni di storia, c’è la prima donna a guidare la Confindustria provinciale: Alessandra Baronciani, CEO di Isopak Group, per Bonomi «un segno da promuovere perché va in direzione di una società più equilibrata, più equa, più inclusiva».

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