Milano moda uomo

La moda uomo riavvia le sfilate, Cucinelli: «Ripresa confermata»

di Giulia Crivelli

3' di lettura

Era dal febbraio 2020 che Giorgio Armani, tra i simboli delle settimane della moda milanese, non sfilava dal vivo, con buyer, stampa e ospiti internazionali seduti e sereni. Lunedì succederà di nuovo, con la consueta doppia sfilata, necessaria per accomodare tutti, a maggior ragione volendo mantenere il giusto distanziamento. Una doppia sfilata nella storica sede Armani di via Borgonuovo che chiuderà l’edizione di Milano moda uomo iniziata ieri e che segna il ritorno agli eventi in presenza, pur se in numero ancora limitato: sfilate (cinque in totale), ma soprattutto allestimenti fisici negli showroom (oltre 40). Sono ancora molti i marchi che scelgono la formula digitale (domani spicca l’evento in streaming di Prada), ma l’era della nuova normalità è iniziata . In attesa di arrivi da Stati Uniti e Asia per Milano moda donna di settembre, a questa tornata ci sono buyer, stampa e ospiti europei e la città ritrova parte dell’indotto legato alle fashion week.

Secondo Brunello Cucinelli però la sorpresa più bella è quella di poter di nuovo parlare con le persone e mostrare le collezioni (in questo caso la primavera-estate 2022) senza la mediazione della tecnologia: l’imprenditore lo farà oggi a Milano, accogliendo tutti nello showroom a due passi dall’Arena, che dà su un cortile con uno dei più spettacolari glicini della città, affascinante persino ora che non è più fiorito. Poi si sposterà a Firenze per Pitti Uomo (30 giugno-2 luglio) e sarà l’unico marchio della moda maschile a questa tornata impegnato in entrambe le città. «L’ultima edizione fisica di Pitti fu quella del gennaio 2020, in giugno dell’anno scorso e gennaio 2021 usammo tutti solo la piattaforma digitale – sottolinea –. La tecnologia ci ha dato una grande mano durante la pandemia, ma a maggior ragione adesso che possiamo, dobbiamo tornare a guardarci negli occhi». Brunello Cucinelli, società quotata a Milano, ha chiuso il primo trimestre con ricavi a 164,6 milioni, in crescita del 5,1% sullo stesso periodo del 2020 e del 2,6% sul primo trimestre 2019. Come dire che le vendite sono tornate ai livelli pre Covid. Anzi, sono migliorate.

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«La ripresa per noi e per molti marchi di alta gamma era iniziata già nel secondo semestre 2020 e ora è confermata – spiega Cucinelli –. Per l’intero esercizio prevediamo un aumento di ricavi tra il 15 e il 20% e una redditività in linea con gli anni scorsi, mentre per 2022 e 2023 pensiamo a un sano +10%. Con questi numeri abbiamo solo rivisto il piano decennale 2019-2028, pensato in era pre Covid, e manteniamo l’obiettivo del raddoppio del fatturato». Tra sette anni i ricavi potrebbero quindi superare il miliardo, ma Cucinelli non è ossessionato dalla crescita né dalle cifre apparentemente simboliche né dall’obiettivo di diventare una billion euro (o dollar) company.

«La pandemia ha portato immense sofferenze, ma ci ha dato anche opportunità straordinarie: di ritrovare noi stessi e il valore di quello che facciamo con e per gli altri. Vale per la vita privata e per il lavoro», aggiunge Cucinelli, che scelse fin dal marzo 2020 di aiutare tutte le persone che lavorano nel gruppo in Italia e all’estero, rinunciando alla redditività di breve per pensare a quella di medio e lungo. «Preservare la sicurezza economica e garantire la salute di tutti i collaboratori nei mesi della grande paura è stato un dovere ma anche un investimento – spiega –. Siamo riusciti a lavorare insieme, anche da remoto, trovando nuove energie creative, con maggiore fiducia in noi stessi e nel lavoro di squadra. Forse per questo le collezioni donna e uomo presentate all’inizio dell’anno e ancora più questa, sono tra le migliori che io ricordi. Non starebbe a me dirlo, ma c’è un momento per mostrare del sano orgoglio». Orgoglio e soddisfazione suffragati dai numeri: Cucinelli e molte altri marchi presenti a Milano in questi giorni hanno avviato da settimane le campagne vendite per le collezioni della primavera-estate 2022 e i risultati sono molto buoni.

«Non è vero che ci siamo abituati a vestire in modo informale o, peggio, trasandato. Siamo stati costretti a non uscire e a cambiare abitudini – conclude Brunello Cucinelli –. Ma ora più che mai c’è voglia di scegliere con cura cosa indossare per uscire e forse più di prima desideriamo usare abiti e accessori per comunicare qualcosa di noi agli altri. Una ritrovata serenità e speranza nel futuro».

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