Milano moda donna / 1

La moda costretta al digitale in cerca d’autore, sospesa fra sobrietà ed eccessi

Da Fendi ad Alberta Ferretti e N.21 le prime sfilate rivelano una certa, inevitabile stanchezza creativa, e un dicotomico oscillare tra pudori e sfrontatezza, sempre rivolto a un rassicurante passato. Ma ci sono anche delle novità

di Angelo Flaccavento

Alberta Ferretti

4' di lettura

Milano è nuovamente in modalità fashion week, ma l'inevitabile protrarsi dell'emergenza sembra aver sottratto quasi tutte le energie al sistema. La città non è preda del caos usuale e i contenuti delle sfilate, in larga parte preregistrati, hanno lo stesso tepore di un surgelato mal scongelato.

Sia chiaro: la presente non è una filippica anti digitale. Il mezzo è certamente freddo, ma è anche multiforme e pieno di possibilità. A raffreddarlo fino al congelamento contribuisce la scelta di evitare la diretta. Perché, naturalmente, il fashion film, narrativo e atmosferico, si è già dimostrato inadatto: bisogna mostrare i vestiti, e allo scopo serve davvero solo la camminata, in qualsiasi forma, ossia la sfilata, che in video non rende al meglio.

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Non se ne esce, e allora tanto vale concentrarsi sulla moda, sempre che essa, nella sua espressione maiuscola, si palesi ancora. La stanchezza, al momento, è principalmente creativa, ed è in parte comprensibile: trovare uno slancio è impresa titanica. Che la crisi attuale sia terreno di coltura per nuove esplosioni di follia, come vuole il senso comune e historia magistra, non è per ora dato di vederlo. Si registra però un dicotomico oscillare tra sobrietà ed eccesso, tra pudore estremo e sfrontatezza, sempre e comunque con lo sguardo rivolto indietro, al passato che rassicura.

Fendi, omaggio di famiglia a Roma

Fendi, omaggio di famiglia a Roma

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Da Fendi, Kim Jones, al debutto nel prêt-à-porter dopo la prova incerta della couture, riparte da Roma, e dalle cinque sorelle, ovvero dal più puro dna Fendi, un affair capitolino di lusso compiaciuto e matriarcato. Vestite di beige, bianchi sporchi e grigi - i colori delle rovine - arrangiati in composizioni monocromatiche, le modelle si muovono in una sorta di acquario lapideo, tra finti resti di colonne e capitelli ammucchiati dentro gigantesche F di vetro.

Fendi

La metafora è alquanto letterale, mentre il succedersi di visoni lavati in forme a vestaglia, di cashmere frangiati e forme liquide occhieggia in modo chiaro all'immaginario Fendi della metà degli anni ottanta, quando le sorelle misero sul mercato il profumo Roma, con annessa immagine di bacio a Giano. Nei quarant'anni intercorsi, e nell'epocale successione di direttore creativo, tutto si è diluito e impallidito. Far paragoni tra Karl Lagerferld e Kim Jones, che comunque appare qui più convincente e convinto che nella couture, è fuor di questione e inopportuno, non fosse che è lo stesso Jones a citare di continuo il Kaiser, istigando il confronto.

Se negli accessori resiste ancora l'esuberanza Fendi, negli abiti e nelle pellicce, artigianalità somma a parte, l'espressione si percepisce frenata, blanda, prevedibilmente commerciale. La verve romana è come bloccata dal cool di Albione, e non decolla. Dalle zeppe e dalle chiusure a F delle borse, però, può ripartire, perchè questo è pur sempre un debutto.

Fendi

L'inverno 2021, visto oggi dall'avamposto della moda, appare incerto - abbiamo tutti imparato a far programmi di non lunga gittata, per cui sei mesi allo stato attuale paiono era geologica. Sarà domestico o festaiolo, morigerato o sbracato? Ciascuno dice la sua.

Alberta Ferretti, la sensualità celata dal rigore

Alberta Ferretti, la sensualità celata dal rigore

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Alessandro Dell'Acqua, da No.21 lo immagina borghese, carnale e perverso, con tocchi di lingerie, molto nudo e scarpe metallizzate, perchè alla pruderie corrente, rinunciataria e depressa, sarà bene reagire a suon di scosciature e libertinaggio. La donna di Alberta Ferretti è coperta dalla rouche che chiude il collo in una piccola gorgiera alla gonna a pieghe sovrapposta ai pantaloni, ma non è una suora laica intrusciata e infagottata, anche se a tratti cosí appare. Al contrario, emana un rigore pieno di sensualità, e di sera si libera proprio.

Alberta Ferretti (REUTERS/Alessandro Garofalo)

Anche da Missoni il comfort avvolgente del giorno lascia spazio agli sbrilluccichii della sera, ma quel che permane invariata è la nonchalance. La pandemia ha portato a una esplosione del vestire in maglia, il che vuol dire un ennesimo e benvenuto revival per Missoni, il marchio che di rigenerarsi non smette mai.

Missoni

Lo stesso vale per la morbida sobrietà di Brunello Cucinelli, mentre la donna in cravatta di Calcaterra modernizza con poetica delicatezza una immagine indelebile di carrierismo meneghino, tenendone l'eleganza per azzerarne la protervia.

L'interessante esordio del giovane Del Core, in fine, è un atteso ritorno al più rutilante e funambolico fantasy dressing. Così fantasy, infatti, che a volte si perde un po' il filo, tra donne foglia, donne fungo, geishe lisergiche e creature velenose che si succedono senza troppa coerenza sulla passerella abbacinante - la sfilata è in presenza, unica in calendario - pagando dovuto omaggio agli imperituri paladini dell'eccesso Mugler e McQueen.

Daniel Del Core (AP Photo/Antonio Calanni)

Del Core ha trentadue anni e molta esperienza negli special pieces e nel celebrity dressing, da ultimo per Gucci. Il suo pedigree è evidente nella cura estrema della fattura - davvero sorprendente per qualità - così come nella concentrazione sul pezzo singolo invece che sulla narrativa di collezione. Che piacciano o no, ci sono un punto di vista e un gusto, da affinare ma chiari, ed è già una partenza. Un nome nuovo in calendario a Milano, poi, è già da sé speranza nel futuro del sistema. Il resto è un percorso da fare.

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