Milano digital fashion week

La moda uomo diventa più autentica tra stile e voglia di natura

Il classico all’italiana, senza forzature in direzione fashion, nelle prove di Tod’s e Ferragamo, con Versace, Kiton e Scervino (donna)

di Angelo Flaccavento

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Il classico all’italiana, senza forzature in direzione fashion, nelle prove di Tod’s e Ferragamo, con Versace, Kiton e Scervino (donna)


3' di lettura

Gli eventi degli ultimi mesi hanno spazzato via idee che nella moda si erano radicate da tempo. Le cattive abitudini magari torneranno presto, perché la memoria degli umani è corta, ma al momento si percorrono altre vie. C’è urgenza di autenticità, e questo ha portato il fatidico storytelling lontano dalle lande perigliose del racconto poco credibile.

Nel terzo giorno di digital fashion week, Tod’s presenta le precollezioni uomo e donna con un video dal sapore quasi giornalistico, nel quale il direttore creativo Walter Chiapponi racconta il proprio processo creativo e la propria visione del marchio. Non c’è enfasi, al contrario molta schiettezza, la stessa di Chiapponi che, con twist incisivo, riesce a trasfigurare il classico all’italiana senza forzarlo in direzione della moda. Il saper vivere e il saper fare sono al centro del discorso, con naturalezza.

L’esperimento di Salvatore Ferragamo è meno riuscito, solo però in termini narrativi. La collezione ha quella purezza vibrante di linea e preziosità di materia che è la sigla del direttore creativo Paul Andrew, ma il film a capitoli fulminei Shaping a dream appare troppo enfatico e sincopato. Il sincretismo di passato e presente, l’unione di rispetto per la tradizione e urgenza di innovazione sono caratteri complessi, che non si possono risolvere con una manciata di monitor e un groviglio di tubi nelle stanze auguste di Palazzo Fini Speroni. I vestiti però valgono, ed è quello che conta davvero.

Onesto vuol anche dire semplicemente mostrare il backstage, il lavoro di squadra che sta dietro uno scatto patinato. Donatella Versace ambienta la flash collection - in boutique già ad agosto - intorno a AJ Tracey che rappa un nuovo brano, e nel mentre scatta la campagna. I gemelli Caten, invece, filmano il making of del lookbook DSquared2. La collezione, tra formalità asciutta e informalità muscolare, è una summa onesta del loro pensiero.

I giorni duri del confino forzato un effetto lo hanno avuto: c’è una voglia prepotente di natura. La napoletanità cosmopolita di Kiton trova uno sbocco naturale verso il mare, sfondo ideale di una collezione come sempre morbidamente sartoriale, pensata per un pubblico di jet setter che approdano impeccabili su isole mozzafiato. Lo stesso spirito permea la collezione femminile, dal piglio garbato e convincente. Ermanno Scervino immagina una estate mediterranea e romantica, fatta di abiti fluttuanti e bluse vaporose, in bianco totale con sprazzi di animalier, e ambienta la narrazione in un orto botanico - quello di casa sua - dall’aspetto meravigliosamente bucolico. La voglia di natura ha implicazioni più birichine per Lorenzo Serafini, che da Philosophy immagina un pomeriggio di tennis e piscina in abiti corti, festaioli e gaudenti.

In quanto piattaforma realmente democratica nella quale tutti hanno in qualche modo lo stesso peso, la fashion week digitale conferisce inatteso rilievo ai piccoli, o presunti tali, i cui messaggi rinfrancano. Con determinazione e un pizzico di cinismo, Simone Rizzo e Loris Messina hanno fatto di Sunnei una delle realtà più dinamiche del nuovo panorama milanese. Così dinamica, in effetti, da avere attratto più attenzioni all’estero che a casa, pur essendo fortemente radicata nei milieu della giovane creatività locale.
Sunnei Canvas è la prima parte del progetto per la primavera-estate 2021 - la seconda sarà svelata a settembre - e consiste in una selezione di capi di tela bianca - volumi ludici e sentori di kindergarten - che i buyer possono personalizzare ad libitum sul sito. Un modo intelligente di creare interazione, con il plus di una presentazione in forma di video animato deliberatamente basso di risoluzione chiuso da una esilarante macarena.

Dorian Tarantini, mente di M1992, è abituato a lavorare con piccoli budget: quel che gli basta solo le idee, sempre provocatorie, vagamente distopiche. Focalizza la collezione sulla camicia – perfetta quella in verde green screen per proiezioni di sentimenti individuali - e presenta tutto attraverso una serie di video sketch che con humor angoscioso suggeriscono il lavaggio del cervello come condizione permanente della nostra società manipolata e ultrainformata.

È distopica anche la corsa a perdifiato, lontano da o in direzione di un nuovo ordine mondiale, di United Standard, l’esperimento fashion del graphic designer Giorgio Di Salvo, intorno a uniformi, divise e dintorni. Il video pulsa e coinvolge, gli abiti convincono per schiettezza.

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