quattro ddl sull’eutanasia

La morte di Noa in Olanda, ecco cosa prevede la legge italiana sul «fine vita»

di Ernesto Diffidenti e Andrea Gagliardi

Cure palliative alternativa a eutanasia, ma per pochi

4' di lettura

La morte di Noa Pothoven, la 17enne olandese che si è lasciata morire dopo aver deciso di smettere di mangiare e bere, coi familiari consenzienti, ha riacceso i riflettori in Italia sul tema del fine vita. «L'eutanasia e il suicidio assistito sono una sconfitta per tutti. La risposta a cui siamo chiamati è non abbandonare mai chi soffre, non arrendersi, ma prendersi cura e amare per ridare la speranza» ha scritto in un tweet Papa Francesco. In realtà non di eutanasia (pur legale in Olanda) si è trattato in questo caso perché un anno fa Noa (caduta in una profonda depressione dopo due stupri subiti) aveva chiesto a una clinica dell'Aja, che le fosse praticata l’eutanasia. Ma la risposta è stata un no: per la sua giovane età e per la natura del suo problema.

Le proposte di legge sull’eutanasia
Ma come funziona la normativa italiana in materia? Nella scorsa legislatura sono rimaste ferme sette proposte per regolamentare l'eutanasia, ma è stata approvata (ai tempi del governo Renzi) in zona Cesarini la legge 219 del 2017. In questa legislatura il ministro della Salute Giulia ha definito la legge sull'eutanasia «assolutamente prioritaria per questo Paese» e una proposta
di legge sull'eutanasia è stata presentata recentemente da 17 deputati di M5s.
La Pdl (primi firmatari sono Doriana Sarli e Giorgio Trizzino) va ad aggiungersi alle altre tre già depositate. Le Commissioni Giustizia e Affari sociali
inizieranno oggi il Comitato ristretto con l'obiettivo di redigere un testo unificato delle quattro proposte. Ma quest’anno si sono tenute alla Camera alcune audizioni nell'ambito dell'esame della proposta di legge d'iniziativa popolare, recante «rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell'eutanasia».

Loading...

GUARDA IL VIDEO - Guida al Biotestamento

La legge sul testamento biologico
Tornando alle norme approvate due anni fa, il nome tecnico è Dat, Disposizioni anticipate di trattamento. In realtà, i principi fissati sono più conosciuti come “biotestamento”. La legge regolamenta le scelte sul fine vita, stabilendo che in previsione di un'eventuale futura incapacità di autodeterminarsi ci sia la possibilità per ogni persona di esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto su accertamenti diagnostici, scelte terapeutiche e singoli trattamenti sanitari, inclusi l'alimentazione e l'idratazione artificiali. Inoltre, nei casi di paziente con prognosi infausta a breve termine, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili o sproporzionati, e in presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente.

La vicenda di Eluana Englaro
Il provvedimento affonda le radici nella vicenda umana e politica di Eluana Englaro e dalla conclusione della battaglia giudiziaria -durata 17 anni- condotta dal padre Beppino che ha permesso agli italiani e al Parlamento di valutare la necessità di dotare l'Italia di una legge che tuteli le persone non più capaci di autodeterminarsi.

Applicazione non omogenea
L’applicazione della legge sul biotestamento, tuttavia, non è ancora omogenea sul territorio nazionale. Da una parte si riscontra l'assenza di informazione tra i professionisti medici e gli operatori sanitari - complice soprattutto la mancanza di una campagna informativa - dall'altra vi è una resistenza da parte dei Comuni, che devono ricevere le disposizioni anticipate attraverso gli uffici di stato civile. «Non è raro infatti per i cittadini interessati - spiega l'Associazione Luca Coscioni - di imbattersi in amministrazioni comunali che motivano il rifiuto del ritiro delle Dat presentate con la mancanza di una delibera comunale istitutiva di un apposito registro».

I ritardi nell'applicazione
La data di emanazione doveva essere quella del 30 giugno 2018, termine fissato dalla legge di bilancio pluriennale 2018-2020 che ha finanziato con 2 milioni l'istituzione di un registro nazionale dei testamenti biologici. Il decreto non ha ancora visto la luce, eppure con la legge di Bilancio 2019 sono stati autorizzati, a decorrere dal 2019, ulteriori 400mila euro annui per la banca dati. Entro il 30 aprile scorso, inoltre, doveva essere inoltre trasmessa al Parlamento dal ministero della Salute una relazione sull'attuazione della legge sul biotestamento. «La grave mancanza di questo documento - aggiunge l'Associazione - impedisce ai cittadini e ai parlamentari di conoscere la realtà delle disposizioni anticipate di trattamento in Italia, in particolare i numeri di testamenti biologici depositati e gli ostacoli tuttora presenti alla piena applicazione della legge».

CitBot: l'intelligenza artificiale che risponde ai quesiti
L'Associazione Luca Coscioni, per diffondere la conoscenza sul biotestamento, ha lanciato CitBOT, un sistema di intelligenza artificiale in grado di rispondere a circa mille domande sulle Dat. In ogni caso è bene chiarire che si tratta di una scrittura privata che può essere consegnata a un notaio, o portata personalmente presso l'ufficio dello stato civile del proprio Comune di residenza che dovrà annotarla sul Registro. Potranno inoltre essere consegnate personalmente presso le strutture sanitarie, nel caso in cui le Regioni che adottano modalità telematiche di gestione della cartella clinica o il fascicolo sanitario elettronico o altre modalità informatiche di gestione dei dati del singolo iscritto al Servizio sanitario nazionale abbiano, con proprio atto, regolamentato la raccolta di copia delle Dat.

L'atto potrà essere consegnato anche a fiduciario che vigilerà sull'applicazione delle disposizioni. Ma nei casi in cui le Dat appaiano palesemente incongrue, non corrispondenti alla condizione clinica, o qualora emergano nuove terapie, capaci di offrire concrete possibilità di miglioramento delle condizioni di vita, il medico, in accordo con il fiduciario, potrà disattenderle. Nel caso di conflitto tra il fiduciario e il medico la decisione è rimessa alla magistratura.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti