FUTURE FOR FASHION

La moda lancia l’allarme: aiutare i piccoli. Saper fare e capitale umano gli asset

Al convegno organizzato da Confindustria Firenze in collaborazione con il Comune e il Centro di Firenze per la moda italiana si sono riuniti imprenditori e istituzioni. Con il conflitto è a rischio la tenuta della filiera

di Silvia Pieraccini

Il Convegno Future for Fashion organizzato da Confindustria Firenze

I punti chiave

  • Al convegno Future for Fashion si sono riuniti imprenditori e istituzioni della moda toscana e italiana
  • Le imprese e le istituzioni hanno lanciato un allarme: la filiera rischia di non superare la crisi iniziata con il Covid e amplificata dalla guerra in Ucraina
  • Gli asset strategici su cui investire: know-how e capitale umano

3' di lettura

L’industria della moda si guarda allo specchio – in un convegno a Firenze che ha riunito imprenditori, manager e istituzioni – e si scopre ferita. È una ferita contenuta (almeno per ora) per i grandi marchi globali, in grado di compensare le perdite su alcuni mercati con le vendite realizzate su altri; ma è una ferita pericolosa per le piccole e medie imprese della filiera, indebolite dall’aumento dei costi energetici, logistici, delle materie prime, e dalle difficoltà dell’export in Russia e Ucraina.

«Per noi la Russia rappresenta solo il 2% - ha detto Patrizio Bertelli, amministratore delegato di Prada - ma non dobbiamo guardare gli effetti sui marchi affermati, dobbiamo pensare alle Pmi della moda che non hanno capacità contrattuale e non sono presenti su tanti mercati: qui bisogna che la politica intervenga come ha fatto col Covid, altrimenti molti rischieranno di chiudere».

Loading...

Più a rischio il monte della filiera

Un rischio che si amplifica nella attività a monte della filiera: «È vero che per qualche azienda la Russia rappresenta piccoli numeri – ha detto Ercole Botto Poala, imprenditore tessile e vicepresidente Confindustria Moda – ma per altre pesa fino al 70% del fatturato, per cui immaginatevi cosa possa rappresentare questa crisi, soprattutto per chi esce da un periodo difficile come quello del Covid».La necessità d’intervento è quella che Carlo Capasa, presidente della Camera nazionale della moda, ha sollecitato al Governo: «Aiutate i piccoli – ha riferito di aver chiesto a Roma - dobbiamo difendere la seconda industria italiana facendo un progetto complessivo per il futuro della moda. E dobbiamo ricordarci che siamo i primi produttori al mondo di moda di qualità, diamo lavoro a 600mila persone».

L’aiuto delle istituzioni dovrà intensificarsi secondo il sindaco di Firenze Dario Nardella, “padrone di casa” nel Salone de’ Cinquecento di Palazzo Vecchio dove si è svolto il convegno “Future for fashion”, organizzato da Confindustria Firenze in collaborazione con il Comune e il Centro di Firenze per la moda italiana. «Le istituzioni pubbliche devono fare ancora di più – ha detto Nardella – il Governo deve mettere a punto un piano strategico per l’industria della moda perché un modello come il nostro, in cui le imprese e le istituzioni lavorano insieme, non ce l’ha nessuno, neppure i francesi, e dobbiamo tenercelo stretto».

Saper fare e capitale umano sono gli asset su cui investire: «Nel 2021 il sistema-moda fiorentino ha esportato più di 9 miliardi di euro, in crescita del 7% sui valori pre-pandemia – ha detto il presidente di Confindustria Firenze, Maurizio Bigazzi - e il segreto sta nel nostro patrimonio imprenditoriale, cioè in quelle settemila unità produttive che fanno di Firenze uno dei principali hub della manifattura di lusso a livello europeo. Ma il segreto sta anche nel capitale umano, nei 39mila addetti del settore che uniscono artigianalità, competenza e innovazione».

«Uno dei successi della Toscana è il controllo dell’intera filiera», ha detto Marco Palmieri, presidente e amministratore di Piquadro e del marchio fiorentino The Bridge. Il futuro della moda è fatto di digitale e di metaverso, le nuove frontiere che sono pane quotidiano per un’azienda di e-commerce come LuisaViaRoma: «Il metaverso non è il futuro, è già la realtà – ha detto il fondatore Andrea Panconesi – se per avvicinarsi all’e-commerce ci sono voluti vent’anni, per il decollo del metaverso ci vorranno due anni. Fino a un paio di anni fa nessuno si sarebbe sognato di associare il gaming alla moda, oggi tutti i grandi brand lo stanno facendo».

Riproduzione riservata ©

Consigli24: idee per lo shopping

Scopri tutte le offerte

Ogni volta che viene fatto un acquisto attraverso uno dei link, Il Sole 24 Ore riceve una commissione ma per l’utente non c’è alcuna variazione del prezzo finale e tutti i link all’acquisto sono accuratamente vagliati e rimandano a piattaforme sicure di acquisto online

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti