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La marea dei senza volto: un miliardo di persone non ha un’identità legale

Secondo stime della Banca Mondiale, sul nostro pianeta circa un miliardo di persone non ha un’identità ufficiale. In termini assoluti a primeggiare in questa classifica negativa è l'India (con 162 milioni di persone senza volto), ma in termini relativi nelle prime posizioni troviamo Somalia, Nigeria, Eritrea ed Etiopia, dove la percentuale di persone «sconosciute» oscilla tra il 77% e il 65%. Una situazione che ha pesantissime conseguenze in termini di esclusione sociale e sviluppo. Ecco perché

di Enrico Marro


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3' di lettura

Sul pianeta Terra un miliardo di persone non ha un volto. Sono sconosciute. Prive di identità legale. Non è la trama di un film di fantascienza post-apocalittico, ma sono le stime della Banca Mondiale contenute nel suo colossale database, l’ID4D, che tenta di capire quante sono le persone al mondo “sprovviste di una prova d'identità” legale, riconosciuta e verificabile. Una stima difficile, d'accordo, sia per la varietà delle informazioni e delle statistiche disponibili che per l’eterogeneità delle norme dei vari Stati. Ma il fatto che un abitante su sette del nostro pianeta non abbia volto fa rabbrividire, soprattutto a latitudini occidentali, dove persino gli animali domestici, le automobili, gli smartphone e le bistecche sono dotati di una loro identità, che si chiami chip, targa o codice di tracciabilità.

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I Paesi con il maggior numero di persone prive di identità legale, in numeri assoluti. (Fonte: ID4D Global Dataset worldbank 2018)

L’unica cosa che sappiamo, del miliardo di individui senza volto, è dove abitano. Nella classifica negativa degli sconosciuti a primeggiare, in termini assoluti, è l’India: secondo la Banca Mondiale sono circa 162 milioni gli abitanti del Subcontinente che non hanno un volto, il triplo del totale dei cittadini italiani. Le cose però in India stanno rapidamente migliorando grazie all’introduzione nel 2010 del sistema Uidai, che permette un'identificazione sicura dei singoli cittadini grazie alla scansione dell’iride e al rilevamento delle impronte digitali. Nella top five dei “senza volto” il Subcontinente è seguito dalla Nigeria, con 140 milioni di sconosciuti, quindi più a distanza da Pakistan (76 milioni), Etiopia (69 milioni) e Bangladesh (53 milioni). Cifre impressionanti.

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I Paesi con il maggior numero di persone prive di identità legale, in percentuale. (Fonte: ID4D Global Dataset worldbank 2018)”

Ma ancora più impressionanti sono le stime in termini relativi, ovvero in percentuale. Sempre secondo la Banca mondiale, in Somalia ben il 77% della popolazione non ha un'identità legale, con a seguire Nigeria (72%), Eritrea (70%), Etiopia (65%) e la “civile” Arabia Saudita (60%). C’è poi una pattuglia di altri sei Stati dove più della metà dei cittadini non ha un volto: Angola, Zambia, Sud Sudan, Ciad, Guinea Equatoriale e Yemen. Con l’Africa subsahariana a far la parte del leone di questa terribile classifica.

(Afp)

Essere privi di identità significa non avere diritti né un ruolo sociale. «Chi non possiede un'identità documentata è tagliato fuori dalla società moderna - sottolinea il demografo Massimo Livi Bacci su Neodemos.info - può solo lavorare in nero, rischia lo sfruttamento, è escluso dalle attività formali, vive, insomma ai margini o nei recessi della società. Una vita normale è, forse, possibile in società molto arretrate, sparsamente insediate, con un’economia di sussistenza, oramai sempre più ridotte e circoscritte: ma altrove il deficit identitario significa esclusione e vulnerabilità».

E pensare che fin dalla nascita delle prime embrionali società organizzate si era posta l’esigenza di riconoscere e attestare l’identità individuale, continua Livi Bacci: utile negli scambi, nel commercio, negli spostamenti, negli atti ufficiali, nei rapporti giuridici e economici tra persone. «Si trovano tracce, nell’antichità, dei molteplici modi in cui si è tentato di risolvere il problema di “chi è chi”, con segni, sigilli, iscrizioni, scritture, pergamene, che attestavano l’identità o la titolarità di una funzione o di un diritto», spiega il demografo.

«In Europa, dal tardo medioevo, si moltiplicano gli atti giuridici, i registri, le scritture amministrative e si rafforza la necessità di conoscere e verificare l’identità delle persone - continua il demografo - . Nel Settecento i viaggiatori di norma dovevano essere muniti di qualche tipo di certificazione identitaria; nel 1792, in Francia, si introduce il sistema di registrazione dello stato civile; nell’Ottocento si standardizzano i passaporti e si inizia l’utilizzo della fotografia per l’identificazione delle persone». Ma tutto questo, in un Terzo Millennio che segna il trionfo a tutti i livelli dell'individualismo trainato da social media e tecnologia, è ancora sconosciuto. A un miliardo di persone.

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