Evento Sole 24 Ore- Ft-Sky

La moda si riprende gli spazi (fisici). Marenzi: «Sostenibilità certificabile»

Il presidente e ceo di Herno all’evento “Made in Italy - Setting a new course” a dieci giorni dall’inizio delle sfilate maschili - e da Pitti Uomo a fine mese - in modalità fisica

di Giulia Crivelli

3' di lettura

Nei prossimi giorni e mesi la moda si riprenderà i suoi spazi fisici. A Parigi sfilerà l’haute couture, rappresentata anche da marchi italiani, dal 18 giugno a Milano si terrà la fashion week maschile e alla fine del mese torneranno le fiere fisiche, dal Pitti di Firenze a SìSposa Italia, sempre a Milano. Ma sfilate e fiere sono, se non la punta, solo la parte superiore dell’iceberg visibili grazie alle filiera del tessile-abbigliamento-accessorio (Tma), un sistema che nel 2019 aveva sfiorato i 100 miliardi di fatturato e rappresenta un motore economico e sociale per il nostro Paese, oltre che un volano d’immagine. Il Tma è stato, insieme a turismo, ristorazione e spettacolo tra i settori più colpiti dalla pandemia, ma la ripresa è iniziata, soprattutto nella fascia del medio e alto di gamma.

I pilastri del Pnrr: sostenibilià e digitalizzazione

Acceleratori della ripresa – che deve essere veloce, perché il terreno da recuperare è tanto – saranno la sostenibilità e la digitalizzazione, pilastri del Pnrr e del futuro del Tma, come ha spiegato Claudio Marenzi, presidente e ceo di Herno – azienda e marchio di capispalla –, past president di Confindustria Moda e attualmente al vertice di Pitti Immagine. «La nostra filiera, fatta soprattutto da Pmi, lavora sulla sostenibilità ambientale e sociale da molti anni, da prima che il tema diventasse centrale in ogni progetto economico o politico – ha sottolineato Marenzi all’evento “Made in Italy - Setting a new course” di Sole 24 Ore, Ft e Sky –. Non c’è spazio per il greenwashing e grazie alle tante certificazioni che aziende di ogni dimensione chiedono e ottengono lo sforzo per limitare in ogni modo gli impatti negativi sull’ambiente è dimostrabile e quantificabile».

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Il filo rosso circolare: Reduce, Reuse, Recycle

Persino un impegno di filiera non basta più: occorre cambiare non soltanto i processi produttivi e distributivi, dall’approvvigionamento delle materie prime alla progettazione dei negozi, certo. Non solo, però. «La sostenibilità sta già cambiando il modo in cui stilisti, creativi, manager e gli imprenditori pensano le collezioni e organizzano ogni parte della catena del valore – ha chiarito Marenzi –. Serve poi l’impegno dei consumatori: dobbiamo sentire tutti la responsabilità di un cambiamento culturale e delle nostre abitudini. Per il Tma possiamo riassumerlo con tre R: Reduce, Reuse e Recycle. Le aziende si impegnano da molti anni nel ridurre il consumo di materie prime e investono in progetti di economia circolare, lo stesso deve valere per i clienti finali della moda, cioè per tutti noi».

Attenzione all’ambiente, non solo dai Millennials

II presidente e ceo di Herno ha poi (in parte) sfatato il mito che la corsa alla sostenibilità sia dettata dal bisogno di soddisfare i consumatori più giovani, coetanei di Greta Thunberg o poco più. «È vero che le nuove generazioni sono più attente all’ambiente, ma non possiamo ancora annoverarle tra i clienti dell’alta gamma. Se poi guardiamo a uno dei più importanti mercati del lusso, la Cina, dobbiamo ammettere che l’attenzione ai temi ambientali è molto inferiore a quella di mercati maturi come Europa e Stati Uniti. Ribadisco – ha detto Marenzi –. Investire in sostenibilità deve essere un impegno comune, consapevole, serio e, non meno importante, certificabile». Impegnativo è pure il percorso delle digitalizzazione: «Per il Tma vuole dire molto più che e-commerce e showroom virtuali – ha concluso il ceo di Herno -. Deve servire per integrare i processi interni alla filiera e, sempre più importante, per proteggerci da minacce esterne e per rendere più efficiente ogni anello del sistema. Digitalizzazione e sostenibilità possono innescare un circolo virtuoso, per il Tma e per il Paese».

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