controffensiva pentastellata

La «manovra del popolo» targata M5S: nel mirino banche e petrolieri

di Manuela Perrone


Di Maio: reddito di cittadinanza in manovra è imprescindibile

2' di lettura

Il “cappello” che il M5S intende mettere sulla manovra non riguarda solo il reddito di cittadinanza, antico cavallo di battaglia che i Cinque Stelle non vogliono sacrificare sull'altare dell’equilibrio dei conti. Nelle pieghe della legge di bilancio i pentastellati puntano a inserire e intestarsi altre misure bandiera, vecchie e nuove, tali da corroborare lo spin della “manovra del popolo” lanciato ieri dal vicepremier Luigi Di Maio. E da segnare la differenza con la Lega di Matteo Salvini e i suoi vessilli, più indigesti per la base M5S: flat tax e pace fiscale.

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«La manovra del popolo aiuta gli ultimi e fa la guerra ai potenti» è lo slogan coniato in questi giorni e rimbalzato dal blog ai profili social degli esponenti M5S. Ecco allora rispolverato il taglio alla deducibilità degli interessi passivi per banche e assicurazioni, proposta sempreverde presente nello schema di coperture del reddito di cittadinanza. Misura speculare ai rimborsi ai risparmiatori truffati, servirebbe a recuperare due miliardi, secondo i Cinque Stelle, ma soprattutto a rinverdire lo spirito anti-poteri forti del Movimento delle origini, a dispetto del rischio di riversare sui debitori l’aumento del costo della raccolta bancaria e dunque di rendere più costose le condizioni di accesso al credito.

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Nella stessa direzione va la promessa di riduzione delle agevolazioni sul gasolio con l’obiettivo di colpire i petrolieri, che fa il paio con quella di prevedere incentivi per la mobilità elettrica. Anche questo è un vecchio pallino M5S, che in campagna elettorale aveva garantito coperture per 40 miliardi proprio dalla revisione delle tax expenditures e, tra queste, dei “Sad” (i sussidi ambientali dannosi). Dall’accetta sulle accise agevolate sul diesel, per i pentastellati, si potrebbero reperire tra i 2 e i 4 miliardi di euro. La dicotomia servita è sempre la stessa: difensori degli ultimi versus privilegi dei potenti. Lo ha ribadito oggi Di Maio, attaccando Elsa Fornero e dando per certo il superamento della legge che porta il nome dell’ex ministra e l’arrivo della pensione di cittadinanza: «Loro - scrive in un post su Instagram - hanno causato lacrime e sangue per i comuni cittadini, ma hanno lasciato i vitalizi e le pensioni d’oro per i privilegiati. Con la manovra del popolo faremo esattamente il contrario».

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Nella strategia del M5S ogni esempio utile alla causa diventa una best practice cui ispirarsi. È valso due volte per Macron, con cui pure i rapporti non sono stati idilliaci: i pentastellati hanno applaudito prima al suo reddito universale di attività e ieri al 2,8% di deficit per finanziare un taglio alle tasse da 25 miliardi. Un aumento dello 0,2% rispetto al rapporto deficit-Pil 2018, deciso da un Paese che ha un debito pubblico fermo al 97% del Pil contro il 130% dell’Italia. Ma quanto basta per far reclamare a Di Maio la stessa “sovranità” dei cugini d’Oltralpe.

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