SVOLTA UE per la crescita

La manovra del rilancio che serve all’Europa

di Paolo Gentiloni *


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3' di lettura

Si è discusso in questi giorni del senso di marcia della manovra economica. Una prima risposta è molto semplice, e appena qualche settimana fa tutt'altro che scontata: si tratta della proposta di bilancio di un Governo che guarda all’Europa. E che vuole giocare un ruolo in una stagione europea che ha l’ambizione di proiettare le nostre democrazie liberali e la nostra economia sociale di mercato in un futuro sostenibile sul piano ambientale e capace di gestire la rivoluzione digitale. Guardare all’Europa è una scelta dirimente, e che può di per sé produrre effetti positivi non trascurabili sui nostri conti pubblici.

L’Europa non è stata travolta dalla tempesta perfetta che l’aveva investita negli anni scorsi. Della più grave crisi economica del dopoguerra, dell’ascesa dei nazionalismi, di Brexit sono chiare le conseguenze; e in molti casi si tratta di ferite ancora aperte. Ma l’Unione ha superato la prova e ora deve guardare al futuro in un periodo che nasce all’insegna dell’incertezza e dell’instabilità.

Dopo alcuni anni di crescita diffusa, e in diversi paesi piuttosto sostenuta, l’economia europea sta rallentando. L’esatta misura del rallentamento sarà fornita da Eurostat tra un paio di settimane ma la tendenza descritta in questi giorni dal Fmi - tasso di crescita globale quest’anno al 3%, il più basso dell’ultimo decennio - si riflette con particolare evidenza in Europa. Le cause sono molteplici, interne e internazionali. Le conseguenze sono più significative nell’industria manifatturiera e negli scambi commerciali, e dunque sono più marcate in paesi come la Germania e l’Italia.

I rischi di un prolungato periodo di economia a basso tasso di crescita non vanno sottovalutati, anche perché negli anni successivi alla crisi si sono certo fatti passi avanti nel ridurre i rischi di bilancio e le fragilità finanziarie ma l’edifico dell’Unione monetaria è rimasto largamente incompiuto.

L’attuale congiuntura economica va tuttavia considerata, oltre che per i suoi rischi, per le grandi opportunità che offre all'Europa e che dobbiamo saper cogliere. È proprio nei momenti di difficoltà che si possono infatti raccogliere le energie per cambiare: nella lunga storia di successo dell’Unione europea non sarebbe certo la prima volta. Abbiamo di fronte due grandi sfide.

La prima. Promuovere politiche economiche e di bilancio sufficientemente coordinate e integrate. Il mercato unico è una storia di successo. La politica monetaria comune, anche grazie alla leadership di Mario Draghi, ha difeso e rafforzato l'euro negli anni più duri. Ma il rallentamento in atto dimostra in modo inequivocabile che non si può lasciare alla sola politica monetaria il compito di creare condizioni favorevoli al rilancio di consumi e investimenti.

Non si tratta di ignorare le regole che hanno contribuito a ridurre i deficit e ad assicurare stabilità all’eurozona e che sono indispensabili per ridurre il peso del debito in alcuni paesi tra cui l’Italia. Si tratta, piuttosto, di rivederle e aggiornarle. I freni non vanno eliminati. Ma l’acceleratore non può dipendere solo dalle scelte della Bce. È ora di usare lo spazio fiscale da parte dei paesi che ne dispongono, in un quadro d'insieme di politiche di bilancio meno restrittive.

Altri tre obiettivi sono chiari. Moltiplicare gli investimenti: con InvestEu e con il piano Europa sostenibile nei prossimi sette anni l'Unione punta a mobilitare 1.700 miliardi in cinque settori: ambiente, innovazione digitale, infrastrutture sostenibili, sociale e formazione, piccole e medie imprese.

Promuovere strumenti nuovi, capaci di associare rilevanti obiettivi sociali e progressi nella stabilizzazione dell’Unione monetaria, dall’assicurazione europea contro la disoccupazione al fondo per la tutela dei conti correnti bancari.

Rivedere, con gli Stati membri, i sistemi di tassazione per renderli coerenti con la transizione ambientale, contrastare il dumping nella tassazione delle imprese, adeguare il prelievo fiscale alla nuova realtà dei colossi globali, innanzitutto digitali.

La seconda sfida riguarda la qualità ambientale e sociale della crescita che si vuole rilanciare. Perché una cosa è certa: negli anni in cui le economie europee sono uscite dalla crisi le fratture sociali non si sono ridotte mentre la sostenibilità ambientale è rimasta un orizzonte lontano. La spinta a una crescita più sostenibile anima oggi l’impegno di milioni di giovani e si manifesta nel mondo delle imprese, del lavoro, dei corpi intermedi. Saranno i protagonisti del Green Deal europeo al quale stiamo lavorando.

Politiche di bilancio comuni, investimenti, ambiente. Le priorità indicate dalla Presidente Ursula von der Leyen sono altrettante occasioni per la nostra economia, per le imprese e il lavoro italiano.

* Commissario europeo per l’Economia

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