LA CONFERENZA DI PALERMO

La mappa delle milizie e delle tribù che comandano in Libia

di Andrea Carli

Centinaia di milizie - stando alle ultime stime almeno 300 - si spartiscono il territorio libico (nella foto AP un’immagine della liberazione di Sirte dall’Isis nel 2016)

3' di lettura

Dal 2011, ovvero da quando la Francia di Sarkozy ha favorito la caduta del regime del colonnello Mohammar Gheddafi, la Libia versa in una situazione di totale caos. Centinaia di milizie - stando alle ultime stime almeno 300 - si spartiscono il territorio. E in questo scenario si inserisce la Conferenza di Palermo.

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Pesantemente armate, talvolta anche con mezzi sottratti al disciolto esercito del “rais”, spesso finanziate dall’esterno, si dividono tra quelle che sostengono il Governo di accordo nazionale “capitanato” da Fayez al-Serraj, interlocutore riconosciuto dalle Nazioni Unite, e quelle che hanno le spalle coperte dall’Esercito nazionale libico di Khalifa Haftar.

Il racket del traffico di esseri umani
Gran parte delle milizie libiche gestisce traffici illeciti, a cominciare da quello di esseri umani. È il racket degli sbarchi. Le località costiere del paese del Nord Africa - soprattutto Sabratha, a ovest di Tripoli e, a est, il tratto da Misurata e Gasr Garabulli - sono il punto di approdo per i migranti che, partiti dai paesi del Sahel, cercano di raggiungere l’Italia e l’Europa.

Il tentativo della Settima brigata di prendere Tripoli
Spesso le milizie entrano in conflitto tra di loro, nel tentativo di espandere la propria giurisdizione e, soprattutto, di controllare i pozzi petroliferi. La Libia possiede riserve accertate di petrolio pari a 48,4 miliardi di barili, le più ingenti in Africa. L’oro neo copre la quasi totalità delle entrate. A settembre la “Settima Brigata”, formazione originaria di Tarhuna, ha tentato la presa di Tripoli, dove ha sede la National Oil Corporation, la compagnia petrolifera libica, causando quasi 120 morti in un mese. Quattro “supermilizie” hanno difeso, tenendolo però quasi in ostaggio, Sarraj.

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La milizia di Misurata ha cacciato l’Isis da Sirte
In quella circostanza è stata decisiva la milizia di Misurata, la “Sparta libica” che nel 2016 ha dimostrato tutta la sua forza abbattendo il Califfato creato a Sirte dall’Isis. L’uomo forte di Misurata è il vice di Sarraj, Ahmed Maitig. L’Italia ha stretti rapporti con Misurata: qui ha sede un ospedale militare italiano con circa 300 persone tra medici, infermieri e soldati.

Zintan: ha cacciato Gheddafi da Tripoli nel 2011
Un’altra milizia potente è quella di Zintan. È passata alla storia per aver cacciato Gheddafi da Tripoli nel 2011, anche grazie alle armi francesi paracadutate mesi prima sul Jebel Nafusa, l’altipiano a sud di Tripoli. Sono stati sconfitti nella capitale nel 2014 dalle forze di “Alba Libia”. Da allora compone la galassia anti-islamica guidata nell’est da Haftar. Formalmente è alleata del governo di unità.

La tribù più numerosa: i Warfalla
Il confine tra milizia e tribù è spesso labile. In Libia ci sono almeno 140 tribù (Tuareg, Tebu e i berberi Imazighen ) e clan. Le alleanze cambiano in fretta, in base agli interessi economici. La tribù più numerosa è quella dei Warfalla: un milione di persone (la popolazione libica è di sei milioni). Dopo aver appoggiato Gheddafi, è stata una delle prime a voltargli le spalle. Originari di Misurata, vivono soprattutto nella parte Est del paese. Alleati di Haftar, sono a lora volta divisi in sei sottoclan.

I Magharba: grande peso negli anni Novanta
La seconda tribù più numerosa del Paese è quella dei Magharba. Originari nel Sud, nel tempo si sono spostati sulla costa. Fino agli anni Novanta il leader Abdel Salam Jalloud era considerato il secondo uomo più importante del Paese, dopo il colonnello. Ma i rapporti tra i due si sono deteriorati, e i Magharba hanno sostenuto il colpo di Stato promosso dai Warfalla.

I Gadadfa da Sirte, fortezza di Gheddafi
Quella dei Gadadfa è la tribù da cui proveniva Gheddafi. La roccaforte è Sirte. Attualmente il capo del clan è Seif-al-Islam, figlio del Colonnello, che a marzo si è addirittura candidato in vista delle elezioni che dovrebbero tenersi, stando alla nuova road map delineata dall’Onu, l’anno prossimo.

In Cirenaica Zuwayyah e i i Ferjan (la tribù di Haftar)
Ci sono poi i Zuwayyah, nell’est del Paese, in Cirenaica. Tra i più strenui oppositori di Gheddafi, non sono molto numerosi ma ben armati. Nell’est vivono anche i Ferjan, la tribù da cui proviene Haftar. Nei terminal petroliferi in Cirenaica viene stoccata la gran parte dell’oro nero destinata all’export.

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