convegni - luxury summit

La moda e il lusso accelerano all’estero con capitali esterni

di Francesca Padula

default onloading pic


3' di lettura

Non solo creatività e sfilate di successo. Il futuro della moda italiana, soprattutto per le aziende di piccole e medie dimensioni o per quelle più giovani, passa anche per la finanza e l’individuazione di chiare strategie di crescita sui mercati internazionali. Quanto sia rilevante il sostegno finanziario esterno come acceleratore per società medie che non hanno brand fortissimi - ed alle quali una quota del 20-30% di fatturato all’estero non basta più - è il tema dell’intervento di Maurizio Castello, advisory partner di Kpmg, al 9° Luxury Summit in programma oggi e domani nella sede dl Sole 24 Ore di Milano, in via Monte Rosa 91.

Gli investitori esteri sono da tempo molto attratti dalla filiera made in Italy: solo dal 2014 ad aprile di quest’anno ci sono state 40 acquisizioni estere di aziende italiane, mentre le società estere comprate da italiane sono state solo 26. «La presenza dell’Italia all’estero sta lentamente crescendo», avverte Castello che a esempio cita alcune delle prede straniere più prestigiose “catturate” negli ultimi anni: Net-a-Porter, Roger Vivier e Woolrich, passate rispettivamente a Yoox, gruppo Tod’s e W.P. Lavori in corso.

Loading...

Nel confronto con altri settori, la moda italiana è ancora un settore in cui i multipli calcolati sull’ebitda sono più alti, a testimonianza del valore dei marchi e del potenziale attribuito dagli investitori. Attenzione, però, ammonisce Kpmg: con la fine delle acquisizioni in Italia da parte dei gruppi del lusso francesi Lvmh e Kering, i multipli medi sono scesi (da 14,7 volte del 2011 a 9,5 nel 2016). Il mercato oggi presta maggiore attenzione alla potenziale e concreta creazione di valore nel lungo periodo. I fondi di private equity sono gli investitori più attivi e guardano con attenzione ai marchi più piccoli con potenziale crescita nella distribuzione e con opportunità di espansione internazionale.

E qui veniamo al punto sottolineato con forza da Castello: «Non è vero che non si cresce perché mancano le fonti di finanziamento, ma perché spesso non è chiara quale sia la strategia di crescita e le modalità per perseguirla. E di conseguenza è difficile attrarre investitori esterni oppure ottenere capitale in prestito per finanziare l’espansione». Gli investitori di private equity intervistati da Kpmg lamentano in molti casi la mancanza di una chiara visione sullo sviluppo del business. «La moda è un settore molto forte sul prodotto e sullo stile – insiste Castello -, non altrettanto sulla capacità di sviluppare dei business plan sostenibili e robusti sui ricavi previsti, sui mercati prioritari per il proprio prodotto e sugli impatti finanziari attesi».

Un modello di business solido deve trovare il giusto equilibrio tra marchio, creatività e management team, avere una grande attenzione ai nuovi consumatori (che hanno nuovi bisogni e gusti diversi da Paese a Paese) e presentare un piano di espansione percorribile.

Nelle raccomandazioni di Kpmg ci sono anche le linee guida per l’imprenditore: evitare sovrapposizioni con il management e delegare le decisioni quotidiane, rispettare i ruoli e le autonomie e naturalmente valutarne i risultati. «Ma il punto chiave è sempre più quello di avere un piano di sviluppo del marchio forte e credibile – conclude Castello –. Le sfide esterne sono molte, dalla concorrenza internazionale alla penetrazione in nuovi mercati, è ancora più importante però vincere alcune resistenze culturali all’interno della propria azienda».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti