Grandi Viaggi

La mia Africa: viaggio nella riserva di Dzanga Sangha tra gorilla e pangolini

Nicos Contos, esperto del continente africano, racconta la sua esperienza nella riserva Dzanga Sangha. Con una guida speciale: il famoso ornitologo Rod Cassidy

di Sara Magro

Un gorilla di terra

5' di lettura

In questo periodo non possiamo viaggiare. Ma ci attendono destinazioni meravigliose in tutto il mondo. Probabilmente la ripresa non sarà così veloce come pensavamo solo un anno fa. Bisognerà aspettare che le vaccinazioni arrivino ad avere l'effetto immunità di gregge, e servirà un passaporto sanitario che, secondo le più ottimiste previsioni, sarà disponibile prima dell'estate. Non solo. Come un anno fa, si proverà a fare accordi tra stati e a creare corridoi turistici per facilitare il collegamento fra nazioni. Ma i viaggi lunghi e lontani continueranno a essere più complessi da organizzare, sia per il traffico aereo internazionale ridotto del 90%, sia per le cautele e le prevenzioni prese da stati e persone. Eppure sono proprio questi che ci portano in mondi e realtà inaspettate, che ci allontanano dalla nostra confort zone, ci aprono nuovi orizzonti, ci propongono nuove esperienze. Più la meta è distante (non solo geograficamente ma anche culturalmente), più è consigliabile affidarsi a travel designer specializzati. Per diversi motivi: sanno risolvere problemi, dalla cancellazione dei voli ai rimborsi, consigliano itinerari e li personalizzano, ma soprattutto sono partiti in avanscoperta, conoscono luoghi e persone, sono a loro volta grandi viaggiatori, capaci di spingersi fino a luoghi estremi, motivati dalla passione e dall'interesse oltre che dalla professione. Per questo abbiamo chiesto ad alcuni di loro di raccontarci un viaggio straordinario. In attesa di ripartire, e approfittando di questo tempo per riflettere su dove davvero vogliamo andare, perché e come.

Iniziamo la serie con Nicos Contos: managing director & partner del tour operator Ultimate Places fondato da Benedetta Mazzini, è stato un centinaio di volte in Africa in trent'anni di professione.

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Nella riserva di Dzanga Sangha: viaggio in uno dei luoghi più remoti della terra

Sono le 10 di un caldissimo lunedì di fine ottobre 2018, e dopo un lungo volo via Nairobi atterro finalmente a Bangui, capitale della sperduta Repubblica Centrafricana e inizio del mio tanto atteso viaggio nel cuore dell'Africa nera. Nei miei 30 anni da viaggiatore, ho avuto la fortuna di trascorrere settimane, mesi, nelle più incontaminate savane africane, sempre sorpreso dalla bellezza e dalla ricchezza della natura circostante, ma questa volta è tutta un'altra storia. Sto per salire su un Cessna Caravan che da Bangui mi porterà al centro di una delle foreste più incontaminate del pianeta, precisamente a Dzanga Sangha, nel sud ovest del paese. Devo raggiungere quest'area protetta di quasi 7000 kmq, al confine con il parco Lobéké in Camerun e il Parco nazionale di Nouabalé-Ndoki in Congo, dove il mio amico Rod Cassidy, famoso ornitologo e grande conoscitore di queste foreste, mi guiderà per i prossimi dieci giorni. Ho passato anni a guardare documentari e filmati che raccontano questi luoghi e i loro abitanti, da anni sogno di poter camminare in queste foreste accompagnato dai pigmei Ba'aka. Non sto più nella pelle.

