GLI SCALI E LA CRISI

La mappa degli aeroporti italiani più esposti a Ryanair

di Alberto Magnani


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4' di lettura

Sul sito dell'aeroporto di Cuneo, 15 chilometri a nord della città, compare la pubblicità di una delle (tre) compagnie che operano nello scalo: «Ryanair. Low cost. Senza pensieri», in evidenza sotto all'annuncio di due nuove tratte in volo su Cagliari e Trapani. Il low cost è rimasto, ma non è facile dire se gli scali italiani abbiano aperto i battenti «senza pensieri» da quando è esploso il caso che sta minando la reputazione della compagnia irlandese: prima un piano di cancellazione di 2.100 voli tra settembre e ottobre, ora l'annuncio del taglio di altre 34 tratte fino a marzo 2018, per un totale di circa 700mila passeggeri che rimarranno a terra o cercheranno soluzioni di viaggio alternative. Fra le 34 rotte cancellate fino a marzo, 11 sono italiane e ben 7 riguardano il solo scalo di Trapani. E nella precedente ondata di cancellazioni sono saltati 700 voli, con impatto anche su scali con grandi volumi di traffico come quelli di Milano e Roma. Ryanair ha precisato che il disagio riguarderà solo il 2% dei passeggeri. Ma la percentuale si gonfia su ben altri valori quando si parla di aeroporti dove Ryanair generà un volume di traffico che sfiora il 100%, tenendo in piedi da sola buona parte delle attività della struttura.

Da Bergamo a Trapani, gli aeroporti più “esposti” a Ryanair
In Italia Ryanair opera in 27 aeroporti, il 13% dei 207 scali serviti in 33 paesi europei. Tra quelli colpiti dalle cancellazioni ci sono anche grossi centri come Malpensa e Roma Fiumicino, ma il disagio si è fatto sentire soprattutto sulle strutture dove la maggioranza del traffico è generata dal vettore irlandese. All’aeroporto di Trapani, falcidiato dalla rimozione di sette tratte, Ryanair incide sul 97% del traffico: 1,4 milioni di passeggeri, un monopolio di fatto rispetto ai 45.598 di Alitalia, i 1.673 di Meridiana e i 578 della compagnia di voli charter Mediterranean Aviation. A Bergamo Orio al Serio, considerato da Ryanair come uno degli scali più trafficati su «scala continentale», il vettore low cost incide sull’82% dei passeggeri annuali. L’equivalente di 9,2 milioni di clienti sugli 11,3 milioni complessivi registrati nel 2016, in aumento dell’8% rispetto agli 8,5 milioni del 2015. La Sacbo, la società di Grassobbio (Bergamo) che gestisce lo scalo, ha precisato che la riprogrammazione operativa invernale di Ryanair inciderà «solo marginalmente» sui collegamenti e si dice «fiduciosa rispetto a un trend che resta positivo».

L’impatto sugli altri scali
Nel frattempo, però, a settembre e ottobre sono saltati 190 voli (sui poco più di 700 cancellati in Italia), con conseguenze dirette per 28mila passeggeri. Da novembre a marzo non sono previste soppressioni, anche se la stessa Sacbo segnala 28 frequenze in meno, per una media di 4 voli giornalieri. All’aeroporto «Canova» di Treviso, gestito dallo stesso gruppo Save che controlla gli scali di Venezia e Verona, Ryanair incide sull’85% delle tratte e perderà nella stagione invernale le tratte verso Sofia (Bulgaria) e Amburgo (Germania). Un totale di 5 partenze perse a settimana, anche se l’azienda fa sapere che restano 27 tratte e che l’impatto del caso Ryanair sugli aereoporti del Nord est «sarà trascurabile». Altri disagi sono previsti all’aeroporto di Pisa (2 milioni di passeggeri Ryanair l’anno e 2 tratte sospese su Londra e Sofia) e ad Alghero, in Sardegna: l’azienda irlandese ha annunciato che smantellerà i collegamenti con l’Europa, lasciando solo tre voli nazionali. La scorsa estate, secondo dati Assotrasporti, i passeggeri erano cresciuti del 5,9%. Ora è probabile che il segno più svanisca.

Trapani: «Conseguenze pesantissime, a rischio milioni per il territorio»
Quasi tutti gli scali tengono a precisare che l’impatto della crisi di Ryanair sarà «contenuto». Fa eccezione Airgest, la società che amministra lo scalo di Trapani-Birgi. «Ryanair è praticamente il nostro unico cliente. È evidente che le conseguenze saranno pesantissime» spiega al Sole 24 Ore il presidente Franco Giudice. Secondo le stime dell’azienda, la scure su sette tratte fino a marzo farà calare del 60% i passeggeri in transito dall’aeroporto, con una diminuzione stimata dai 450mila a 150mila nel periodo interessato ai tagli (da settembre a marzo). Un buco che costerà 1 milione di euro di perdite dirette per lo scalo, con un bilancio anche più grave per il territorio che lo circonda. «L’aeroporto non generava solo incassi per sé, ma un indotto di occupazione e turismo che rischia di essere affossato - dice Giudice - A quanto ammonterà la perdita? Potremmo parlare anche di 20 milioni di euro». Il caso di Trapani è la parabola di una struttura del tutto dipendente dal modello low cost, con ricadute immediate ai primi scricchiolii del sistema dei voli a basso a costo. Prima del rapporto di «co-marketing» con Ryanair, l’aeroporto contava poco più di 400mila passeggeri. L’intesa con il vettore ha fatto salire il bilancio a 1,5 milioni, l’ultima prima della doccia fredda in arrivo dall’Irlanda. Alla società non sarà neanche possibile rivalersi in sede legale, a causa dell’assenza di un contratto vincolante con il vettore. Ora non resta che aspettare e capire cosa sarà di Ryanair. E dei tanti aeroporti che hanno costruito i propri numeri sulla compagnia «del futuro» di O’Leary. «È la tagliola in cui cadono tanti aeroporti regionali - dice Giudice - Vediamo se si riprenderà Ryanair. E quando».

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