Sondaggio Legambiente - Ipsos

La mobilità dopo il Covid: l’88% usa mezzi privati, cala il trasporto pubblico locale

Nelle città ricominciamo a muoverci molto di più, anche più di 3 o 4 volte al giorno, usiamo tanto l'auto, ma sempre più spesso anche i piedi: gli spostamenti superiori ai 10 minuti a piedi equiparano o superano quelli in auto

di Andrea Carli

Dondi -Nomisma-: "Mobilità, il 35% delle immatricolazioni è green”

4' di lettura

La mobilità del dopo emergenza Covid, quella che anche grazie alla campagna vaccinale ha consentito di lasciarsi alle spalle lockdown, chiusure e, per gli studenti, la didattica a distanza, è una mobilità che registra un uso più diffuso dell’automobile, un ricorso contenuto al trasporto pubblico locale. Camminiamo abbastanza e vorremmo un'offerta integrata dei servizi di trasporto. Di certo dopo questa non facile esperienza se non tutto, molto è cambiato, a cominciare dal modo con cui ci spostiamo.

È questa la fotografia scattata dal sondaggio promosso da Legambiente con Ipsos nell’ambito di “Clean Cities Campaign”, una campagna europea sostenuta da un cartello di associazioni dell’Unione, che punta al miglioramento radicale della qualità dell’aria attraverso stili di mobilità più sostenibile, alla ridistribuzione dello spazio urbano in favore delle utenze deboli e alla conversione dei trasporti all’elettrico. Il campione è di 1.000 interviste nel territorio nazionale e 300 a Milano, Roma, Napoli e Torino. Campione rappresentativo della popolazione maggiorenne, metodologia CAWI, dal 24 settembre al 4 ottobre.

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DOPO LA PANDEMIA CALANO GLI SPOSTAMENTI CON I MEZZI PUBBLICI
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Spostamenti soprattutto in auto

Il sondaggio dice stiamo ricominciando a uscire e spostarci, seppur meno del 2019, anche nelle 4 grandi città - Milano, Torino, Napoli e Roma - dove ancora si lavora di più da casa rispetto al resto d’Italia. Eppure proprio nelle grandi città ci si sposta più frequentemente, anche 3 o 4 volte al giorno. Continuiamo a usare spesso l'auto, ma ci muoviamo molto anche a piedi. In città autobus, tram, metropolitane e treni regionali sono al 70-80% della capienza. Il mezzo pubblico ha perso quota, penalizzato dalla paura dell'affollamento.

Le regole del distanziamento, della metà dei posti in meno, della mascherina e dell'areazione e sanificazione hanno provocato una paura collettiva: le stesse norme - viene messo in evidenza da Legambiente - valevano anche per le automobili (vedi Linee guida Istituto superiore Sanità), ma non ci siamo lasciati intimorire. In seguito è stato provato che i mezzi pubblici non hanno evidenziato nessun aumento statistico di contagio rispetto allo stesso tempo trascorso fuori casa. Più controversi i dati sui viaggi in auto con passeggeri a bordo.

Tornerà spesso al lavoro la metà dei lavoratori

La pandemia ha avuto ripercussioni sul lavoro, a cominciare dal luogo in cui lo si esercita. Non andiamo più tutti i giorni in ufficio (il 15 ottobre è iniziato un percorso di graduale rientro dei dipendenti della Pa), soprattutto nelle grandi città del Nord: se prima 3 lavoratori su 4 si recavano quasi tutti i giorni sul posto di lavoro, oggi resta a casa il 69% e domani probabilmente sempre più spesso non torneremo sul posto di lavoro. Nelle 4 città metropolitane, con più uffici pubblici e grandi imprese, il cambiamento è più evidente: tornerà spesso al lavoro solo la metà dei lavoratori (48% a Milano, il 53% a Torino). Ma proprio nelle città ricominciamo a muoverci molto di più, anche più di 3 o 4 volte al giorno, usiamo tanto l'auto, ma sempre più spesso anche i piedi: gli spostamenti superiori ai 10 minuti a piedi equiparano o superano quelli in auto.

In giro in bici (con la pedalata assistita)

È cresciuto in città l'uso della bicicletta a pedalata assistita e soprattutto del monopattino, sia proprio che in sharing. La discontinuità ha accelerato i cambiamenti. E, soprattutto, le nuove politiche urbane hanno consentito, dove sono state intraprese, cambiamenti importanti: gli abbonamenti scontati per studenti, nuovi servizi di sharing mobility, nuovi percorsi ciclopedonali, i dehor di bar e le pedonalizzazioni…

Mobilità condivisa sulla spinta dei monopattini elettrici

Se in città si riprende a muoversi prima e meglio attraverso l'intermodalità dei servizi, si spiega ancora nel report, non è un caso ma il frutto di politiche di limitazione della circolazione delle auto, di sostegno all'offerta di servizi pubblici, di riduzione dello spazio per il parcheggio, di diffusione di servizi di sharing mobility (20 a Milano, 15 a Roma). La novità nella sharing mobility sono i monopattini elettrici: nel 2020 l'Osservatorio Sharing Mobility contava 120 servizi di micromobilità, quattro spostamenti su 10 in condivisione, anche nelle regioni del sud e nei centri minori.

Offerta integrata cercasi

Il 60% degli italiani (75% nelle città principali) ritengono rilevante una offerta integrata (MaaS), un abbonamento unico a trasporto pubblico, treno e servizi di sharing mobility, dal monopattino all'auto. Piace molto la Città dei 15 minuti a piedi, con i servizi di prossimità, e piacciono perfino le politiche di limitazione, quasi totale, della circolazione di auto e moto con motori a combustione nei centri abitati.

Il trasporto multimodale spacca la penisola in due

Le aree metropolitane sono il luogo naturale della multimodalità, anche se tra le quattro città coinvolte nell'analisi, le differenze balzano all'occhio. Si prendono sempre più mezzi o servizi di trasporto anche per compiere lo stesso viaggio: a Milano due volte e mezza più che in Italia, a Napoli, Torino e Roma il doppio. Milano guida questa ideale “classifica” staccando nettamente Roma ma anche Torino, mentre Napoli si colloca a metà strada. La formula quasi unica di combinazione tra più mezzi vede ancora una volta alla ribalta le auto, in combinazione con il trasporto pubblico, soprattutto a Roma. Due ruote - bici o monopattino - e mezzi pubblici è il connubio che convince invece un cittadino su cinque nelle altre tre città.

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