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La mossa di Facebook: così ci invieremo denaro su WhatsApp

di Biagio Simonetta


Scandalo dati, Facebook rischia stangata negli Usa

4' di lettura

Sono tempi difficili per il mondo delle criptovalute. Dopo il boom dei mesi a cavallo fra il 2017 e il 2018, l’intero mercato è crollato violentemente, seminando dubbi pesanti sul futuro delle monete digitali. Una seconda e formidabile chance, però, sta crescendo in grembo alle più grandi aziende tecnologiche. Una seconda vita che, per numeri e potenzialità, potrebbe essere la mossa vincente.
Alcune delle più grandi società di messaggistica istantanea al mondo, fra le quali Facebook e Telegram, stanno lavorando alacremente alle loro criptovalute, con la speranza di riuscire dove le start up del settore hanno fallito. E se fino a ieri queste sembravano solo idee, oggi i tempi sembrano maturi per definire una data di arrivo sul mercato.

Le mosse di Facebook
Non c’è dubbio che il progetto più atteso sia quello portato avanti da Facebook. L’idea dei manager di Menlo Park è quella di entrare nel mondo delle criptovalute entro il 2019, e di impiegare la propria “moneta” all’interno di WhatsApp. La piattaforma regina della messaggistica istantanea, proiettata verso i due miliardi di utenti, integrerà molto presto una moneta digitale che consentirà agli utenti di scambiarsi denaro con un semplice “tap” sullo smartphone. La notizia è riportata dal New York Times, che cita cinque persone vicine al progetto di sviluppo rimaste anonime per ovvie ragioni di riservatezza.

A conferma di ciò, c’è il fatto che Facebook stia impiegando circa cinquanta ingegneri su questo progetto (i numeri sono emersi grazie al sito The Block che ha tenuto traccia del flusso costante di nuovi annunci di lavoro da parte della società di Menlo Park per quest’area di sviluppo). Cinquanta persone che lavorano in una sede distaccata, non accessibile agli altri dipendenti di Facebook. A capo del team, Zuckerberg ha scelto David Marcus, ex presidente di PayPal. L’accelerazione è arrivata lo scorso anno, dopo che Telegram aveva annunciato di aver raccolto 1,7 miliardi di dollari per finanziare la sua criptovaluta.

La strada della blockchain
Facebook sta esaminando diversi modi per utilizzare la blockchain. Perché lo scopo è quello di utilizzare una criptovaluta vera e propria, dunque basata su questa tecnologia. La strada più semplice sarebbe stata sicuramente un’altra, e cioè quella di prevedere le transazioni in valute tradizionali. Ma la scelta di Facebook è stata quella di mirare dritti alla vera innovazione e a una moneta proprietaria, interamente controllabile. Un gettone digitale che abbia, però, un valore stabile (così da tenere alla larga gli speculatori e dare tranquillità agli utenti). Un valore che tenga conto di una sorta di paniere mondiale e delle diverse valute. Un progetto, dunque, differente rispetto a quello delle altre app di messaggistica (come Telegram) che hanno in mente criptovalute vere e proprie, quindi soggette a forte oscillazioni.
Giova ricordare che Facebook sta revisionando l'infrastruttura di messaggistica delle sue piattaforme (Messenger, WhatsApp e Instagram), così da procedere verso un’integrazione. E non è escluso che in questo contesto si inserisca anche la moneta digitale.

Un movimento globale
Di fianco alle più note WhatsApp e Telegram, è un po’ tutto il mondo delle app di messaggistica a muoversi in questa direzione. Sono segnalati progetti analoghi, infatti, anche per piattaforme come KakaoTalk (app molto popolare in Corea del Sud), Line (molto diffusa in Giappone) e la super blindata Signal. E il motivo di questi progetti pare sia dovuto a un trend positivo già tracciato dalla cinese WeChat, dove i pagamenti via app sono già una realtà e vengono utilizzati quotidianamente da milioni di persone. Negli Stati Uniti, inoltre, c’è il buon esempio di Venmo, che ha abilitato lo scambio di denaro fra smartphone riscuotendo un discreto successo.

Perché può funzionare
Ma perché c’è tanto ottimismo su questa seconda vita delle criptovalute? Il motivo è da ricercare in più fattori. Innanzitutto la diffusione delle piattaforme come WhatsApp e Telegram. Si tratta di applicazioni già installate su miliardi di smartphone. L’utente le utilizza quotidianamente, le conosce, le sente familiari. Poi l’immediatezza: oggi, uno dei limiti allo sviluppo delle criptovalute è da ricercare nella complessità di un mercato che fra piattaforme di exchange e wallet digitali, richiede qualche passaggio di troppo per arrivare alla massa. WhatsApp e Telegram, invece, renderanno i portafogli digitali disponibili immediatamente per miliardi di persone. Un pacchetto pronto all’uso che troverebbe poche resistenze nell’utilizzo.

Le incognite
Fra gli analisti, però, non mancano le perplessità. Perché gli ostacoli normativi e tecnologici che hanno impedito a Bitcoin di diventare mainstream, potrebbero rivelarsi una zavorra anche stavolta. La mancanza di un’autorità centrale sulle criptovalute ha spesso reso queste monete merce per criminali e truffatori. Inoltre, ad oggi le tecnologie impiegate per produrle rendono apparentemente difficile gestire un numero significativo di transazioni. «Stanno per imbattersi in questi stessi tipi di limiti tecnologici» ha detto al New York Times Richard Ma, amministratore delegato di Quantstamp, un’azienda che fornisce controlli di sicurezza per nuove criptovalute.

Sarà una bella sfida, insomma. E con le fasi di progettazione ormai agli sgoccioli, possiamo aspettarci un secondo semestre 2019 molto interessante.

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