NIcos Contos (a sinistra) con Rod Cassidy

Un volo alla settimana e un solo lodge

Le due ore che mi separano da Rod scorrono veloci, volando sul più grande tappeto verde mai visto, senza mai scorgere una strada o un villaggio, sognando a occhi aperti le meraviglie della natura che mi aspettano. Atterrato su una piccola pista di terra rossa che a fatica si difende dalla forza verde che la circonda, sono accolto da Rod e da decine di bambini sbucati da chi sa dove per vedere l'aereo che, una volta la settimana, collega questo angolo di paradiso con il resto del paese. Lo Sangha Lodge, coraggiosamente costruito qui nei primi anni '90 lungo l'omonimo fiume, è al centro di un'area così ricca e incontaminata da togliere il fiato. La riserva di Dzaqnga Sangha, al centro dell'imponente bacino del Congo, ospita infatti alcuni degli animali più rari e difficili da osservare di tutta l'Africa: è qui che nel folto della foresta si aprono piccole radure, chiamate bai, dove ogni giorno i gorilla di pianura, i piccoli elefanti di foresta, gli scimpanzé, il rarissimo bongo e migliaia di coloratissimi uccelli possono essere ammirati dai pochissimi e appassionati viaggiatori che giungono sin qui.

Un documentario live

Trascorro le mie giornate accompagnato da Rod e dai suoi abilissimi trackers, camminando tra una radura e l'altra alla ricerca di tutti quegli animali che fino a ora ho visto solo sullo schermo della tv. Giunto a Dzanga Bai, una delle più grandi radure presenti tra queste foreste, ancora estasiato dai racconti dei Ba'aka che qui vivono in totale armonia con la natura, resto impressionato davanti allo spettacolo che si sta preparando: decine di elefanti, divisi in tante piccole famiglie, escono dalla foresta ber bere nelle piccole pozze da loro stessi scavate, facendosi spazio tra bufali d'acqua, sitatunga (antilope che abita le zone paludose dell'Africa centrale) e altre incredibili e rarissime specie.

Un semplare di pangolino

Impariamo dai pigmei

Rod Cassidy e sua moglie Tam, gestiscono con grande passione non solo il lodge, unico punto di riferimento per visitare l'area, ma anche i 640 kmq di concessione privata che circonda la proprietà, un tempo riserva di caccia e oggi luogo dove viene portato avanti uno dei più importanti progetti di studio e salvaguardia delle diverse specie di pangolino, ormai tutte in grave rischio di estinzione. Questo progetto, come altri condotti in diversi Paesi africani, rappresenta anche un importantissimo progetto culturale: coinvolgere la popolazione locale, spiegando l'importanza della conservazione degli ecosistemi presenti, e di quanto questi possano divenire la più importante risorsa economica se protetti anziché sfruttati, è lo step necessario allo sviluppo sostenibile di queste aree. Gli ultimi 5000 Ba'Aka che vivono nelle foreste di Dzanga Sangha sembrano aver compreso tutto questo migliaia di anni fa. Nessuno come loro vive la natura, rispettandola e traendone allo stesso tempo beneficio. Ed è con loro e il loro supporto che i coniugi Cassidy hanno dato vita allo Sangha Pangolin Project, diventando custodi di questi rari animali oggi terribilmente minacciati da una folle ed insensata caccia.Lo stesso Wwf, che da oltre 30 anni lavora nell'area a protezione degli ultimi 2000 gorilla di pianura, ha recentemente dichiarato che il Pangolino è il mammifero più trafficato al mondo: nel solo 2019 oltre 195 mila esemplari sono stati vittima del commercio illegale per finire sulle diverse tavole asiatiche.

Non è colpa del pangolino

Negli ultimi mesi questa specie è finita sotto i riflettori, indicata come il possibile vettore di trasmissione del Covid-19, come la specie che ha consentito il passaggio del virus dai pipistrelli all'uomo. Nonostante il commercio di tutte e otto le specie esistenti di pangolino sia internazionalmente vietato, e nonostante ben 3 delle 4 specie asiatiche siano incluse nella lista Iucn come in critico pericolo di estinzione, il traffico di questi animali sembra essere all'origine della pandemia che sta sconvolgendo il mondo intero. Forse dovremmo tutti essere un po' più Ba'Aka, dovremmo comprendere che la natura ha i suoi equilibri e che se li alteriamo saremo i primi a farne le spese.

(Testo di Nicos Contos)


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