Aspettando il 2020/Croazia

La multiculturale Rijeka scommette sulla diversità

di Giovanni Stelli

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La torre civica, rifatta nel XVIII secolo: da lì si accede alla città vecchia (Adobe Stock)


3' di lettura

Il porto delle diversità: questo il titolo del programma in base al quale Rijeka (in italiano Fiume) è stata proclamata Capitale europea della Cultura 2020. E in effetti questo titolo esprime al meglio il carattere peculiare della storia di questa città, una storia caratterizzata nei secoli da uno straordinario pluralismo etnico, linguistico, religioso e culturale. Nell’ambito della Croazia, Rijeka è stata preferita ad altre, pur importanti città, proprio per questo motivo: anche in tempi recenti, dopo la dissoluzione della ex Jugoslavia e la guerra degli anni Novanta, la città ha contribuito in modo determinante al superamento dei contrasti interetnici, ponendosi come un autentico modello di convivenza.

Rijeka è appartenuta politicamente all’Italia (allora era Fiume, appunto) per poco più di un ventennio (1924-1947), alla Jugoslavia per 44 anni e dal 1991 fa parte della Repubblica di Croazia, mentre per secoli, dalla seconda metà del 1400, è stata una città autonoma all’interno dell’Impero asburgico, dipendente direttamente dal potere centrale, ossia dal Regno d’Ungheria che dell’Impero faceva parte. Si parlavano lingue diverse – l’italiano, che era la lingua ufficiale della Municipalità e della maggioranza della popolazione, il croato, l’ungherese, il tedesco – e si professavano religioni diverse: cattolici, serbo-ortodossi, evangelici, ebrei avevano i loro luoghi di culto e convivevano senza conflitti. Non a caso nell’ambito delle iniziative previste per il 2020 c’è anche un padiglione multiconfessionale realizzato dall’architetto Nikola Bašić e concepito come luogo di meditazione e preghiera per i membri di tutte le religioni. Questo caratteristico pluralismo si manifestava e si manifesta naturalmente anche nella cultura materiale, nelle tradizioni gastronomiche, per esempio, a cui è dedicato uno spazio nelle iniziative del 2020, intendendo la cucina come un luogo di “dialogo” e di scambio, di ibridazioni.

La funzione di Rijeka come crocevia di popoli e culture fu potenziata alla fine dell’Ottocento dal grande sviluppo del porto promosso dall’Ungheria e dalla conseguente crescita industriale: infatti “acqua” (il fiume da cui prende nome la città e il mare che la bagna), “porto” e “migrazioni” sono i tre grandi temi in cui si articolano le iniziative previste nel programma Il porto delle diversità.

Nel corso del Novecento, nonostante l’affermarsi di nazionalismi contrapposti sempre più aggressivi, la dissoluzione dell’Impero plurinazionale degli Asburgo dopo la Grande Guerra e l’avvento della dittatura fascista in Italia, la città continuò a mantenere nel complesso il suo carattere di centro pluriculturale tollerante e inclusivo. Indubbiamente il massiccio esodo degli abitanti italiani negli anni successivi al 1945 e dopo l’annessione alla Jugoslavia comunista segnò una grave rottura nella continuità della storia cittadina. Ma proprio le iniziative previste nel 2020 vogliono essere una tappa importante nel processo di recupero dell’identità storica della città. A tal proposito uno spazio significativo è dedicato al tema “l’età del potere”, ossia all’indagine sul mondo dei regimi totalitari con attività connesse ad edifici e territori storicamente significativi (come i campi di Goli Otok e quello di Kampor sull’isola di Arbe), a monumenti, a complessi militari e così via; e anche al periodo dannunziano è stata dedicata una mostra.

Va peraltro osservato che questo processo di recupero dell’identità storica, iniziato all’indomani del crollo del muro di Berlino e della dissoluzione del socialismo reale, è in atto già da anni. Una sua manifestazione assai significativa è costituita dal dialogo intrapreso tra i fiumani esuli, la Comunità dei fiumani italiani rimasti e le istituzioni della maggioranza croata a cominciare dalla Municipalità. Alcuni risultati di questo dialogo potranno essere osservati dai numerosi visitatori della città previsti per il 2020: si tratta, per fare un solo esempio, delle tabelle storiche che l’attuale Municipalità, guidata dal sindaco Voiko Obersnel, ha voluto collocare nella Città Vecchia, tabelle in cui sono indicati in ordine cronologico i nomi delle vie e delle piazze dall’Ottocento ad oggi e da cui è possibile conoscere i nomi italiani che queste vie e piazze avevano nel passato. Rijeka capitale europea della cultura 2020 contribuirà senz’altro a far conoscere la Croazia agli europei attraverso una città la cui poliedrica identità può essere esemplare per edificare un’Europa che sia in grado di coniugare, più di quanto non abbia saputo fare finora, la grande ricchezza delle sue identità particolari con l’universalità dell’idea europea. E sarà un’occasione per costruire un ponte, culturale ma anche economico, verso i Paesi dell’area balcanica che all’Europa guardano e che nell’Europa aspirano ad integrarsi.

Presidente della Società di Studi Fiumani
Archivio Museo Storico di Fiume a Roma

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