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La miniera di lignite diventa meta per ciclisti

Il sito in Toscana

di Davide Madeddu

2' di lettura

I minatori ci hanno lavorato sino a 28 anni fa. Oggi, la miniera a cielo aperto di lignite è un parco. Meta per ciclisti e cicloturisti ma anche escursionisti. La seconda vita del sito di Santa Barbara, tra il comune di Cavriglia (Arezzo) e quello di Figline Incisa (Firenze) passa per la valorizzazione ambientale. Le macchine che dagli anni 50, quando è stata ricostruita la centrale energetica distrutta durante la seconda guerra mondiale, hanno estratto la lignite per alimentare l’impianto elettrico sono spente dal 1994 alla fine di un percorso produttivo che conta l’estrazione di circa 44 milioni di tonnellate di lignite.

Attualmente la centrale che ha una potenza di 392 mw, e che sino al 2006 è stata alimentata con olio combustibile, produce energia grazie all'utilizzo di gas naturale. Attorno però è iniziato il percorso di recupero e conversione dell’area che si estende per 1.600 ettari tra i territori comunali di Cavriglia e Figline Valdarno.

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«Il riassetto dell’area mineraria di Santa Barbara - chiarisce Luca Solfaroli Camillocci, Responsabile Enel Green Power e Thermal Generation Italy - rappresenta un tassello del più ampio programma di Enel in Italia e nel mondo per valorizzare i propri siti di produzione in coerenza con il processo di transizione energetica verso un modello sempre più sostenibile». Le bonifiche hanno fatto il resto, con il riempimento delle aree scavate, in alcuni casi sino a cento metri, ma anche con il ripopolamento della fauna.

«In caso di aree con potenzialità di sviluppo in ambito energetico - argomenta il manager -, nasceranno innovativi poli energetici integrati, con la presenza di differenti tecnologie produttive per accelerare la transizione energetica». E nei luoghi in cui il potenziale di riqualificazione energetica «non sia presente o lo sia solo in parte, creiamo le condizioni per l’integrazione e la riqualificazione dei siti con nuovi progetti imprenditoriali in ambiti differenti dalla produzione di energia con investimenti sostenibili che possano realizzarsi su parte o sull’intera area degli impianti, in linea con gli indirizzi delle comunità in cui si trovano».

L’intero compendio, composto da circa 80 chilometri di piste minerarie, è punto di riferimento per visite e escursioni. Non a caso, tra gli spazi visitabili e percorribili c’è quella che viene chiamata la “La via della lignite” in area mineraria (aperta in occasione dei Miniera Ecodays e degli eventi specific) e “La via dell’inferno” che transita nell’oasi naturalistica riserva naturale Bandella dove sorgono gli invasi idroelettrici Enel Green Power di La Penna e Levane sull’asta dell’Arno.

Nelle escursioni non è difficile poi imbattersi in caprioli, fagiani, lepri e volti spostandosi su sterrati o camminando vicino ai laghi artificiali. Lungo i tracciati dell’ex area mineraria si svolge la “Marzocchina”, una ciclostorica nei centri e nelle campagne del Valdarno, che si snoda nel cuore della Toscana fra Arezzo e Firenze. E poi la “Valdarno Bike Road”.

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