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Coronavirus, ecco quello che ha fatto (finora) l’Europa per l’Italia

Umanità, solidarietà, efficienza: l’aiuto reciproco tra i Paesi membri dell’Unione Europea dovrebbe essere una risposta obbligata

di Antonella Scott

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Colonia, 28 marzo: un aereo militare tedesco con unità di terapia intensiva diretto a Bergamo per raccogliere sei pazienti affetti da coronavirus

Umanità, solidarietà, efficienza: l’aiuto reciproco tra i Paesi membri dell’Unione Europea dovrebbe essere una risposta obbligata


3' di lettura

«In Russia c’è un detto - raccontava nei giorni scorsi in un’intervista all’agenzia Agi Serghej Razov, ambasciatore della Federazione Russa in Italia -: “Non esiste il dolore di altri”». Dovrebbe essere tanto più vero per Paesi appartenenti a un’Unione, invitati dalla presidente Ursula von der Leyen a «fare la cosa giusta insieme: con un unico cuore grande, piuttosto che con 27 piccoli». Eppure, nei giorni in cui l’emergenza coronavirus sembrava ancora solo un problema italiano, con il resto d’Europa a guardare dall’esterno e più preoccupato a proteggersi, i primi a riempire il vuoto raccogliendo le richieste di aiuto di Roma sono stati i russi, i cinesi, i cubani. Un monito alla solidarietà europea: venuta dopo, meno appariscente. Ma una risposta obbligata.

Come quella della Nato, che sta trasmettendo la richiesta di assistenza internazionale inoltrata dal ministero italiano dell’Interno al Centro euro-atlantico per il coordinamento della risposta alle emergenze (EADRCC): una lunga lista di strumenti medici, attrezzature per la protezione di medici, forze di sicurezza e popolazione civile. E mentre il virus seguita a stracciare via via ogni confine, accomunando il mondo intero nel dramma e nel bisogno di aiuto, la Commissione Europea ha pubblicato un documento per dimostrare che, sia pure in ritardo, la «mano tesa» ai vicini esiste. Anche se è ormai una mano da tendere in tante direzioni, e sempre più mani si tendono in cerca di aiuto: verrà il momento in cui sarà l’Italia a dare aiuto agli altri.

European Solidarity in Action
La Francia, ricorda il documento della Commissione Ue, ha donato all’Italia un milione di mascherine e 20mila camici protettivi; dalla Germania è in arrivo un milione di mascherine, 300 respiratori sono già stati consegnati. Mentre diversi Länder tedeschi (Sassonia, Brandeburgo, Baviera, Assia, Nordreno-Westfalia e Bassa Sassonia, oltre alla città di Berlino) hanno accolto attraverso voli militari pazienti gravi dall’Italia (il ministero degli Esteri tedesco ne conferma 73, in terapia intensiva) e dalla Francia. Aiuti reciproci incrociati (posti in ospedale e forniture di materiale protettivo) vengono scambiati tra il Sud Tirolo e il Tirolo austriaco. «La solidarietà non si ferma alle porte della città - diceva nei giorni scorsi Michael Müller, sindaco di Berlino - vogliamo dare aiuto accettando pazienti dall’Italia».

Ritorno a casa
A livello comunitario, un’altra forma di solidarietà a più sensi è il rimpatrio dei cittadini europei colti dall’epidemia lontano da casa: 4.020 persone finora sono rientrate con voli organizzati e co-finanziati dal Meccanismo europeo di protezione civile. Per i prossimi giorni sono in programma più di cento voli organizzati da 12 Paesi Ue e dal Regno Unito.

Ciò che siamo
Un’altra dimostrazione di aiuto reciproco è quella venuta nei giorni scorsi da chi si trova per ora ancora sulla soglia dell’Unione: salutando i 30 medici in partenza per l’Italia, e ricordando gli albanesi curati negli ospedali italiani, il premier Edi Rama ha ricordato che l’Albania non è un Paese ricco, «ma non siamo privi di memoria. Non ci possiamo permettere di non dimostrare all’Italia che gli albanesi e l’Albania non abbandonano ai l’amico in difficoltà»>. «L’Unione Europea - scrive Tara Varma dell’European Council on Foreign Relations - ci ha messo un po’ a reagire al coronavirus in modo adeguato. Ora ha iniziato a farlo, dimostrando che può rispondere all’aspettativa di una risposta alla crisi a livello europeo. La sovranità e il potere della Ue non si scontrano con quella degli Stati membri, al contrario, la integrano e la rafforzano. Questa è una crisi in cui gli europei hanno la responsabilità di dimostrare umanità, solidarietà, efficienza: per difendere quello che siamo». Non dovrebbe essere che così.

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