190 anni di storia

La metamorfosi Woolrich: lunga vita al parka ma il marchio è anche lifestyle

Il marchio nato in Pennsylvania è presente in 44 Paesi con oltre 3mila punti vendita. Dal 2018 azionisti di riferimento sono il fondo L-Gam e il gruppo giapponese Goldwin, specializzato in abbigliamento tecnico outdoor

di Giulia Crivelli

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Il marchio nato in Pennsylvania è presente in 44 Paesi con oltre 3mila punti vendita. Dal 2018 azionisti di riferimento sono il fondo L-Gam e il gruppo giapponese Goldwin, specializzato in abbigliamento tecnico outdoor


3' di lettura

Non sono molti i marchi con 190 anni di storia, né in Europa né in America. Uno di questi è Woolrich, che per lunga parte della sua vita è stato identificato quasi esclusivamente con un tipo di capo, il parka, e un tipo di tessuto, quello a quadri rossi e neri, che dal 1850 si chiama Buffalo check print. Non a caso in occasione dell’apertura del flagshipstore di Milano, nel gennaio 2018, il palazzo di Corso Venezia fu tappezzato con un’allegra scacchiera rossa e nera e la città fu attraversata per giorni da tram con identica livrea.

Battesimo in Pennsylvania

Quanto al capospalla, si può tracciare un parallelo con altre aziende, il cui nome è diventato sinonimo del prodotto che le ha rese famosi. Ancora oggi negli Stati Uniti fare un fotocopia si dice to xerox e i fazzoletti di carta sono i kleenex. Woolrich però, dal 1830, anno in cui nacque in Pennsylvania – lo stato che da qualche giorno abbiamo imparato tutti a mettere sulla mappa degli Stati Uniti – è andata molto oltre il parka: «Resta l’anima outdoor, il legame fortissimo con la natura e la vita all’aria aperta – conferma Stefano Saccone, ceo dell’azienda –. Resta ovviamente il know how tessile e la capacità di innovare per produrre capi che proteggano dai climi estremi, in particolare freddi, ma sempre più vestibili e versatili. Oggi Woolrich è presente in ogni categoria di prodotto, da donna, uomo e bambino e continua a produrre tessuti e coperte pesanti».

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La pandemia, l’interruzione delle supply chain e il lockdown commerciale hanno inciso negativamente sul 2020 di Woolrich, marchio presente in 44 Paesi con oltre 3mila punti vendita. Ma, come abbiamo sperimentato in molti, persone, aziende e organizzazioni di ogni tipo, a partire da febbraio è stato possibile eliminare molto “rumore di fondo”, quello legato alla stretta quotidianità. Per riflettere sul passato più recente e affinare i progetti di medio termine.

Le tre anime del marchio

«Woolrich ha tre anime, quella americana, quella europea, anche se forse potremmo addirittura dire italiana, e quella giapponese – spiega Saccone, figlio di italiani emigrati negli Stati Uniti e da sempre manager globetrotter –. Non è un caso se il primo flagshipstore con un concept completamente rinnovato fu aperto in Italia. Questo mercato resta importante per noi come per ogni altro marchio di abbigliamento non solo dal punto di vista commerciale, ma come palestra. Il pubblico è molto esigente e il canale wholesale è di altissima qualità e distribuito in modo capillare sul territorio. In Italia, a differenza di molti altri Paesi – sottolinea il ceo di Woolrich – l’abbigliamento di fascia alta non si vende solo nelle grandi città, bensì anche nei negozi multimarca della provincia, che infatti, dopo il lockdown, sono andati meglio dei grandi centri».

Il servizio di “remise en forme”

La trasformazione in marchio di lifestyle e per tutte le stagioni (anche se l’autunno-inverno resta preponderante) permette a Woolrich di distinguersi dalla concorrenza: sono molti i brand, soprattutto canadesi, che in anni recenti hanno tentato la conquista dell’Europa, da Canada Goose a Moose Knuckles. Poi ci sono i marchi del gruppo Vf, dal quale Saccone proviene, e le eccellenze italiane. «Arctic parka e check print saranno sempre parte dell’identità di Woolrich, per il futuro e per conquistare le nuove generazioni è importante però far capire la nostra idea di sostenibilità – aggiunge il ceo –. I capi Woolrich sono fatti per durare e negli ultimi due anni abbiamo rafforzato il servizio di “remise en forme”: i clienti possono portarci i loro parka e noi glieli restituiamo come nuovi. Poi ovviamente c’è la ricerca sui materiale e il costante miglioramento di ogni processo produttivo e sforzo logistico per minimizzare l’impatto sull’ambiente». Manca l’anima orientale, ma è presto spiegata: per anni controllata dall’italiana Wp Lavori in corso, dal 2018 Woolrich ha come azionisti di riferimento il fondo L-Gam e il gruppo giapponese Goldwin, specializzato in abbigliamento tecnico outdoor. «In ottobre abbiamo lanciato la prima collezione della Woolrich Outdoor Label, venduta esclusivamente negli store di Milano, New York, Tokyo, Sapporo e sul nostro sito ufficiale – conclude Saccone –. Ogni capo è disegnato in Giappone, adatto a escursionisti di ogni montagna e all’avanguardia per sostenibilità dei materiali: il parka Wintertide ad esempio è imbottito in piuma riciclata Green is Good e offre alte prestazioni grazie a un tipo particolare di Goretex, lo Shakedry. E siamo solo alla prima collezione».

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