L’impegno ad un esame almeno in commissione

La manovra e il nodo fiducia: quando vigeva il lodo Pera-Morando

di Emilia Patta

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L’ex presidente del Senato, Marcello Pera , con l’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl e l’ex ministro degli Esteri, Franco Frattini (Ansa)


3' di lettura

Legge di bilancio, questa sconosciuta. Mentre il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Giovanni Tria sono impegnati nella trattativa last minute con Bruxelles per evitare la procedura di infrazione sul debito, il Senato resta in attesa di esaminare un qualche testo prima della scadenza prevista per legge di fine anno. E intanto le sedute della commissione Bilancio convocate per esaminare la manovra sono state prima sconvocate, per poi essere riconvocate per il giorno 18 dicembre. Sperando che in queste ore un testo infine attivi. Con il rischio concreto che alla fine il governo metta direttamente in Aula la fiducia su una legge di bilancio che né commissione né Aula avranno il tempo di esaminare.

«Situazione senza precedenti», attacca l’opposizione
Una situazione senza precedenti, in effetti, subito denunciata a gran voce dalle opposizioni. «È in corso un affronto senza precedenti al Parlamento. Dopo quattro giorni di attesa, sconvocate le commissioni, non c’è ancora traccia della legge di bilancio. Siamo al caos istituzionale, M5s e Lega stanno scardinando tutte le regole. La presidente Elisabetta Casellati intervenga, è emergenza», dice il capogruppo del Pd a Palazzo Madama Andrea Marcucci.

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Lo sprint sotto Natale
In realtà l’approvazione in affanno e con voto di fiducia, sotto Natale, della manovra economica (un tempo si chiamava legge finanziaria, poi legge di stabilità, ora legge di bilancio) è un classico della politica italiana. E fino a poco meno di 20 anni fa era anche malcostume che il Parlamento venisse convocato per approvare direttamente in fretta e furia un testo presentato nella sua ultima versione dal governo senza che le modifiche introdotte potessero essere prima esaminate almeno in commissione.

L’accordo Pera-Morando
Le cose cambiarono all’inizio della legislatura 2001-2006 con il cosiddetto lodo Pera-Morando (Marcello Pera, di Forza Italia, era allora presidente del Senato e Enrico Morando capogruppo dei Ds in commissione Bilancio): una modifica dei regolamenti parlamentari di fatto, diventata poi consuetudine consolidata fino ad oggi.

Il vaglio della Commissione
Che cosa prevedeva il lodo Pera-Morando? Che in caso di fiducia il governo si impegnava a metterla non su un testo nuovo, ma sul testo approvato in commissione. Naturalmente negli anni successivi i governi che si sono succeduti, guidati da Berlusconi o da esponenti di centrosinistra, hanno provato in più occasioni a infilare all’ultimo momento nella manovra economica modifiche sostanziali. Ma in quei casi accadeva questo: il presidente di turno della commissione Bilancio prendeva la parola in Aula per “denunciare” al presidente dell’assemblea le modifiche intervenute nel testo dopo il sì della commissione; il presidente dell’assemblea invitava a quel punto il governo a ritirare le modifiche introdotte; il governo, fosse a guida Berlusconi o Prodi o altri, decideva dopo il “richiamo” di espungere le modifiche introdotte; si procedeva infine al voto di fiducia sul testo licenziato dalla commissione.

Accordo durato oltre 15 anni
Il lodo Pera-Morando è in questo modo sopravvissuto per oltre quindici anni al cambio di governi e di maggioranze con un’unica eccezione: la legge di bilancio di due anni fa, nel dicembre del 2016, quando il governo mise la fiducia sul testo originario varato in Consiglio dei ministri perché la crisi intervenuta nel frattempo con le dimissioni dell’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi non permise un esame ordinato.

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