Moda

La moda di seconda mano ancora non conquista l'Italia, il vintage è di nicchia

La fotografia nell'indagine di Kearney Italia. Eppure qualcosa sta cambiando, complici le app

di Alessandra Capozzi

(Ansa)

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore radiocor) - Il vintage ancora non conquista gli italiani e se lo fa è per motivi di convenienza e non di scelte etiche. Eppure qualcosa sta cambiando, complici le app. Emerge dall'indagine di Kearney Italia, parte della multinazionale statunitense di consulenza strategica, che confronta l'Italia con Francia, Germania e Stati Uniti secondo due dimensioni: la quota di consumatori che hanno acquistato prodotti di seconda mano negli ultimi 12 mesi e i motivi dello shopping ‘vintage'. La quota di consumatori italiani che acquista l'usato è la metà rispetto agli altri Paesi (solo il 20% degli intervistati contro una media del 38% negli altri Paesi). Il segmento più incline all'acquisto è tra i 45-55enni con il 33% (il 43% delle donne contro un 28% di uomini), mentre in altri Paesi le generazioni più giovani mostrano più interesse. In tutti i Paesi analizzati, il motivo principale per l'acquisto è "risparmiare denaro"; in Italia pesa il 31%, principalmente per le donne (34% contro il 30% dei maschi) e nella popolazione più anziana (48% per +55anni). Gli Stati Uniti sono di gran lunga il Paese più attento ai costi con il 54% degli intervistati che cercano di "risparmiare", la Francia con il 31% è il Paese con la più alta attenzione all'ambiente e alla sostenibilità, seguita da Germania (22%) e Italia (20%), mentre ultimi sono gli Stati Uniti (5%).

SustainEconomy.24/Fashion e retail spingono sul green

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I consumatori italiani non hanno una visione chiara dell'usato rispetto ad altri Paesi (il 22% risponde a ragioni "altre" contro il 5% di altri Paesi). I consumatori del Sud Italia mostrano più interesse per l'usato (26% vs 20% altrove) e insieme ai consumatori del Centro Italia sono a caccia di affari, mentre i consumatori del Nord Italia mostrano driver di acquisto diversi.

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« Il vintage è stato finora un business ‘di nicchia', soprattutto in Italia dove la maggioranza dei giovani, per esempio, continua ad amare le novità (80%) rispetto ai coetanei tedeschi (55%) e americani (52%) molto più attratti dal second hand», spiega Dario Minutella, senior manager di Kearney a SustainEconomy.24, report di Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School. «La Germania tra le scelte d'acquisto di capi seconda mano ha come priorità il sostegno al business locale, mentre la Francia è l'unica che realmente mostra una sensibilità etica. Da noi il tema della sostenibilità resta ancora fuori dalle ragioni di acquisto del vintage, se lo facciamo è per trovare il risparmio, l'affare. Eppure, il mercato segna un trend di crescita interessante, soprattutto grazie allo sviluppo di applicazioni per vendere e scambiare prodotti usati che hanno creato un nuovo segmento di mercato destinato a crescere nel tempo. Un business che vale 40 miliardi ma che è ancora lontano dall'idea del vintage come volano per sostenere scelte etiche. Prevale appunto la motivazione della convenienza, che non per forza è negativa e che può comunque spingere la moda verso una maggiore circolarità del business».

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