analisiL’EMERGENZA E I PARTITI

La mossa di Berlusconi spariglia i piani di Conte e Salvini

Con il sì allo scostamento di bilancio del centrodestra voluto dal Cavaliere si apre il dialogo tra Forza Italia, Pd e una parte del Movimento 5 Stelle. A rischiare è sopratutto il premier se il suo Governo non saprà gestire al meglio la seconda fase dell’epidemia

di Barbara Fiammeri

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Con il sì allo scostamento di bilancio del centrodestra voluto dal Cavaliere si apre il dialogo tra Forza Italia, Pd e una parte del Movimento 5 Stelle. A rischiare è sopratutto il premier se il suo Governo non saprà gestire al meglio la seconda fase dell’epidemia


3' di lettura

Silvio Berlusconi ha spiazzato tutti: gli alleati Matteo Salvini e Giiorgia Meloni ma anche il premier Giuseppe Conte. Il leader di Forza Italia stavolta non è tornato suoi suoi passi ma ha costretto gli altri a fare buon viso a cattivo gioco. Il sì allo allo scostamento vale ben più degli 8 miliardi dichiarati. La posta in palio è assai più sostanziosa. E non solo perché già si guarda a come impegnare le risorse del nuovo deficit da 20 miliardi che si farà a gennaio oltre a qualche emendamento in legge di Bilancio. Ma perché tanto Salvini e Meloni quanto lo stesso Conte non gradivano e non gradiscono questo dialogo tra il partito del Cavaliere e il Pd che coinvolge anche una parte dei Cinquestelle.

L’unità di facciata del centrodestra

Nel vertice tenutosi ventiquattr’ore prima del voto in Parlamento i leader del centrodestra avevano comunicato che avrebbero deciso assieme cosa votare. In realtà Berlusconi la decisione l’ha presa per conto suo, bruciando gli altri sul tempo. Tanto Salvini che Meloni nelle ore precedenti l’avvio del dibattito sullo scostamento continuavano infatti a ripetere che avrebbero deciso cosa votare dopo aver ascoltato il Governo. Negli stessi minuti il leader di Forza Italia invece ufficializzava all'assemblea dei deputati azzurri il sì allo scostamento proprio perché il Governo (il riferimento era alla nota del ministro dell'Economia Gualtieri della sera prima) aveva accolto le proposte del centrodestra. Auspicando poi che anche gli alleati facessero altrettanto. Alla fine così è stato e il centrodestra in Aula si è presentato compatto. Ma è una unità solo di facciata.

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Anche Conte non ride

Nel gioco delle parti un ruolo di primo piano ce l’ha anche il premier. Giuseppe Conte in una nota ringrazia chi «tra le forze di opposizione» ha fatto prevalere la via del dialogo. Ma a Palazzo Chigi in realtà l’attivismo di Berlusconi piace fino a un certo punto. La disponibilità del Cavaliere è insidiosa. Anche perché a breve (il 9 dicembre) arriverà in Parlamento il voto su sì o il no alla riforma del Mes (non sull’uso del fondo salvastati) e Forza Italia potrebbe nuovamente assumere un ruolo di primo piano, soprattutto se al Senato venissero a mancare i voti di una parte dei Cinquestelle. E in quell’occasione è certo che non ci saranno né Salvini né Meloni da sempre contrari al salvastati. Non ci si potrà quindi nascondere dietro il voto unanime.

A gennaio si apre la partita sulla sopravvivenza del Governo

Se così sarà, quel voto lascia intravedere qual è la partita che si aprirà a partire da gennaio, una volta superato lo scoglio della legge di Bilancio: la sopravvivenza o meno del Conte II. E in questo caso è giusto concentrare l’attenzione sulla figura del premier perché a rischiare di più è proprio l’«avvocato del popolo». Il Pd, da settimane se non mesi, rumoreggia e chiede a Conte di cambiare passo, di mediare. La strategia del rinvio non basta più. Né sul Mes né su altri capitoli, primo fra tutti il piano sul Recovery fund.

Emergenza Covid giro di boa

Molto per non dire tutto dipenderà da come evolverà l’emergenza Covid. La gestione della prima ondata è stata per il premier un trampolino di lancio che lo ha portato a un consenso altissimo, superiore a quello dei partiti che lo appoggiano. Ma adesso la situazione è mutata perché a far paura è anche la crisi sociale ed economica che l’epidemia si porta dietro. Se all’attuale Governo non verrà riconosciuta la capacità di gestire questa fase, l’unica alternativa non saranno le urne ma un nuovo Esecutivo. E Forza Italia è pronta ad approfittarne.

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