fondi europei

La metro leggera di Cosenza, il destino di un’incompiuta da 220 milioni di euro

Dopo almeno 14 anni di lungaggini, inchieste, ricorsi, comitati No Metro ed errori, su richiesta della regione la Commissione europea definanzierà l’opera i cui costi sono lievitati di quasi il 40%. Restano i cantieri che tagliano in due la città. Una soluzione potrebbe essere quella del “bus rapid transit”

di Donata Marrazzo

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Dopo almeno 14 anni di lungaggini, inchieste, ricorsi, comitati No Metro ed errori, su richiesta della regione la Commissione europea definanzierà l’opera i cui costi sono lievitati di quasi il 40%. Restano i cantieri che tagliano in due la città. Una soluzione potrebbe essere quella del “bus rapid transit”


4' di lettura

Se ne parla da più di 30 anni e i primi progetti risalgono almeno a 14 anni fa, ma la metrotranvia di Cosenza, che avrebbe dovuto collegare la città al campus universitario di Rende, oggi non è altro che un cantiere aperto e bloccato, su un lato della città, che complica solo la mobilità urbana. Ogni tentativo di realizzarla è andato a vuoto: a partire dal 2006, i consueti ritardi e i non imprevedibili intoppi che in Italia accompagnano il cammino delle opere pubbliche hanno spostato le coperture per gli interventi, 160 milioni di euro, in gran parte finanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale, da un programma operativo all’altro.

Ma ora la Commissione europea, di fronte a diverse criticità evidenziate dalla Regione Calabria, è in procinto di definanziare l’opera. Al momento l’esclusione dal Por non è stata ancora definita né formalizzata ma è inevitabile per non dover subire il disimpegno automatico dei finanziamenti europei.

Avviate le procedure di ritiro
Presentata negli anni come una conquista per il futuro di una città sostenibile e rifinanziata nel quadro del Por 2014-2020, la metro di Cosenza, di cui la Regione non ha mai approvato l’elaborato esecutivo, ha il destino dell’incompiuta: l’Autorità di gestione del Por Calabria ha chiesto di avviare le procedure di ritiro dopo aver verificato di recente ulteriori difficoltà per la realizzazione del progetto, compresa la forte lievitazione dei costi per 60 milioni di euro che rende una chimera l’obiettivo della sostenibilità economico-finanziaria.
I fondi dovrebbero essere riprogrammati, in parte per finanziare le misure regionali per l’emergenza Covid, dalla spesa sanitaria al rilancio dell’economia e dell’occupazione, e in parte per interventi sulla città.

L’alternativa del “bus rapid transit”

Sull’esempio di altre città in Italia e nel mondo, potrebbe essere posta sul tavolo la trasformazione del progetto di metropolitana leggera in una linea di bus su corsia riservata, bus rapid transit, a frequenza e non a orario e con priorità rispetto al traffico automobilistico. Diversi studi ed esperienze possono essere prese a modello: Firenze, Perugia, Taranto, o il “Metromare” tra Rimini e Riccione inaugurato giusto sei mesi fa. Questa soluzione avrebbe diversi vantaggi: permetterebbe di realizzare l’opera in tempi rapidi e si spendere subito una parte delle risorse del Por; eviterebbe di lasciare la città sventrata e con i cantieri a metà; consentirebbe di valutare l’eventuale fattibilità della tranvia sulla base del reale fattore di carico e il consenso sociale una volta verificata l’utilità della linea di bus; eviterebbe rischi finanziari troppo elevati, soprattutto in tempi di risorse economiche scarse. Molte città europee, a cominciare da Strasburgo, hanno utilizzato questa soluzione provvisoria prima di realizzare le linee di tram, proprio per i vantaggi che comporta in termini di progettazione, di valutazione dei benefici reali e del gradimento da parte dei cittadini, senza avventurarsi subito in progetti troppo rischiosi. Non averlo fatto a suo tempo a Cosenza, oggi si dimostra un errore.

Se invece si volesse insistere sul progetto tranviario, si dovrebbe ricorrere a finanziamenti nazionali, per esempio il Fondo sviluppo e coesione. Ma viste le circostanze generali non sembra questa la strada più semplice.

Il comitato No Metro, inchieste, ricorsi e interdittive
Tutti gli impedimenti alla costruzione della metro erano evidenti anche più di un anno fa, quando partirono i lavori del primo lotto. I 22 chilometri da realizzare su viale Parco e altre strade urbane hanno diviso da subito politica e cittadini. Il comitato No Metro era in piazza a puntare il dito sulle irregolarità degli appalti e dei progetti, e su questioni di legittimità, sicurezza e altre anomalie. Ad aggravare la situazioneil consueto rosario di inchieste, ricorsi e interdittive antimafia. Tra le incongruenze contestate, anche il punto di pareggio della gestione intorno a 40mila passeggeri al giorno, alto per un’area urbana (Cosenza-Rende) di 100mila abitanti.

Cosenza, No-Tav in salsa calabra

Occhiuto: «Intervento strategico, azione di democrazia urbana»
L’ultimo baluardo della metrotranvia di Cosenza resta il sindaco, l’architetto Mario Occhiuto che ha emanato un'ordinanza con cui chiede alla ditta costruttrice di consegnare al Comune, entro settembre, solo il parco urbano previsto dal progetto insieme alla metro. Ma l’area verde è tagliata in due dai binari. Occhiuto difende fino in fondo la tranvia: «Si tratta di un intervento strategico per la mobilità di una città diffusa quale è Cosenza-Rende, un’azione di democrazia urbana alla quale non possiamo rinunciare», spiega il primo cittadino che è anche delegato nazionale dell’Anci per i lavori pubblici e l’urbanistica. «Qui ancora c'è un’opera appaltata e lavori in corso» avverte. «È stato forse rescisso il contratto con l'impresa? Chi esulta se un’opera pubblica viene bloccata? Se ne comprendono le conseguenze?». Il timore di Occhiuto è che se la metro va in fumo ci sarà da pagare «il mancato utile all’impresa e il risarcimento dei danni». Probabilmente il problema, alla fine, sarà di natura politica: nei prossimi giorni il sindaco di Cosenza e quello di Rende Marcello Manna incontreranno la governatrice Jole Santelli (ex vicesindaco di Occhiuto) per chiedere di proseguire l’opera. «Un’opera da salvare ma da rivedere», per Manna.

M5s si intesta (in anticipo) la presunta vittoria
Intanto, rispetto alla cancellazione del progetto, il M5S si intesta con un po' di anticipo la presunta vittoria: «C’è la soddisfazione di aver vinto una battaglia per un’opera che avrebbe sventrato in due città» ha scritto l’eurodeputata Laura Ferrara che ad aprile aveva presentato anche una interrogazione alla Commissione europea.

Uno spirito battagliero in Europa che è certamente degno di miglior causa.

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