venerdì opposti

La moda fra Black Friday e Friday for the Future: lo scontro filosofico dello shopping

Quest’anno il giorno che invita a comprare di più si batte con un giorno che spinge a consumare di meno. Una lotta senza vincitori? In realtà, un compromesso esiste

di Chiara Beghelli


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Shopping da Macy’s, New York

3' di lettura

E' il Black friday, caccia allo sconto nei negozi e sul web

Poche ore fa, forse mentre stava già avvistando le coste di Lisbona come un Cristoforo Colombo di ritorno, Greta Thunberg stava postando su Facebook le foto dei “Friday for the Future” nel mondo. E da mezzanotte le nostre caselle di posta elettronica e quelle degli sms stanno subendo un intasamento da offerte da “Black Friday”.

Oggi non è un giorno dedicato agli acquisti solo da quest’anno, certo. Ma da quest’anno sta ingaggiando la sua prima lotta con il suo alter ego: i venerdì dei ragazzi ecologisti che vedono proprio nell’anti-consumismo parte della soluzione per salvare il Pianeta.

Ragazzi protestano contro il Black Friday a Bayonne, Francia (AP Photo/Bob Edme)

Comprare meno, comprare meglio: questo può essere il campo di pace fra i due venerdì. Comprare con più consapevolezza, considerando certamente la convenienza, bandiera del Black Friday, ma dando la stessa importanza ad altri dati: come è stato prodotto questo oggetto? Da chi? Dove? Qual è la sua sostenibilità ambientale, ma anche sociale?

Produciamo, compriamo e gettiamo troppi vestiti?
Restringiamo la riflessione sulla moda, una delle categorie protagoniste di questo weekend di shopping scontato. Perché anche gli sconti del Black Friday hanno un prezzo. L’industria della moda emette il 10% delle emissioni totali di ga serra, più di quella dei trasporti aerei e marittimi messi insieme, secondo l’Unep. Una ricerca di McKinsey & Company e della Ellen MacArthur Foundation ha riportato che la produzione globale di abiti è duplicata fra 2000 e 2014, con il numero di capi acquistati da ogni persona ogni anno aumentato del 60%, a fronte di un calo del 50% della frequenza con cui li indossiamo.

Ancora: l’Environmental Protection Agency degli Stati Uniti, patria del Black Friday, sostiene che ogni anno il Paese genera 15 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, un numero che si è duplicato negli ultimi 20 anni. Di tale quantità, solo 2,62 milioni di tonnellate sono state riciclate, 3,14 bruciate come fonte energetica e 10,64 sono finite semplicemente in discarica. Un americano getta via ogni anno in media 36 kg circa di abiti usati. E in media a ogni città americana smaltire gli abtii usati costa 45 dollari a tonnellata.

Abiti da tramandare come orologi
Ma perché compriamo e gettiamo in questo modo così frenetico? Una persona nota e apprezzata in tutto il mondo per suo talento nel riconoscere “what’s next” (banalizziamolo con “le nuove tendenze”), ha dichiarato in un’intervista a Reuters: «Credo che dovremmo promuovere l’idea di mantenere gli abiti che abbiamo, tenerli in considerazione e indossarli ancora e ancora, per poi magari passarli ai nostri figli. Credo che dobbiamo fare più attenzione all’artigianalità, alla creaività, e credere meno all’idea che gli abiti possano essere anche gettati via dopo averli usati una sola volta». Di chi si tratta? Anna Wintour, per 30 anni direttrice di Vogue.

Gli abiti più durevoli, quelli da tramandare, è evidente, sono quelli di maggiore qualità. E spesso questo si traduce in un costo finale maggiore. Comprare meno, comprare meglio, dunque. Destinando lo stesso budget a un numero inferiore di capi, ma che siano in grado di accompagnarci per più di una singola stagione. Le creazioni durevoli e di qualità possono peraltro avere una nuova vita nel mercato del second hand, la cui crescita è un altro sintomo di questa maggior consapevolezza ambientale e dello sviluppo dell’economia circolare, che ha come modello il riuso.

Il made in Italy come nuovo paradigma
In questo contesto di consumi così rapidamente in evoluzione, la formula di produzione italiana - dove intendiamo il vero made in Italy, fatto di saper fare, innovatività e cultura d’impresa (l’artigianalità e la creatività sostenuti da Anna Wintour) - può essere un modello virtuoso per la nuova industria globale della moda.

Dunque fermiamoci, concediamoci di valutare la rutilanza di offerte che giungeranno in questo weekend. Un detox critico, di consapevolezza. E se non resistiamo al richiamo dello shopping, chiediamoci almeno se saremo felici di incontrare quel cappotto o quel paio di scarpe nel nostro armadio anche nel Black Friday del 2020.

Per approfondire:
La moda made in Italy salverà il mondo?

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