rubata 50 anni fa

La Natività di Caravaggio oggetto di trattativa tra mafia e Chiesa

Parla il parroco dell'Oratorio di San Lorenzo , lì dove da oltre 350 anni era la tela rubata nel 1969 a Palermo e mai più ritrovata

di Marilena Pirrelli


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3' di lettura

«La Natività» di Caravaggio rubata 50 anni fa dalla chiesa palermitana di San Lorenzo, tra le opere più ricercate da tutte le polizie del mondo, fu oggetto di trattativa tra la mafia e la Chiesa per la sua restituzione. Lo testimonia in una videointervista firmata dal regista Massimo D'Anolfi, mai vista prima e data in esclusiva al Guardian, il parroco Rocco Benedetto dell'Oratorio di San Lorenzo che cercò all'epoca di recuperare la tela. Nel video girato nel 2001, ma rimasto top secret per tutti questi anni, il sacerdote rivela i dettagli del furto dell'ottobre 1969 della Natività di Merisi da Caravaggio con San Lorenzo e San Francesco.
Il sacerdote Benedetto, scomparso nel 2003, afferma nel video di aver ricevuto – dopo qualche mese dal furto in chiesa - una lettera a casa nella quale veniva richiesta un'inserzione sul Giornale di Sicilia per avviare la trattativa sulla tela. L'anno scorso gli investigatori hanno confermato che il dipinto era a casa del boss mafioso Gaetano Badalamenti. Il regista D'Anolfi, che filmò l'intervista per un documentario a cui stava lavorando all'epoca sulle opere rubate, non si rese conto del valore della testimonianza, che successivamente fu consegnata alla polizia. «Nella lettera, i ladri hanno dichiarato – spiega nell'intervista il sacerdote -: “Abbiamo il dipinto. Se vuoi fare trovare un accordo per la restituzione devi inviare questo annuncio sul Giornale di Sicilia”». L'annuncio doveva essere un segnale per Cosa Nostra che la Chiesa era pronta a trattare. Benedetto riferì della lettera al sovrintendente agli affari culturali di Palermo, che poi pubblicò l'annuncio sul quotidiano siciliano. Due settimane dopo, il sacerdote ricevette una seconda lettera, questa con un'ulteriore minaccia mafiosa. «La lettera era accompagnata da un pezzo del dipinto, un piccolo pezzo di tela, che voleva chiarirmi che avevano davvero il Caravaggio in loro possesso» spiega padre Benedetto al suo intervistatore. «Sono andato direttamente dal sovrintendente e l'ho informato di ciò che stava accadendo. Gli ho lasciato la lettera e il pezzo di tela». «La mafia stava facendo con il dipinto quello ciò che normalmente fa con le vittime di rapimenti» afferma D'Anolfi al giornale inglese. «Avevano inviato un pezzo del dipinto proprio come normalmente mandano un dito o un orecchio di una vittima del rapimento» spiega il regista. La lettera richiedeva un secondo annuncio sul Giornale di Sicilia, ma questa volta il sovrintendente si rifiutò e, invece, riferì tutto alla polizia con il sospetto che lo stesso padre Benedetto avesse organizzato il furto. Padre Benedetto fu per un breve periodo messo sotto inchiesta e, naturalmente, ne uscì pulito. «Mi hanno persino impresso le impronte digitali. In seguito il sovrintendente si scusò» disse i sacerdote ad Anolfi. «[Ha] ammesso di aver fatto un errore. Ma a quel punto, il danno era stato fatto».

Caravaggio, il sacerdote e la lettera della mafia

L'affermazione di Benedetto sul coinvolgimento della mafia è stata confermata 17 anni dopo aver parlato con D'Anolfi quando gli investigatori italiani hanno rivelato a maggio 2018 che il pentito, Gaetano Grado, aveva detto loro che il dipinto era stato detenuto da Badalamenti e che un membro della famiglia del boss era stato messo in contatto con un commerciante d'arte in Svizzera - dove ora poteva trovarsi il Caravaggio. Dalle ultime indagini , secondo quanto dichiarato nella relazione in Commissione parlamentare il dipinto sarebbe stato trasferito in Svizzera - dopo la morte di Badalamenti avvenuta in un ospedale del Massachusetts nel 2004) - e «a fronte di una grande somma di denaro, pagata in franchi svizzeri, e lì verosimilmente scomposta, purtroppo, in sei o otto parti, per essere venduta sul mercato clandestino internazionale». Tuttavia nel febbraio 2018 Rosy Bindi, capo della commissione antimafia italiana, dichiarò: «Speriamo di trovarlo e riportarlo a casa sua a Palermo».

Il destino della Natività è stato al centro di speculazioni per quasi mezzo secolo, sin da quando due criminali hanno usato i rasoi per tagliarlo dalla sua cornice nella chiesa di Palermo dove era appeso da oltre 350 anni. L'intervista completa al sacerdote sarà pubblica e proiettata al Teatro Biondo di Palermo il 15 ottobre, (il furto avvenne nella notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969) durante una settimana di attività culturali sostenute dall'associazione Le Vie dei Tesori con altre opere rubate ancora mancanti.

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