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La moneta elettronica da sola non basterà per stanare gli evasori

di Fabrizio Galimberti

3' di lettura

Caro Galimberti,

il tema oggetto di riflessione “domenicale” (5 marzo 2017) mi invita a focalizzare l’attenzione su una miriade di benefici derivanti dalla diffusione della moneta elettronica. In primis, per noi “furbetti del Belpaese”, da sempre poco inclini a rispettare il ruolo di fedeli contribuenti, potrebbe essere un forte deterrente alla malvagia consuetudine di eludere tasse e derivati con l’utilizzo spasmodico di contanti. In effetti i nostri governanti avevano ben legiferato in materia di pagamenti con moneta elettronica, ma l’obbligo di istituire pos e carte di credito presso i vari esercizi commerciali o studi professionali imponeva minime soglie di utilizzo e ancor di più al legislatore “distratto” gli era sfuggito di delineare un regime sanzionatorio. Quindi possiamo ben dedurre che una diffusione globale di modalità di pagamento elettronico potrebbe incentivare anche un’equa responsabilità fiscale (tracciabilità). Ma nello stesso tempo sarebbe bene rimodulare i costi fissi di gestione di tali procedure di incasso. Certo che, per un popolo di “conservatori “come noi italiani, il fascino della banconota rimarrà immutato. Ma se riflettessimo sui costi di gestione del contante a carico degli istituti di credito (trasporto, custodia, distribuzione...), e se pensassimo a quanto è vulnerabile il nostro contante (furti, rapine, perdite...) e infine se prendessimo atto di quanti mercati globali ci verrebbero preclusi, forse ci convinceremo a sposare definitivamente la moneta elettronica. Ma il tutto deve partire da una corretta, trasparente e capillare informazione sul rapporto costi-benefici delle nuove tecnologie. E anche noi, “figli della magica filigrana”, dobbiamo affrontare la nostra seconda giovinezza, alimentando le passioni della conoscenza, per poter barattare le nostre sorpassate consuetudini con le infinite opportunità di miglioramento della qualità della vita che ci offrono le nuove tecnologie.

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Gianluca Caldironi

Caro Caldironi, la moltiplicazione dei mezzi di pagamento è certamente un potente lubrificante degli scambi. La possibilità, per esempio, di farsi trasferire dei soldi via Paypal con il solo indirizzo email facilita transazioni di compravendita che prima richedevano faticosi bonifici. E la possibilità di pagare “sventolando” la carta di credito davanti a un sensore, senza firme o pin, fa risparmiare tempo nelle code alle casse del supermercato.

Tutto questo fa parte dell’enorme “surplus del consumatore” che diamo per scontato ma che non si ritrova nel Pil, anche se rende più facile la vita, con l’enorme mole di informazioni disponibili nel telefonino che teniamo in mano. Ciò detto, sarei meno ottimista di lei sul fatto che la tracciabilità permessa dalla moneta elettronica stanerà gli evasori. Chiuderà qualche punto di fuga, è certo. Ma il gioco di guardie e ladri continuerà, e chi voglia evadere troverà nuove forme e nuovi schemi. Alla fine, l’evasione si contrasta con la tecnica (banche dati e scambi di informazioni) ma si sconfigge solo con l’istruzione (senso civico) e con il miglioramento di quei servizi pubblici che costituiscono il corrispettivo delle tasse.

fgalimberti@yahoo.com

Il sentimento morale è oggi in Europa troppo eccitabile, troppo spinto agli estremi, nella continua e ossessiva ricerca di fondare nuove istituzioni legittimanti la valutazione dei valori propri, ma come ammoniva Arthur Schopenhauer “neminem laede, immo omnes, quantum potes, juva” (non far male a nessuno, anzi , per quanto puoi , aiuta tutti) il rischio di concentrare e includere solo su stessi tutti i benefici, porta una negativa ripercussione verso i meno fortunati. In generale a grandi linee, può darsi che il futuro spalanchi le porte di un benessere collettivo, a ogni latitudine, oggi però i segnali sono tutti contrari , e anche i grandi spiriti intellettuali e politici affondano dentro rimasugli filosofici senza respiro e indugiano nel cammino della speranza, perché cercano la seduzione dei propri elettori , quindi non formando una saggia guida, ma assecondando le più semplici e smondanizzate fughe dalla realtà. L’Italia vive oggi una bivalenza morale, tra la sovranità delle leggi istituzionali e le chimiche interiori che segnano questo popolo, vale a dire tra accoglienza dovuta a chi soffre e rispettabilità richiesta a chi dona, tertium non datur, e a nulla serve quel rumoreggiare sotterraneo da talpe del pessimismo. Quindi dobbiamo cercare di imparare a mediare tra i doveri loro e nostri prima e i diritti nostri e loro poi, altrimenti affonderemo tutti.

Giuseppe Marcuzzi

Aiello del Friuli

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