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La Mid cap non perde il vizio: predatrice in casa e oltreconfine

Da Iren a Ima fino a Interpump, SeSa, Enav, Erg e Ivs Group: una trentina le imprese italiane che fanno shopping

di Vittorio Carlini


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(© Massimo Pizzotti)

4' di lettura

Predatori di cui poco si parla. Sono le medie e piccole imprese, quotate a Piazza Affari, che fanno shopping in Italia e all’estero. Certo: secondo Dealogic l’M&A complessivo delle società «nostrane», nei primi nove mesi del 2019, si è fermato a 28,71 miliardi di euro (cambio sul dollaro a fine settembre). Un dato in calo rispetto allo stesso periodo del 2018 e inferiore a quello dei principali Paesi europei.

Le aziende tedesche, per esempio, hanno realizzato 656 operazioni per un controvalore di 81,12 miliardi mentre quelle targate «Great Britain» sono salite a 128,47 miliardi. Ciò detto, però, esistono molteplici mid cap italiane che spesso sfruttano le operazioni straordinarie. Il Sole24Ore ha individuato, tra Ftse Italia Star e Ftse Italia Mid Cap, ventinove aziende che nel 2019 sono state predatrici. Un mondo, a ben vedere, composto da realtà differenti: si va dalla piccola telecom Retelit (compratore del system integrator Partner Associates) a Enav (shopping per 41 milioni della divisione Air Navigation di Ids) fino a Ivs Group che ha portato a termine un duplice acquisto (il ramo d’azienda in Sicilia di Point Service e l’istituto di pagamento Moneynet). Insomma: è un M&A spesso legato alle singole storie aziendali e a specifiche esigenze (dalla conquista di quote di mercato fino al portarsi in casa know how).

Gli aggrecatori domestici
Di là da ciò è comunque possibile riscontrare alcuni minimi comuni denominatori che uniscono i predatori. Uno è il consolidamento del mercato domestico. La dinamica è tipica del mondo delle utility dove può ricordarsi Iren. Il gruppo del Nord Ovest, focalizzato anche sull’economia circolare, nel 2019 ha perfezionato lo shopping di 5 aziende: di queste 4 sono nel business dell’ambiente e dei rifiuti. Il ruolo di consolidatore, peraltro, lo recita la stessa Unieuro. Il gruppo, distributore di elettronica di consumo ed elettrodomestici, ha acquisito una catena di negozi in Sicilia. Una mossa che, da un lato, fa leva sulla forza raggiunta dalla società in Italia; e, dall’altro, sfrutta il mercato frammentato dove in molti non possiedono le sufficienti economie di scala per resistere.

Multinazionali tascabili
Ma non è solo questione di aggregare realtà italiane. Altro fil rouge è costituito dalle multinazionali tascabili spesso leader mondiali nei loro settori. Queste, consapevoli di come l’Italia (in stagnazione) sia insufficiente, colgono l’occasione oltre le Alpi. Così è, ad esempio, per Interpump. Il gruppo meccanico ha acquisito la canadese Hydra Dine Tech. È vero! Interpump, sempre nel 2019, ha comperato l’italiana Reggiana Riduttori (88 milioni di fatturato nel 2018). E tuttavia la società, nei recenti esercizi, ha consolidato diverse aziende straniere: dalle spagnole Fluinox e Inoxpa fino alla britannica Bristol Hose. Lo shopping estero, peraltro, è essenziale per un’altra strategia: fare il primo passo fuori dal mercato domestico.

Qualche esempio
Un esempio? Lo fornisce SeSa. Il gruppo informatico, da sempre concentrato sul Belpaese, nel febbraio scorso si è comprato il 60% della tedesca Pbu Cad-Sisteme.Una mossa che, tra le altre cose, è prodromica all’internazionalizzazione che dovrà portare l’azienda, nel medio periodo, a generare oltre il 10% dell’Ebitda all’estero. Già, l’estero. L’incremento dell’articolazione oltre confine è una priorità di un’altra mid cap: Lu-Ve. Il gruppo meccanico, dal maggio scorso, consolida l’italiana «Al Air» che ha impianti in Finlandia e India. Non solo: lnel 2018 acquisito la statunitense Zyclus. Un mix di operazioni che hanno contribuito a fare salire al 78,2% il peso dei ricavi esteri sul totale giro d’affari.

SHOPPPING GLOBALE DELLE SOCITÀ

Primi nove mesi del 2019. Dati in miliardi di dollari (Fonte: Dealogic)

SHOPPPING GLOBALE DELLE SOCITÀ

Fin qui alcune considerazioni sul ruolo di aggregatore, soprattutto in Italia, e sulla crescita oltreconfine dei predatori «Made in Italy». C’è, però, un altro filo conduttore: l’M&A intrinsecamente funzionale al business. In tal senso lo sguardo si volge a società come Erg o Falk Renewables. Si tratta di due aziende attive nelle energie rinnovabili. Ebbene: in entrambi i casi lo shopping, ad esempio di parchi eolici essenzialmente in Europa, è la naturale strada per espandere l’attività (la realizzazione da zero degli impianti sarebbe troppo costosa e molto difficile). Tanto che spesso, per quanto si sia in presenza di vere e proprie acquisizioni, gli esperti parlano di operatività «organica».

LA STORIA DELLE ACQUISIZIONI IN EUROPA

Acquisizioni da parte di società: italiane, francese, tedesche, spagnole, britanniche. In numero di operazioni (Fonte: Dealogic)

LA STORIA DELLE ACQUISIZIONI IN EUROPA

Acquisitori seriali
Infine gli acquisitori “seriali”. In questa categoria ricadono, ovviamente, diverse delle aziende già citate. Si tratta di società che fanno dell’M&A una strategia tradizionale da affiancare all’espansione per linee interne. Tipico esempio è Ima. Quest’ultima, focalizzata anch’essa sull’internazionalizzazione, nel 2019 ha perfezionato tre acquisizioni di cui l’ultima (passaggio dal 21 a circa l’84% del capitale di Atop) implica un esborso pari a circa 230 milioni. Al di là dell’anno in corso, però, la multinazionale tascabile negli esercizi precedenti ha realizzato molte operazioni straordinarie. Dal che l’attribuzione di acquisitore seriale.

La spinta dei tassi bassi
Ciò detto, quali le cause che agevolano la vita delle mid cap predatrici? Diverse. Tra queste deve ricordarsi, sebbene possa sembrare un paradosso, la crisi economica mondiale del 2009 e dell’Italia nel 2011. Queste aziende infatti, per rispondere alle difficoltà, hanno trovato più efficienze e ottimizzato il business. Un miglioramento della redditività che, unitamente ai maggiori flussi di cassa, ha consentito di finanziare l’M&A. M&A che, a ben vedere, è stato aiutato anche dal calo dei tassi di mercato in scia alle politiche monetarie espansive delle banche centrali. Diverse società, sfruttando il minore costo del denaro, hanno riorganizzato il debito allungandolo e riducendo gli oneri finanziari. Il che, dapprima, ha permesso di fare scendere l’eccessiva leva. E poi, utilizzando lo stesso calo dei tassi, ha legittimato la richiesta al mercato del prestito per l’acquisizione.

Per approfondire:
Tra multinazionali e Pmi il tempo delle sinergie

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