ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùViolenza sulle donne

La ministra Bonetti: «La lotta alla violenza passa per l'empowerment delle donne»

In arrivo il numero verde europeo. La prossima settimana in Consiglio dei ministri un pacchetto di misure per aumentare la tutela

di Simona Rossitto

(Ansa)

I punti chiave

  • Il reddito di libertà e i fondi di sostegno
  • Le novità del Piano anti-violenza
  • Le iniziative europee

4' di lettura

Un pacchetto di norme, a cui stanno lavorando le ministre Bonetti, Lamorgese, Cartabia e Gelmini da portare al Consiglio dei ministri per una maggiore protezione delle donne vittime di violenza che trovano il coraggio di denunciare. Passa anche da qui la risposta del Governo, spiega al Sole 24 Ore la ministra delle Pari opportunità, Elena Bonetti, alla piaga della violenza e dei femminicidi che non accenna a sanarsi. Ma non c’è solo la protezione delle vittime: occorre anche puntare sull’empowerment di queste donne, a partire da misure come il reddito di libertà che, dice Bonetti, dovrebbe essere rafforzato, o come il microcredito di libertà, «che parte fattivamente adesso».

La ministra, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, interviene al Consiglio europeo per certificare l’impegno dell’Italia nell’attuazione della Convenzione di Istanbul. «È evidente – aggiunge la ministra - che l’agenda globale non punta solo sulla protezione delle vittime ma sulla promozione della parità e l’empowerment». Tra le nuove iniziative c’è il numero verde europeo per richiedere aiuto: «Siamo agli ultimi elementi tecnici».

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La misura del reddito di libertà, attiva da metà novembre, mette a disposizione un aiuto economico fino a 400 euro al mese per un anno. Non è una cifra troppo esigua? Il reddito di libertà si innesta nel percorso di ricostruzione di una vita delle donne che sono nella fase di uscita dalla violenza. Donne che spesso non hanno autonomia finanziaria, uno degli ostacoli principali rispetto a una prospettiva di vita libera dalla violenza. La misura varata è quindi uno strumento di libertà, non di assistenzialismo. È un primo finanziamento di 7 milioni per 3 annualità, dobbiamo rafforzarlo negli anni a venire con ulteriori finanziamenti. Un altro elemento importante da sottolineare è che non si tratta solo di erogazione di denaro, ma di una misura che si inserisce nel percorso di libertà della donna che viene accompagnata dai centri antiviolenza ai quali si rivolge, in collaborazione con i servizi sociali.

A che punto è la misura del microcredito di libertà, ovvero il fondo di garanzia da tre milioni di euro, frutto dell'accordo con Abi, Federcasse, Caritas ed Ente Nazionale per il Microcredito?
Il microcredito, con copertura totale da parte dello Stato, parte fattivamente adesso. Una misura che fa leva sull’educazione finanziaria e investe sulle donne. Ha finalità di empowerment visto che, come il reddito di libertà, non si tratta solo di un credito, ma intende accompagnare la donna nella vita lavorativa fuori dalla violenza.

È da poco stato messo a punto il piano strategico antiviolenza 2021-2023 che le associazioni aspettavano da quasi un anno. Manca però il piano operativo, a che punto siamo?
Il piano operativo segue il piano strategico nazionale che ho portato in Consiglio dei ministri e che diventa, e questa è una novità, un impegno strutturale del governo, definendo strategie e obiettivi. Con il piano operativo, che verrà scritto adesso, seguiranno azioni puntuali per passare dalla visione strategica alle azioni concrete. La grande novità è che per la prima volta, anche su questo fronte, prevediamo scelte e risorse strutturali e stabili per le Regioni e i centri antiviolenza. Allo stesso modo, si stabilizzano risorse per azioni coordinate a livello nazionale. Servono politiche di prospettiva e non più con un orizzonte limitato.

Secondo i dati di ActionAid nel 2020, tuttavia, solo il 2% delle risorse previste è arrivato a centri antiviolenza e case rifugio. Come superare l’impasse?
Secondo i dati del Dipartimento per le pari opportunità, le risorse trasferite alle Regioni a inizio 2020 per l’anno 2019 sono state impegnate per il 94% dalle regioni e da queste erogate per il 44 per cento. Certamente l’erogazione stabile di 30 milioni annui favorirà una programmazione da parte delle regioni che sia solida e una erogazione più celere ai centri antiviolenza. Questo è uno dei punti su cui il nuovo piano intende lavorare, anche rafforzando il monitoraggio che ho personalmente introdotto. Sono in stretto contatto con la ministra degli Affari regionali, Mariastella Gelmini, per risolvere insieme le criticità.

A livello europeo quali azioni si stanno studiando per contrastare il fenomeno?
La Commissaria Dalli sta lavorando a una normativa europea sul tema. Abbiamo lavorato per sostenere un numero verde europeo, in fase di implementazione, per la richiesta di aiuto che integrerà il 1522. Siamo arrivati agli ultimi elementi tecnici. L’ottica è quella di costruire una dimensione europea di contrasto al fenomeno da integrare con quella dei singoli Stati. Il tema della violenza contro le donne durante la pandemia, di cui si è parlato anche durante il G20, ha peraltro coinvolto in maniera trasversale tutti i Paesi; è altrettanto evidente che l’agenda globale di contrasto alla violenza non punta solo sulla protezione ma sulla promozione della parità e dell’empowerment.

Nonostante l’impegno a livello governativo ed europeo il fenomeno dei femminicidi e della violenza è non accenna a diminuire. Perché?
La pervasività di questo fenomeno è profonda, per eradicarla occorre un’azione sistemica. Per questo ci vuole una strategia e non azioni sconnesse, coinvolgendo tutti i soggetti che nel Paese hanno un potere, dalle scuole all’università, ai media, agli operatori sanitari, alla magistratura, puntando sulla formazione. Con le ministre Cartabia, Lamorgese, Gelmini e Carfagna stiamo inoltre lavorando a un provvedimento per portare in Consiglio dei ministri un pacchetto di misure a protezione delle donne che denunciano. Il braccialetto elettronico per l’uomo maltrattante è una di queste.


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