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La mano lunga della ’ndrangheta sul turismo calabrese

La cosca di Luigi Mancuso puntava alla Costa degli dei, grazie a una rete di relazioni e all’appoggio della massoneria

di Raffaella Calandra

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La cosca di Luigi Mancuso puntava alla Costa degli dei, grazie a una rete di relazioni e all’appoggio della massoneria


3' di lettura

È la ‘ndrangheta della costa degli dei. L’area di Tropea e della Calabria, che più attira investimenti internazionali. Ed è anche sulle potenzialità turistiche di questa zona che la cosca Mancuso puntava. Grazie a quell’ampia rete di relazioni, che soprattutto la massoneria gli consentiva. Così, più che di omicidi - almeno 4 - di gerarchie e affiliazioni, raccontano storie di poteri occulti le 1.263 pagine dell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Catanzaro, Barbara Saccà.

Per la prima volta è stata mappata, in ogni sua articolazione, la cosca di Luigi Mancuso , il Supremo. Poteri che poggiavano innanzitutto sulla figura centrale di un avvocato, ex parlamentare di Forza Italia, Giuseppe Pittelli, il “giano bifronte”, come viene definito nelle intercettazioni, al servizio del boss, con «un appartenenza pulita al grande oriente d’Italia», a detta del pentito Cosimo Virgiglio, esponente di alto rango della massoneria, secondo gli investigatori, e un’altra appartenenza «sussurrata» a logge coperte, che gli permetteva di intessere ampie relazioni con la pubblica amministrazione, con l’imprenditoria e pure con le forze dell’ordine.

Gli affari : un enorme impianto alberghiero
Ci sono degli affari che, più di tutti, emergono come una «costante» di Pittelli - scrive il gip- nelle conversazioni intercettate. Ovvero, il progetto di un enorme impianto turistico alberghiero da costruire a Capanello di Staletti, considerata la perla dello Jonio catanzarese, ma anche gli interessi su un villaggio Valtur di Nicotera Marina, nel cuore della costa degli dei, a poca distanza dalla celebre Tropea.

Il progetto di Copanello, «sia per i costi che per una serie di vincoli giuridici, crea una serie di preoccupazioni» che l’avvocato cerca di risolvere, rivolgendosi sia alla massoneria che alla ’ndrangheta. E la persona chiave è Leo Taroni, vertice della massoneria di rito scozzese, colui che «apre autostrade in tutto il mondo», a detta dello stesso Pittelli. Così se per i problemi giuridici e burocratici vengono a lui aperte le strade fino al sindaco del Comune, altre vengono tentate «per ottenere la provvista necessaria» al progetto immobiliare. Ed è così che incrocia la possibilità dell’ «affarone» della vicenda Valtur.

È il 6 luglio 2018 e Pittelli, per risolvere questioni legate all’ipoteca sul terreno di Copanello, si trova a Milano, negli uffici della Prelios - «il cui presidente era l’amico Fabrizio Palenzona, con il quale pure si sarebbe incontrato», annota il gip. È allora che il responsabile dello sviluppo business della società, da un lato «spiegava a Pittelli in quali termini Prelios avrebbe potuto partecipare alla realizzazione dei suoi progetti imprenditoriali», dall’altra si rivolgeva a lui per il caso del villaggio turistico di Nicotera Marina: «da ben sette anni Prelios non riusciva a reimmettere la struttura sul mercato, anche svendendola ad un decimo del prezzo, pari a 20 milioni di euro- si ricostruisce nell’ordinanza - . Era rimasta fuori dal concordato 309 Valtur».

La ragione dell’«impossibilità di vendere il villaggio», Pittelli la individua «nei condizionamenti mafiosi» e si offre di «risolvere la questione nel giro di quindici giorni». In questo modo, l’avvocato, considerato la «figura centrale» di quest’inchiesta sul clan Mancuso, avrebbe ottenuto in cambio la risoluzione del suo problema finanziario. «Stamattina, Fabrizio mi ha dato una cosa importantissima, così ce la gestiamo tra di noi e facciamo un po’ di denaro. Mi ha dato da vendere per il prezzo che stabilisco io il villaggio Valtur di Nicotera Marina», racconta in una conversazione intercettata e agli atti.

I legami con la massoneria
Una vicenda, indicativa delle potenzialità di questa ’ndrangheta, che aveva come suo «vero e proprio associato l’affarista massone», che di sé ammetteva: «noi santi non siamo». Ma alla famiglia Mancuso, per la quale si prodigava in ogni modo - dalla raccomandazione per un esame universitario della figlia del boss al tentativo di un’assunzione all’ospedale Gemelli, fino alla «richiesta di intercedere presso la Regione Calabria per il trasferimento di un direttore delle Poste legato ai Piromalli» – offriva soprattutto il valore della sua rete di rapporti. Anche per avviare speculazioni edilizie, in aree a forte vocazione turistica, dove arrivano anche interessi e fondi internazionali. Un’area, proprio come la costa degli dei o la perla dello Jonio catanzarese, dove appunto aveva avviato i suoi progetti, poi naufragati.

PER APPROFONDIRE:
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