previdenza

Pensioni, più strumenti alle aziende per le uscite anticipate dei lavoratori

Nel panorama dei mezzi a disposizione delle aziende per agevolare i lavoratori che siano disposti ad anticipare l’accesso alla pensione, da molti anni vanno segnalati i fondi di solidarietà presenti in alcuni settori

di Antonello Orlando

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(Hyejin Kang - stock.adobe.com)

Nel panorama dei mezzi a disposizione delle aziende per agevolare i lavoratori che siano disposti ad anticipare l’accesso alla pensione, da molti anni vanno segnalati i fondi di solidarietà presenti in alcuni settori


3' di lettura

La manovra di Bilancio in via di definizione sembra puntare sempre più sulle imprese per attutire il colpo del futuro “scalone” che arriverà dopo la chiusura della sperimentazione di quota 100.

Oltre alle proroghe degli accessi secondari a pensione (Ape sociale, opzione donna e così via), infatti, prende sempre più piede un restyling degli strumenti di accompagnamento a pensione. Nel panorama dei mezzi a disposizione delle aziende per agevolare i lavoratori che siano disposti ad anticipare l’accesso a pensione, da molti anni vanno segnalati i fondi di solidarietà presenti in alcuni settori (assicurativo, bancario, postale e il nuovo fondo dell’industria chimica). Questi fondi consentono, con costi del tutto a carico dei datori di lavoro che vi ricorrono, di accompagnare per cinque anni i lavoratori che aderiscano all’esodo fino alla maturazione dei requisiti della vecchiaia o della pensione anticipata, fornendo non solo un assegno mensile pari alla quota di pensione maturata e da maturare, ma anche la contribuzione piena, tutta a carico dell’impresa.

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Scivolo fino a sette anni

La legge 92/2012 ha reso accessibile a tutte le imprese con più di 15 dipendenti uno strumento analogo (chiamato «isopensione») che prevede, con una risoluzione consensuale preventiva, la creazione di uno scivolo che fino al 2020 ha avuto una durata massima di sette anni e che permette ai lavoratori, durante la sua fruizione, anche di avere nuove esperienze lavorative, senza alcun divieto di cumulo.

Nel biennio 2019-2020 si è collocata poi la sfortunata sperimentazione del contratto di espansione che avrebbe consentito uno scivolo fino a cinque anni, cofinanziato dallo Stato e dalle imprese di grandi dimensioni, con un impegno al ricambio generazionale che si concretizzava in un concreto obbligo di nuove assunzioni. Da questo quadro indubbiamente complesso è emersa la necessità di riformare profondamente gli strumenti di uscita, mutuando da ciascuno di questi istituti i suoi punti di forza.

I prepensionamenti che usciranno dalla fucina della manovra appariranno più duraturi (sembra confermata una proroga dell’estensione della isopensione da quattro a sette anni) in modo da accompagnare anche i lavoratori più distanti dalla pensione di vecchiaia o anticipata.

Platea ampia per il contratto di espansione

Per il contratto di espansione, oltre alla proroga, dovrebbe arrivare anche un ampliamento della platea delle aziende beneficiarie che a oggi dovevano avere più di 1.000 dipendenti per singola società.

Una istanza che appare sempre più prossima a essere confermata è la presenza di un contributo statale ai prepensionamenti, che consisterà nell’erogazione da parte di Inps della indennità di disoccupazione, prevista oggi per un massimo di due anni per il solo contratto di espansione. In attesa di un nuovo ingresso a pensione efficace dal 2022, saranno i prepensionamenti aziendali realizzati di norma con l’adesione dei lavoratori a garantire un sostanziale avvicinamento alla pensione e, al contempo, il parallelo reclutamento di nuove forze che guidino i cambiamenti strutturali delle imprese, anche in seguito alla crisi economica post Covid-19.

L’isopensione e il contratto di espansione, oltre che rinnovati ed estesi nella loro durata, saranno più sostenibili nei costi e garantiranno i lavoratori non solo sul piano reddituale (con assegni pari alla pensione maturata), ma anche da possibili cambiamenti normativi delle regole pensionistiche, in modo da scongiurare definitivamente il fenomeno degli esodati di fine 2011. Senza garanzie, l’adesione dei dipendenti a queste forme di avvicinamento a pensione sarebbe sempre frenata dal fondato timore di ritrovarsi vicini alla meta, ma privi di lavoro e di pensione.

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