Venerdì e sabato il viaggio al Cairo

La missione di pace di Francesco in Egitto

di Carlo Marroni

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4' di lettura

«Vi porto un messaggio di pace» dice Francesco, che si rivolge al popolo d’Egitto, che visiterà il 28-29 aprile. Pace: è questa la linea guida principale del pontificato entrato nel quinto anno, e che affronta venerdì e sabato il viaggio - il diciottesimo internazionale – ad alto contenuto pastorale (per la piccola comunità cattolica egiziana), ecumenico (per gli ortodossi copti), interreligioso (verso i musulmani) e anche “geopolitico” (nel cuore dei focolai del terrorismo dell'Isis) del 2017.

Il diciottesimo viaggio internazionale
Una visita-lampo ma di un enorme valore simbolico, specie dopo i recenti attentati che hanno macchiato di sangue la domenica delle palme nelle chiese copte di San Giorgio a Tanta e di San Marco ad Alessandria, dove è scampato per un soffio alla morte il papa copto Tawadros II. L’Egitto è il ventisettesimo Paese visitato da Francesco: a invitarlo sono stati il presidente egiziano al-Sisi, i vescovi cattolici, il Papa copto Tawadros II (i copti ortodossi sono circa 12 milioni) e il grande imam di Al-Azhar Muhammad Ahmad al-Tayyib, da lui incontrato a Roma un anno fa, in un evento-simbolo che ha segnato una ripresa di rapporti dopo una lunga interruzione dal 2011.

La richiesta della famiglia Regeni di una “parola” di Francesco
Sul fronte della sicurezza per il Pontefice sono state prese tutte le precauzioni necessarie (la Gendarmeria ha compiuto l’ultimo sopralluogo la scorsa settimana) ma non saranno usate auto blindate, secondo i voleri di Francesco. Attorno alla visita c’è anche il capitolo italiano relativo Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano rapito al Cairo il 25 gennaio 2016 e trovato morto il 3 febbraio dopo aver subito orrende torture. La famiglia ha rivolto pubblicamente al Papa la richiesta di un intervento per ottenere la verità dalle autorità: «Fondamentalmente, il caso Regeni è una questione fra due Stati, l’Italia e l’Egitto – ha detto il portavoce vaticano Burke, Il Papa è chiaramente consapevole del caso e certamente partecipa al dolore della famiglia. In situazioni simili quando si può, il Papa viene incontro a richieste avanzate per motivi umanitari. Ma lavora sempre con la massima discrezione, anche per rispetto verso tutte le parti coinvolte. La Santa Sede, quando agisce, lo fa in modo molto tranquillo e per questo efficace».

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Il Papa nella chiesa copta della strage di dicembre
La prima tappa del viaggio sarà al palazzo presidenziale per la visita di cortesia al capo dello Stato. Subito dopo raggiungerà la residenza del grande imam e, dopo un incontro privato, si recherà con lui ad Al-Azhar – la grande università-moschea considerata la massima espressione dell'islam sunnita - per partecipare alla conferenza internazionale sulla pace organizzata dallo stesso sceicco per far sentire la voce dell’islam moderato contro le aberrazioni del fondamentalismo. È prevista anche la presenza del patriarca ecumenico Bartolomeo I, una partecipazione decisa pochi giorni fa. Poi l’incontro con le autorità civili del Paese: insieme al presidente al-Sisi ci saranno i membri del Governo, del corpo diplomatico e rappresentanti del mondo della cultura. A seguire l’incontro con il Papa copto ortodosso Tawadros II nel patriarcato e poi la visita vicina chiesa di San Pietro: la cattedrale copta è stata lo scorso dicembre il tragico scenario di un attentato nel quale sono morte venticinque persone. Qui i due lasceranno dei fiori e delle candele e pregheranno insieme per tutte le vittime del terrorismo fondamentalista. Sabato sarà dedicato all’incontro con la piccola comunità cattolica, una piccola minoranza (lo 0,29 per cento, 270 mila circa): nello stadio dell’aeronautica militare, il Papa celebrerà la messa festiva della terza domenica di Pasqua e poi l'appuntamento con i sacerdoti, i religiosi e i seminaristi, prima di ripartire per Roma.

La moschea di Al-Azhar: «Bergoglio è uno dei leader per la pace»
L’arrivo del Papa è stato preceduto da continui messaggi di accoglienza. «Papa Francesco è uno dei principali leader che possono condurre il mondo verso la pace e la sicurezza. Per questo abbiamo deciso di riallacciare i rapporti di dialogo, poiché lo consideriamo un uomo moderato e un uomo di pace, e questi sono gli stessi nostri obiettivi. Ed è anche per questo che abbiamo deciso di lavorare insieme a lui e speriamo che la conferenza getti una luce nel tempo triste che stiamo vivendo, colpiti da atti di terrorismo sparsi ormai in tutto il mondo», ha detto in un'intervista al Sir Abdel Rahman Moussa, consigliere (per le relazioni esterne) del grande imam di al-Azhar, Ahmad al-Tayyib. Anche Tawadros considera il Papa «un vero testimone della pace e della verità. Ovunque vada, porta la voce di tutte le persone più fragili e sofferenti del mondo. Ovunque sia, viene concessa la pace. Per questo siamo felici di questa visita». Il patriarca ricorda la definizione di Francesco “ecumenismo del sangue”: «I martiri testimoni del Signore sono dappertutto. Rinsaldano il cristianesimo ovunque esso è diffuso e rafforzano la fede. È il loro sangue che conserva la Chiesa nel passare del tempo e la rafforza nelle difficoltà».

La conferenza di pace con 200 personalità
Alla conferenza al-Azhar ha invitato più di duecento personalità di tutto il mondo. Oltre ai responsabili dell’ateneo sunnita, ci saranno rappresentanti delle principali Chiese del Vicino oriente con l’obiettivo di approfondire il dialogo. «Siamo tutti chiamati a lavorare insieme e siamo tutti partner nel ricercare la pace», ha osservato Abdel Rahman Moussa, il quale — commentando il particolare momento di tensione vissuto in Egitto (prima gli attentati alle chiese di Tanta e di Alessandria la domenica delle Palme, poi l’attacco terroristico vicino al monastero di Santa Caterina rivendicato dal cosiddetto stato islamico) — ribadisce che «il terrorismo non ha religione, non ha patria», e che «nessuna religione nel mondo può permettere l'uccisione delle persone». Il terrorismo «non distingue tra musulmani e non musulmani, ma mira a terrorizzare le persone e a creare un clima di instabilità», conclude il consigliere del grande imam, annunciando che, al termine della conferenza, ci sarà una dichiarazione finale, «un appello alla pace in tutto il mondo, esortando tutti a fermare ogni atto di terrorismo in ogni parte del pianeta».

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