l’accordo di libero scambio con il canada

La mezza retromarcia di Di Maio sul Ceta: «Così com’è non è ratificabile»

di Marzio Bartoloni


Agroalimentare italiano, le garanzie del Ceta

2' di lettura

«Così com'è il Ceta non è ratificabile». Il vice premier e ministro per lo Sviluppo economico Luigi Di Maio torna sul trattato di libero scambio tra Europa e Canada, il «Ceta», che l’Italia ancora non ha ratificato e che per i M5S (e in parte per la Lega) va respinto. L’occasione è stata il question time al Senato con una interrogazione presentata da Loredana De Petris del gruppo misto durante il quale il vice ministro è sembrato comunque meno intrasigente rispetto al passato. Nel luglio scorso Di Maio aveva infatti annunciato che avrebbe rimosso i funzionari che difendevano il Ceta. Adesso fa sapere che è al lavoro una task force al Mise che ne sta valutando l’impatto.

Durante il question time il vicepresidente del Consiglio ha fatto sapere che al ministero dello Sviluppo economico «c’'è una task force aperta a tutte le parti sociali per approfondire questo tema e resta nostro obiettivo dimostrare tutti i motivi per cui così come è stato proposto non sia ratificabile». «Noi dobbiamo proteggere l'attività degli agricoltori e dei consumatori, delle fasce più deboli colpite dalla globalizzazione», ha aggiunto. Questa task force del libero scambio istituita presso il Mise «si è riunita per la terza volta martedì scorso è stata incentrata sul trattato Ceta» e «si è ritenuto di estendere la discussione alla nuova normativa interna canadese», ha spiegato Di Maio.

«Nelle prossime settimane - ha spiegato il vice premier - si terranno ulteriori sessioni su questo trattato e successivamente sui trattati di libero scambio in fase di negoziazione: in attesa dei risultati dei lavori della task force il Governo, così come previsto dal Contratto, si opporrà agli aspetti che comporteranno un eccessivo affievolimento della tutela dei diritti dei cittadini oltre a una lesione della corretta e sostenibile concorrenza sul mercato interno». Una posizione, questa, meno netta rispetto ai mesi scorsi quando Di Maio in tono minaccioso aveva fatto sapere che  «se anche uno solo dei funzionari italiani che rappresentano l'Italia all'estero continuerà a difendere trattati scellerati come il Ceta, sarà rimosso». Il Ceta viene accusato dal governo M5S-Lega di favorire lo sbarco di prodotti che copiano il made in Italy, soprattutto nell'agroalimentare.

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