Le Lettere

La «moneta unica» degli anni Cinquanta a sostegno dell’Italia

di Gianfranco Fabi

2' di lettura

Gentile Fabi, vorrei tornare sul tema della lira e della moneta unica europea. Se guardiamo al passato e in particolare ai tempi del cosiddetto miracolo economico non possiamo non osservare che l’Italia aveva piena sovranità monetaria e che la lira era una moneta la cui stabilità è stata certamente di aiuto all’apertura internazionale dell’economia. Non vedo perché non si possa vedere nell’eventuale ritorno alla lira un fattore capace di sostenere un nuovo periodo di crescita. Il passato dovrebbe insegnare qualcosa anche se i tempi sono indubbiamente cambiati. Resta il fatto che sono in molti, anche autorevoli economisti, a dire che ci vorrebbe una mossa straordinaria per rimettere in corsa l’economia.
Giovanni Pandolfi

Gentile Pandolfi, il passato deve essere sicuramente un elemento di cui tenere conto nel giudicare la realtà . Ma la storia è maestra di vita soprattutto se viene vista nella giusta prospettiva e rispettando la realtà dei fatti. Ebbene nella sua veloce ricostruzione degli elementi del miracolo economico ci sono almeno due osservazioni che vanno sottolineate. In primo luogo il fatto che la stabilità della lira fu essenzialmente un effetto, e non una causa, della crescita economica. E in secondo luogo che non è vero che le decisioni autonome e sovrane di politica monetaria abbiano avuto una incidenza significativa nella politica economica. Basta osservare il fatto, in qualche modo paradossale, che negli anni 50 e 60 l’Italia partecipava a un sistema in cui vi era una moneta unica: il cambio della lira con il dollaro è rimasto sostanzialmente stabile, attorno a quota 625, per vent’anni. Così il cambio della lira con il marco tedesco ha subìto solo un piccolo ritocco nel 1960. Un sistema di cambi fissi equivale di fatto ad avere una moneta unica: questa era la situazione dell’Italia di sessant’anni fa. A creare le condizioni per il miracolo economico sono stati molti diversi fattori che in gran parte non si possono più presentare. È il caso della crescita demografica, con annate da vero e proprio baby boom; è il caso dell’effetto trainante della ricostruzione, reso possibile anche grazie agli aiuti esterni come quelli del piano Marshall; è il caso dei bassi salari e dell’ampia disponibilità di manodopera disposta a trasferirsi dall’agricoltura all’industria e dal Sud al Nord; è il caso dei forti afflussi valutari provenienti dalla rimesse degli emigrati; è il caso dell’apertura dei mercati internazionali anche grazie all’avvio dell’integrazione europea. Tutte ragioni queste, a cui se ne possono aggiungere altre, che nulla hanno a che fare con la sovranità monetaria. Caro Pandolfi, è vero, ci vorrebbe qualcosa di positivamente straordinario per rianimare l’economia. Ma abbandonare la moneta unica andrebbe nella direzione esattamente opposta.
gianfranco.fabi@ilsole24ore.com

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