cultura e turismo

La miniera rivoluzionaria cacciata dal fascismo. Sardegna, un pezzo di storia diventa libro

Il complesso di Porto Flavia è un progetto avveniristico costruito tra il 1923 e il 1924 dall'azienda Vieille Montagne. Il geologo Mauro Buosi ne ha ricavato un libro

di Davide Madeddu

default onloading pic

Il complesso di Porto Flavia è un progetto avveniristico costruito tra il 1923 e il 1924 dall'azienda Vieille Montagne. Il geologo Mauro Buosi ne ha ricavato un libro


3' di lettura

La galleria attraversa la roccia calcarea, e il cammino termina su una “terrazza” a picco sul mare. Sotto c’è un cunicolo gemello. Davanti alla terrazza il faraglione di Pan di Zucchero, oggi monumento naturale di interesse nazionale.

Il complesso, galleria compresa, è quello di Porto Flavia, progetto avveniristico costruito tra il 1923 e il 1924 dall'azienda Vieille Montagne, avviato nel 1925 e oggi meta turistica con migliaia di visite all'anno. La località è quella di Masua, nella costa sud occidentale della Sardegna dove, sino alla fine degli anni 90 del secolo scorso funzionava la miniera di galena e blenda (materie prime da cui si ricava piombo e zinco).

Una galleria rivoluzionaria

La galleria con tutto l'impianto, compreso un cunicolo sottostante e un sistema di silos per il trasferimento del materiale, vennero realizzati nel sottosuolo e servivano per caricare i minerali sui mercantili. Una rivoluzione per l'epoca e il mondo minerario.

La storia di questo impianto di caricamento di minerali considerato per il periodo di «assoluta novità tecnologica» e «avanguardia industriale e mineraria» viene oggi raccontato in un libro. A realizzarlo dopo due anni di studi e ricerche Mauro Buosi, geologo di origini venete ma cresciuto in Sardegna dove ha maturato una lunga esperienza nel campo minerario e ambientale. Un lavoro rigoroso e complicato giacché proprio nell'isola esistono pochissimi documenti di questa società espulsa dall'Italia dal governo fascista con decreto nel 1940, lascia poi definitivamente il Paese nel 1948.

Una miniera tecnologica di un secolo fa

Una miniera tecnologica di un secolo fa

Photogallery7 foto

Visualizza

Un libro per raccontare il progresso tecnologico

Nelle trecento pagine, tra 200 fotografie e documenti inediti, si ricostruisce e documenta il progresso industriale. Perché grazie al nuovo impianto la società si liberava del vecchio sistema di trasporto con le bilancelle, barche a vela latina con capacità non superiore a 10- 15 tonnellate a tratta.

«Il minerale veniva successivamente scaricato dai depositi localizzati lungo la costa sud occidentale sarda - argomenta il geologo - nei depositi che le varie società possedevano a Carloforte, come la Vieille Montagne, oppure la Malfidano o Masua». Una rivoluzione appunto, che consentiva all'azienda di lavorare tutto l'anno con la sospensione solamente nei giorni di burrasca. Tra i documenti e le ricostruzioni emerge anche quella che viene definita «l'emancipazione e crescita dei territori».

«Senza l'attività mineraria, lo sviluppo sarebbe stato ancora più lento - argomenta il geologo -. Ricordo che tutte le maestranze tecniche e amministrative, inizialmente venivano dalla penisola, e poi gradatamente i “sardi” si affermarono e andarono ad occupare ruoli importanti in tutte le società. Dopo la creazione della scuola mineraria, voluta da Quintino Sella, anche i quadri tecnici delle società iniziarono ad essere occupati da sardi».

Una terra depredata, di lotte e scioperi

Eppoi gli interventi: case per gli operai, assistenza medica, ostetrica, scolastica. «Molte società minerarie investirono molto sul sociale - prosegue -: a tal proposito la Vieille Montagne costruì l'ospedale di Iglesias, il fiore all'occhiello di questo territorio».

E le lotte per i diritti dato che «la crescita in generale non è stata gratis, ma è costata lotte, scioperi, morti». «Ricordo che l'obiettivo delle società soprattutto quelle estere era il solo business e tutti gli enormi guadagni realizzati, non furono mai reinvestiti in Sardegna - continua ancora Buosi -. Questa terra rappresentava per loro solo un luogo dal quale portare via ricchezza senza reinvestirla. Lotte, scioperi, sindacati, presa di coscienza dei lavoratori dei loro diritti, hanno rappresentato una vera e propria emancipazione in generale della classe operaia, ma a più ampio spettro di tutto il territorio. E su questo un ruolo importante lo ebbe il dottor Cavallera medico piemontese (poi sindacalista e poi ancora sindaco di Carloforte, deputato e senatore) che dedicò la sua vita allo sviluppo del socialismo nei nostri territori».


Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti