analisimosse e contromosse

La melina di Di Maio per mettere alle corde il Pd

Costringere prima il Pd ad ingoiare la premiership di Giuseppe Conte e solo poi trattare sulla squadra di governo. Questa la strategia dei Cinquestelle

di Barbara Fiammeri

Il j’accuse di Giuseppe Conte a Matteo Salvini

2' di lettura

Un passo alla volta: costringere prima il Pd ad ingoiare la premiership di Giuseppe Conte e solo poi trattare sulla squadra di governo. Questa la strategia dei Cinquestelle che si avvale di un alleato terzo ma essenziale: il fattore tempo. Oggi inizia il secondo giro di consultazioni al Quirinale.

Partito democratico e M5s sono attesi per domani. Se in queste ventiquattr'ore non si presenteranno davanti a Sergio Mattarella con una disponibilità chiara a formare una “ maggioranza coesa” per la nascita di un nuovo esecutivo, il Capo dello Stato ha già fatto intendere chiaramente che tirerà una linea ed è pronto allo scioglimento delle Camere.

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È questo il motivo per cui le quattr’ore di vertice notturno tra Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti e lo stesso Conte non hanno ancora partorito l’intesa sul quello che ormai è stato ribattezzato il governo giallorosso.

«Rivedremo il Pd quando nei loro organi di partito avranno dato l'ok all'incarico a Conte», si legge in una nota ufficiale M5s. Il via libera a un secondo mandato al premier uscente da parte di Zingaretti in realtà non è più in discussione e la conferma arriva proprio dalla partecipazione dello stesso Conte, rientrato di corsa dal G7, alla riunione con il segretario dem e il Capo pentastellaro a Palazzo Chigi.

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Quel che balla invece è il ruolo di Di Maio e dei suoi fedelissimi all’interno del nuovo governo. «L’accordo rischia di saltare perché Il leader M5s vuole essere riconfermato vicepremier e punta a sostituire Salvini al Viminale», sostengono fonti Pd. «Non è vero, Di Maio non ha mai chiesto il ministero dell'Interno» replicano subito dopo i Cinquestelle. Botta e risposta che arrivano a poche ore dall’apertura delle consultazioni.

L'obiettivo è costringere Zingaretti in un sentiero tanto stretto da non lasciargli alternative. Una volta incassato ufficialmente dal Nazareno il via libera a Conte, il Pd non potrebbe più sfilarsi e il suo potere negoziale sarebbe così compromesso, non avendo più a disposizione l'alternativa del ritorno immediato alle urne: unica vera minaccia per Di Maio & co.

Di qui la scelta del segretario dem che subito dopo la nota grillina, ha ribattuto sconvocando la direzione inizialmente prevista per oggi pomeriggio e nella quale avrebbe chiesto di dare il via libera a Conte. A sua volta da Palazzo Chigi parte una telefonata per annullare l’appuntamento che si erano dati per oggi in tarda mattinata Conte, Di Maio e Zingaretti al termine del vertice notturno. Mosse e contromosse che rendono faticosa la composizione del puzzle evidenziando che a prevalere per ora tra M5s e Pd sono ancora i sospetti.

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