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La moda di Armani ripensa i confini tra esuberanza e rigore

Spunti creativi per un nuovo inizio anche da Ermanno Scervino, tra pizzi e pelle, e Salvatore Ferragamo: lo stilista Paul Andrews porta i codici della maison nella contemporaneità

di Angelo Flaccavento

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(via REUTERS)

3' di lettura

La notte, cancellata dal coprifuoco, ha momentaneamente perso la sua magia: assenza assoluta di barriere, permissività etica ed estetica, libertinaggio, promiscuità. Tradizionalmente di notte tutto è concesso, oggi, al massimo, si sta in pigiama di pile o di seta, davanti alla tv, pronti a perdere i sensi sul divano, non sul divanetto di un nightclub. Non è dato di sapere cosa succederà da qui a quando le collezioni che si stanno vedendo in questi giorni a Milano arriveranno in boutique – a settembre suppergiù – ma a giudicare dalle proposte le prospettive sono rosee. Ovvero: se anche non dovessimo poter folleggiare after dark sarà concesso scintillare in pieno giorno. Che la proposta non sia un’idea balzana lo conferma il fatto che Giorgio Armani, il più sobrio e misurato di tutti, ne è convinto pigmalione. Re Giorgio non rinuncia certo all’amata linearità, al gusto sottile per l’eleganza sussurrata, ma ammorbidisce il rigore a suon di velluti, di lustrini e rouche, confondendo con piglio sicuro il giorno e la notte. Anche l’intramontabile tailleur pantaloni è ripensato: ha la giacca più lunga, sulla quale i quadri sono disegnati da piccoli cristalli applicati su velluto. Spiega Armani: «Ho lavorato con il nero e con i colori delicati, immaginando una collezione dalle atmosfere notturne nella quale giorno e sera si mescolano liberamente. È un modo per riportare l’attenzione sulla moda come gesto liberatorio, gratificante, sul desiderio di scintillare, anche in un momento così difficile». Il messaggio è elettrizzante, e arriva forte e chiaro: basta con la depressione stilistica della tuta da ginnastica, e pure con la sciatteria che ne consegue. Vestirsi non è semplice coprirsi, ma una affermazione di presenza. Armani offre gli strumenti, in un equilibrio di calma ed esuberanza che solo a lui riesce.

Giorgio Armani, eleganza notturna e ambientalista

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I cristalli sono applicati a mano sulle coste dei grossi maglioni rustici, meglio se percorsi da frange danzanti, da Ermanno Scervino, mentre gli abiti a t-shirt di pizzo ricamato sono indossati con il piumino di pelle e quelli di pizzo bianco sono accessoriati con alti stivali-calza dal gusto fetish. Il mondo di Scervino vive da sempre in armonia di contrasti, ma questa stagione le frizioni accelerano in una escalation che mette a confronto la strada e l’atelier, la praticità e l’artigianalità. «Ho immaginato la quotidianità, a modo mio», sintetizza Ermanno. Anche lui, confonde il giorno con la sera, perché le nuove regole dello stile questo prevedono.

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Ermanno Scervino, i preziosismi incontrano lo sport

Da Sportmax gli strascichi da vamp, o da suora, i drappeggi da dea e le trasparenze vampiresche migrano dalle ore antelucane al giorno fatto, in una celebrazione di femminilità assertiva che prevede solo stivali militari, per silhouette allungate dai forti sentori anni Novanta.

Ferragamo, il futuro sostenibile dello stile

Paul Andrews, direttore creativo di Salvatore Ferragamo, parte per un viaggio intergalattico carico di colori acrilici e materiali inattesi come il pvc sabbiato dei pantaloni da cadetto spaziale, le pelli metallizzate delle scarpe con la zeppa a F, la stessa che valse a Salvatore, il fondatore, il premio Neiman Marcus. È un salto quantico per la maison fiorentina, roccaforte di un certo statico classicismo. Un salto che però riconnette il presente agli inizi, perché Salvatore era uno sperimentatore indefesso e un colorista spregiudicato. Andrews di rado è emotivo o emozionante, ma l’audacia si apprezza: la collezione spiazza, si apre ad un nuovo pubblico. Slanci del genere in Ferragamo sono stati quasi sempre cassati. Che sia un nuovo inizio, da mettere a fuoco con maggior precisione? Lorenzo Serafini, da Philosophy, crea un mondo college di pura fantasia, e celebra la scuola unendo in libertà frammenti di ipotetiche uniformi. Lavorando sul tema del nodo e dell’abbraccio, infine, Gabriele Col angelo mescola poesia e verve sperimentale, fermezza e fluidità. Il tocco è sicuro e gentile, la prova convince.

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