i progetti 2019

La missione di Rolex: esplorare per proteggere

A fianco di pioneri della natura dagli anni 30 per volontà del fondatore, la maison rafforza la collaborazione con National Geographic

di Giulia Crivelli


3' di lettura

Sostenibili ante litteram. Perché da sempre inseriti in un ecosistema ambientale ed economico. Parliamo degli orologi Rolex, meccanici e quindi autonomi, di fatto, dal punto di vista energetico. Se non contribuiscono all’accumularsi di pile esaurite, potrebbe dire qualcuno, a un certo punto vengono comunque dismessi. In realtà non succede: come molti altri marchi di alta orologeria, Rolex nasce per essere eterno. Nel caso chi lo porti ne avesse poca cura – può succedere – o se durante la sua vita avesse qualche incidente di percorso, può essere riparato. Anzi, deve essere riparato. Nella sede Rolex di Ginevra ci sono decine di maestri orologiai che hanno la missione di curare gli orologi messi alla prova dal tempo che passa e, più frequentemente, dalla disinvoltura con la quale vengono trattati dai rispettivi proprietari. Sostenibili i Rolex lo sono anche dal punto di vista economico: insieme a poche altre maison, vedono crescere il loro valore ad ogni asta e da molti anni.

Tutto questo però non basta: l’azienda, che è controllata da una fondazione – particolare non trascurabile – intende la sostenibilità anche come attenzione al sociale e all’ambiente, fin dalla sua nascita, favorita dal fatto che molti suoi estimatori o testimonial sono campioni di sport all’aria aperta e soprattutto esploratori e pionieri di ogni campo del sapere umano. E quindi attenti al benessere dell’ecosistema che ci ospita.

Riassumere l’impegno di Rolex richiederebbe libri interi (molti, in effetti, ne sono stati pubblicati). Basti comunque ricordare che per Hans Wilsdorf, fondatore di Rolex, il mondo era un laboratorio a cielo aperto. Cominciò a usarlo come terreno di prova per i suoi orologi negli anni 30, sottoponendoli a condizioni estreme, proprio al polso degli esploratori.

Mutatis mutandi, Rolex continua ad affiancare chi si immerge nella natura, ma con un nuovo obiettivo, condiviso e ancora più importante: assicurare al pianeta un avvenire perpetuo. Nasce così il progetto Perpetual Planet, con il quale Rolex si impegna a sostenere a lungo termine gli esploratori e le loro iniziative per proteggere la natura. Ruolo centrale continuano ad avere i Rolex Awards for Enterprise (che esistono dal 1976), della cui giuria fa parte Jonathan Baillie, esponente di spicco delle scienze della conservazione e direttore scientifico della National Geographic Society, con la quale Rolex vanta una lunga partnership. Ai premi si è aggiunto di recente il sostegno alla Mission Blue di Sylvia Earle, che mira a proteggere gli oceani attraverso una rete di Hope Spots (punti di speranza) marini protetti. Del progetto Perpetual Planet fanno parte poi le missioni scientifiche Extreme Expeditions, inserite in un programma quinquennale studiato con National Geographic. La prima missione, sull’Everest, si è conclusa nel giugno scorso e puntava a capire meglio gli effetti del cambiamento climatico sui ghiacciai dell’Hindu Kush-Himalaya, che forniscono risorse idriche fondamentali a un miliardo di persone. Le informazioni raccolte, combinate con i dati sulla disponibilità e la domanda di acqua nella regione, rappresenteranno la base di un nuovo indice per monitorare lo stato di salute del sistema idrico dell’Himalaya e per prendere decisioni cruciali per proteggerlo.

Rolex è da molti anni il più venduto marchio di alta gamma. Primato che richiede investimenti continui in ricerca e sviluppo: i clienti vanno incuriositi. Ma forse il primato di cui andare più fieri è il rispetto per la Terra. Possiamo avere tanti orologi di lusso, ma tutti i soldi del mondo non ci compreranno un altro pianeta.

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