poesia

La musicalità, innanzitutto!

di Niccolò Nisivoccia


4' di lettura

Il 14 febbraio La Nave di Teseo pubblicherà la nuova raccolta poetica di Franco Marcoaldi, Amore non Amore (120 pp., € 12). Non è una raccolta del tutto nuova, per la verità, perché Amore non Amore era stato già pubblicato più di vent'anni fa da Bompiani; ma ora esce appunto in una nuova edizione, arricchita da molte poesie inedite. Nel mezzo, nel corso di questi venti anni, Marcoaldi ha pubblicato molte altre raccolte: Benjaminowo. Padre e figlio, Animali in versi, Il tempo ormai breve, La trappola, Il mondo sia lodato, fino al recente Tutto qui. Ogni raccolta è legata all'altra da un filo riconoscibile e, se si vuole, questa nuova edizione di Amore non Amore lo svela e lo conferma adesso una volta di più, perché si potrebbe affermare che non esiste differenza, nel tono come nella postura, fra le poesie già presenti nell'edizione originaria e quelle inedite, scritte oggi. Cosicché anche tutte le poesie scritte nel frattempo appaiono a maggior ragione quasi come frammenti di un discorso continuo, o di un'intima conversazione, mai interrotta, intorno a certi temi d'elezione.

Del resto Marcoaldi è un poeta fedele a sé stesso, e quel filo che attraversa tutte le sue raccolte altro non è che la sua sensibilità, l'espressione del suo sguardo sulle cose, e dunque la sua cifra: precisa, tersa – e rimasta immutata negli anni. Marcoaldi in definitiva non ha fatto della fedeltà a sé stesso un valore assoluto, da difendere a qualunque costo, bensì un valore da coltivare solo nella misura in cui gli ha consentito di preservare la sua poetica contro ogni possibile erosione, contro ogni possibile deviazione o smarrimento – semmai affinandola sempre di più.
La musicalità, innanzitutto, e l'apparente semplicità dei versi: le poesie di Marcoaldi sono perfino cantabili, in primo luogo proprio grazie a questa linearità, a questa essenzialità (oltre che al frequente uso della rima interna, che detta il ritmo senza farlo mai inciampare). Delle parole Marcoaldi ama le mille possibili dilatazioni dei confini di significato e di senso, semantici ed evocativi; ma non c'è parola che non venga offerta nella sua nudità, nella sua essenza quasi primigenia. Piuttosto, la potenzialità delle parole emerge da un incessante soffermarvisi, insistervi, tornarvi e ritornarvi, indugiarvi attorno nelle ripetizioni e nei rimandi (all'interno di una medesima poesia, o fra una poesia e l'altra). E poi naturalmente i temi d'elezione, come si diceva: il tempo che scorre, e che bisogna accettare che scorra senza timore di perderlo; le trappole e le insidie della quotidianità; l'illusione e la disillusione, l'incanto e il disincanto; il colloquio ininterrotto con il nostro parlamento interiore, abitato dai volti e dalle voci di tutti coloro, i vivi come i morti, con i quali continuamente ci confrontiamo e facciamo i conti; il mondo degli animali e della natura, che a loro volta occupano un posto nel parlamento interiore di Marcoaldi (con tutto il creato essendo possibile interloquire, se ci si dispone e ci si apre a farlo).
Tutto ciò, in Amore non Amore, è vero come sempre e come non mai, se è vero che forse non esiste parola più nuda, più primigenia e più pura di “Amore”.

L'Amore in tutte le sue forme, allora, in tutte le sue infinite accezioni, declinazioni e sfumature: l'Amore sentimentale, carnale, istintuale, cerebrale, acceso o sopito, giovane o antico, fedele o tradito, reale o sognato, sincero o malinteso, travisato, afferrato o appena intravisto o intuito, triste, allegro, felice, cupo, solare o invernale, estasiato, tormentato, eterno, fugace, possibile, impossibile. L'Amore “che travolge”, “che sragiona”, insieme a quello custodito nel cuore “come un guscio”. L'Amore sacro e l'Amore profano: “Non invidio chi è ricco, potente/e miete successi. Invidio/(talvolta) soltanto l'eccesso/dell'Amore per Dio, l'Assoluto,/il Signore della terra e del cielo -/un Amore totale a cui niente/fa velo. Lo invidio e lo temo/e lo sento lontano: perché/io vivo di Amore profano”.

L'Amore ora e qui, nel presente di carne e d'ossa, e l'Amore verso chi non c'è più, o è rimasto solo nello “sconcerto di una foto” che ci guarda immobile e ci rincuora. L'Amore dentro la vita e quello che “include la morte:/la morte di un padre, una madre,/un amico, un amante”, dopo la quale l'Amore però “è ancora più forte -/perché chi ci amava e scompare/lascia sempre aperte le porte”. L'Amore come cura, come bene, e l'Amore piegato invece su di sé, miope, “a tempo d'io”. L'Amore come proiezione verso gli altri, e l'Amore come egoismo. L'Amore “che ti sospinge a largo” e quello “che ti riporta a riva”. L'Amore verso un essere umano o verso un animale, o verso un luogo, un momento, una stagione. L'Amore che induce a piangere o a disperarsi, e l'Amore di cui ridere o sorridere, o su cui ironizzare. L'Amore che diventa distanza, abissale lontananza. L'Amore vuoto, finto, recitato. Ogni cosa insieme a ciò che la nega, al suo contrario, come accade nella vita, non solo nell'Amore: tutto si tiene, sempre, nella compresenza e nella convivenza degli opposti, il bene con il male, il giusto con lo sbagliato, il torto con la ragione.
A ben vedere, la stessa poesia di Marcoaldi, nella quale si avverte l'eco di alcuni autori dichiaratamente amati, ad esempio Giorgio Caproni e Wislawa Szymborska, esprime a sua volta una compresenza e convivenza di opposti, perché il discorso emozionale convive sempre – e Amore non Amore non fa eccezione – in perfetto equilibrio con il discorso razionale, analitico, spesso anche ironico. Al riguardo Raffaele La Capria aveva parlato della convivenza fra un “pensiero ragionato” e la “scintilla” dell'intuizione, e Marcoaldi in persona, richiesto di come riuscisse a conciliare le due realtà, aveva risposto dicendo: “è come se io provassi a usare tutta l'intelligenza delle parole per poi disfarmene e cercare di arrivare a toccare le cose con i sensi”. Aveva aggiunto, Marcoaldi, che il senso della vita, ammesso che ne esista uno, può essere trovato solo nel suo canto, nel cantarla. Anche Amore non Amore è, più di tutto, al fondo, una forma di canto della vita.

Franco Marcoaldi. Amore non Amore (La nave di Teseo, 120 pp., € 12)

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