il lavoro che cambia

La mappa della precarietà, per capire se la tua professione è a rischio...

Anche molti lavori prestigiosi e apparentemente inattaccabili possono essere minacciati: dipende da come vengono interpretati e dalla “rarità” delle competenze ingaggiate

di Lorenzo Cavalieri *


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(AP)

4' di lettura

L’innovazione tecnologica e la globalizzazione stanno inesorabilmente spogliando il lavoro della sua dimensione “politica” («io ho diritto a lavorare, la società ha il dovere di farmi lavorare») e altrettanto inesorabilmente lo stanno consegnando alla sua dimensione funzionale («lavoro perché so fare qualcosa per cui qualcuno è disposto a pagare e preferisce pagare me rispetto a qualcun altro»).

Se osserviamo in modo cinico e spietato il mondo del lavoro secondo questa logica puramente “funzionale” emergono due aspetti:

1) Gli altri pagano la “rarità” del nostro livello di specializzazione tecnica.
Quando parliamo di specializzazione tecnica “rara” non intendiamo ne-cessariamente la specializzazione tecnica “di nicchia”. Intendiamo qual-siasi specializzazione rispetto alla quale la domanda di mercato ecceda l’offerta. Non esiste dunque una specializzazione tecnica “rara” in sé, ma “rara” date le condizioni di mercato. Essere farmacista potrebbe si-gnificare avere una specializzazione tecnica “rara” oggi e non più “rara” domani, a seguito di un cambiamento del mercato. A quel punto i farmacisti per diventare “rari” dovrebbero ulteriormente specializzarsi, per tipologia di clienti o di patologia, o di principio attivo, ecc.

2) Gli altri pagano la nostra capacità di ascoltare, creare soluzioni e pren-dere decisioni in contesti di incertezza.
Definiamo questa competenza “imprenditorialità”, precisando che si tratta di una accezione di imprenditorialità per cui può essere “imprenditoriale” nello svolgimento delle sue mansioni anche un lavoratore dipendente. Si nota facilmente che le capacità messe in gioco (ascoltare, creare soluzioni, decidere in contesti di incertezza) sono capacità rispetto alle quali un robot e un software non potranno mai sostituire una persona. Un cervello elettronico può guidare una macchina in condizioni di normalità. Non può decidere insieme ad altri automobilisti come sbrogliare un ingorgo. Un cervello elettronico può offrire indicazioni su tariffe e contratti al telefono, non può raccogliere con l’ascolto attivo i bisogni latenti di un cliente.

Abbiamo buone opportunità di lavoro quando disponiamo di un livello di specializzazione tecnica che sul mercato è percepito come «merce rara», oppure quando disponiamo di attitudini “imprenditoriali” (ascoltare, creare soluzioni, prendere decisioni) che il lavoro che svolgiamo chiama in causa. Evidentemente una posizione professionale che consenta di combinare imprenditorialità e rarità della specializzazione tecnica costituisce l’optimum in termini di stabilità, libertà, benessere economico.

A questo punto possiamo costruire un grafico cartesiano con un asse di «specializzazione tecnica» e un asse di “imprenditorialità”. Dall’incrocio di questi due assi emergono 4 quadranti all’interno dei quali possiamo far ricadere qualsiasi attività professionale.

Facciamo un esempio pratico.

1) Nel riquadro in alto a destra del grafico la direttrice del centro di ricerca deve mettere in gioco competenze tecniche da un lato e competenze manageriali dall’altro. Deve sapere perfettamente cosa succede nei laboratori, ma deve anche gestire dei fondi, trovare finanziamenti, prendere decisioni sul personale e sulle forniture. È una figura professionale che detiene una combinazione difficilmente riproducibile di capitale umano e know how. Utilizza la straordinaria potenza dell’innovazione tecnologica senza il minimo timore che la tecnologia possa cannibalizzare il suo lavoro. Tutto ciò le garantisce una posizione invidiabile in termini di stabilità, autonomia e presumibilmente anche benessere economico.

2) Nel riquadro in basso a destra l’infermiere specializzato conosce perfettamente cosa si deve fare per supportare un reparto di rianimazione cardiologica. Non ha però grandi margini di discrezionalità nel suo agire. Si attiene alle istruzioni dei medici e del primario. Sono pochi i colleghi che hanno il suo stesso livello di competenze ed esperienze, ma quei pochi potrebbero sostituirlo perfettamente.

3) Nel riquadro in alto a sinistra il gestore del bar non ha bisogno di particolari specializzazioni tecniche per svolgere al meglio la sua attività. Distingue un caffè buono da un caffè cattivo come saprebbero fare in tanti e sa calcolare l’andamento economico del bar, come saprebbero fare in tanti. Eppure il suo bar funziona e quello del suo concorrente dall’altra parte della strada no. Fanno la differenza le sue intuizioni manageriali, la scelta di una disposizione particolare dei tavoli, un rapporto più aperto e dialogante con i clienti, la scommessa su un nuovo tipo di succhi di frutta. Fino a quando continuerà ad osservare i segnali dei clienti e a prendere buone decisioni il locale funzionerà senza problemi.

4) Il quadrante che merita quindi tutta la nostra attenzione è quello in basso a sinistra. In questo spazio ritroviamo tutti i lavori di esecuzione (senza contenuto imprenditoriale) per svolgere i quali non sono richieste particolari competenze tecniche, o competenze tecniche di cui c’è ampia disponibilità sul mercato. È il riquadro di chi può essere sostituito con relativa facilità. Dalla tecnologia o da qualcuno più affamato, disposto a lavorare per un centesimo di meno. È il riquadro del precariato cronico e dei salari decrescenti. E non è solo il riquadro dei call center e dei rider come si potrebbe pensare. Anche molte prestigiose professioni svolte da fior fior di laureati in certe condizioni possono ricadere nell’area della precarietà mal retribuita, dipende da come vengono interpretate e dalla “rarità” delle competenze ingaggiate.

* Managing Partner della società di consulenza e formazione Sparring

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