Legge di Bilancio

La manovra prenota 120 miliardi in attesa dei fondi del Recovery. Come saranno distribuiti

Alla Camera il testo firmato da Mattarella. Al piano Transizione 4.0 per le imprese 24 miliardi in 5 anni, 7 alla decontribuzione al Sud

di Marco Mobili e Gianni Trovati

Manovra da 38 miliardi e Decreto ristori ter per le aree rosse

Alla Camera il testo firmato da Mattarella. Al piano Transizione 4.0 per le imprese 24 miliardi in 5 anni, 7 alla decontribuzione al Sud


3' di lettura

Nonostante i chiari di luna europei nella trattativa sulla Recovery and Resilience Facility la legge di bilancio prenota 120,653 miliardi per i prossimi tre anni. Si tratta dei fondi, divisi fra sussidi e prestiti, che finanzieranno gli interventi aggiuntivi rispetto al tendenziale, articolati fra Recovery Fund, React Eu e altri programmi europei. Queste cifre, contenute all’articolo 184 nella versione finale del testo della legge di bilancio firmata il 18 novembre dal capo dello Stato per l’invio alla Camera, non significano però un’accelerazione ulteriore rispetto ai già ambiziosi programmi di spesa indicati nel programma di finanza pubblica.

10 miliardi di sussidi nel 2021

Su questo piano, gli ultimi calcoli del ministero dell’Economia fissano in fatto di sussidi europei 10 miliardi nel 2021, 16 nel 2022 e 26 nel 2023, mentre per quel che riguarda i prestiti la sequenza indica 8 miliardi nel 2021, 14 nel 2022 e 15 nel 2023.

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Le cifre snocciolate dalla legge di bilancio sono quelle che alimentano il fondo rotativo costruito dal governo per far partire gli interventi anche prima dell’arrivo effettivo delle risorse Ue. Che, in quest’ottica, interverranno a “compensare” il bilancio statale per gli anticipi mossi con fondi propri: senza nuovo indebitamento dal momento che i bonifici europei dovrebbero comunque arrivare in corso d’anno.

Orizzonte temporale triennale

In questo modo il fondo mette in campo un calendario triennale perché la manovra viaggia su questo orizzonte temporale. E indica un ulteriore grado di dettaglio sulla divisione dei finanziamenti. Nei tre anni, 104,471 miliardi sono relativi al Recovery Fund tra sussidi e prestiti che finanziano interventi extra rispetto al tendenziale di finanza pubblica. Altri 14,7 miliardi riportano l’etichetta del React Eu, il programma comunitario concentrato in particolare su occupazione e Pmi su cui ieri 18 novembre è stato raggiunto l’accordo fra Consiglio e Parlamento Ue sulla cifra complessiva di 47,5 miliardi nei prossimi due anni (in tutta la Ue, ovviamente).

7 miliardi per la decontribuzione al Sud

Ma nel piano italiano la legge di bilancio offre anche dettagli ulteriori. Tra questi i 7 miliardi in due anni riservati alla decontribuzione del 30% nel Mezzogiorno. La misura riguarda circa 500mila imprese con 2,9 milioni di dipendenti.

24 miliardi per Transizione 4.0

Al piano Transizione 4.0 rilanciato dal ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli per l’innovazione delle imprese andranno 24 miliardi in cinque anni.

L’intera partita dei fondi europei sarà gestita con due conti, uno per i sussidi e l’altro per i prestiti, sotto la regia della Ragioneria generale dello Stato che entro il 30 giugno di ogni anno relazionerà il Parlamento sull’«utilizzo delle risorse» e sui «risultati raggiunti».

8 miliardi per la riforma fiscale

Fra le altre novità rispetto alle bozze circolate nei giorni scorsi spicca la rapida risalita fino alla quota di 8 miliardi indicata qualche settimana fa dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri del fondo per la riforma fiscale dal 2022. L’impennata rispetto ai 2,5 miliardi delle prime bozze è però spiegata semplicemente dalla fusione con i 5 miliardi destinati all’assegno unico per i figli. Le risorse realmente aggiuntive, quindi, sono limitate a 500 milioni, tolti dall’anno successivo.

La saga dei ristori

Per un fondo che sale, un altro scende. Si tratta di quello per i cosiddetti «ristori» nel 2021, che perde 200 milioni rispetto alle prime versioni attestandosi a 3,8 miliardi. Ma anche qui le biglie sono in movimento vorticoso. L’intenzione del governo, confermata dalla sottosegretaria all’Economia Maria Cecilia Guerra, è quella di scrivere altre due puntate nella saga dei ristori. La terza, che raccoglierebbe ulteriori fondi resi disponibili nel 2020 dall’andamento delle entrate (ma già in parte messi a rischio dall’estensione delle zone rosse e arancioni), potrebbe prendere la forma di un emendamento governativo ai primi due decreti già fusi in Senato, e si limiterebbe ad allungare ancora la lista dei codici Ateco da sostenere accogliendo poi solo poche altre modifiche a costo zero.

Allo studio c’è però anche la modifica delle basi di calcolo per gli indennizzi, fin qui collegati alle perdite registrate nel solo mese di aprile. L’esigenza di allargare l’inquadratura per cogliere le tante situazioni di difficoltà è stata ribadita dallo stesso Gualtieri, che ha parlato di un «meccanismo perequativo» per aiutare chi è stato penalizzato dal criterio di aprile. L’estensione però arriverà solo con il quarto decreto Ristori, che avrà bisogno delle risorse del nuovo deficit aggiuntivo intorno ai 20 miliardi sull’anno prossimo su cui il governo sta ragionando da giorni.

Fondazione per la cybersicurezza

Dal testo finale scompare la Fondazione per la cybersicurezza, che aveva alimentato una nuova tempesta politica intorno all’ufficio del premier Giuseppe Conte. Fra le altre novità, più di dettaglio, c’è il rifinanziamento (75 milioni in tre anni) del fondo per i caregiver familiari.

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