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La natura è in fermento, anche nella beauty routine

Funghi, enzimi, batteri sono tornati al centro dell'attenzione nell'arte, nel design, nella cucina. E la ricerca cosmetica punta ad estrarre il massimo delle proprietà curative.

di Alexis Paparo

“Mindful Mushroom” (2017), di Seana Gavin, una delle opere in mostra a “The Art of Mushrooms”, al museo Serralves di Oporto fino al 31/12.

4' di lettura

Un corpo umano può contenere fino a cento trilioni di microrganismi. Si tratta di batteri, virus, funghi e protozoi che compongono il microbiota e vivono in simbiosi con l'organismo, aiutandolo a regolare l'attività metabolica, il sistema immunitario, il benessere psicologico. Per quanto invisibili al nostro occhio, i microrganismi sono una componente essenziale degli ecosistemi globali: nell'oceano, aiutano a immagazzinare carbonio e producono circa la metà dell'ossigeno che respiriamo. Nel suolo, supportano la crescita delle piante fissando i nutrienti e decomponendo la materia organica. La fermentazione è uno dei modi attraverso cui tutto ciò si compie: un processo che l'uomo conosce e sfrutta a suo favore da millenni - la trasformazione per via fermentativa è la più antica forma di conservazione di alimenti e bevande - e che, negli ultimi anni, è tornato ad affascinare in maniera trasversale.

Ecosistemi di batteri e alghe sono protagonisti dell'indagine artistica di Anicka Yi e addirittura suoi co-autori. I funghi, con la loro capacità di catturare l'interesse di artisti, designer, scienziati, sono al centro della mostra The Art of Mushrooms, ospitata al museo Serralves di Oporto fino al 31 dicembre. La fermentazione, firma di grandi nomi della cucina mondiale come Yannick Alléno e René Redzepi, sta vivendo un'interessante stagione in Italia, grazie a chef come Cristina Bowerman, Chiara Pavan, Davide Caranchini e Mariasole Cuomo, dietro a una delle più interessanti aperture milanesi degli ultimi tempi: Spore.

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Non da ultimo, anche il mondo del benessere e della cura di sé sta riscoprendo il proprio legame con microrganismi e fermentazione, fondendolo con tecniche all'avanguardia e processi brevettati che ne moltiplicano gli effetti. «Si tratta di una sorta di natura aumentata», esordisce Frédéric Bonté, direttore della comunicazione scientifica di Guerlain. Il brand ha lavorato per oltre tre anni per rinforzare la formula del suo Double R Serum, uno dei suoi prodotti più iconici, trovando la risposta nella bio-polifermentazione e dando vita al nuovo Double R Renew & Repair Advanced Serum. «Con questo processo otteniamo più del 30 per cento di nuove molecole rispetto ai mieli originari (alla base della formula, ndr). Infatti, solo quelli polifermentati di Ouessant e Ikaria stimolano la tensegrità della pelle, ovvero l'insieme dei fenomeni di adattamento agli stress meccanici di tensione e compressione a cui è sottoposta quotidianamente». La ricerca sulla polifermentazione diretta, realizzata insieme alla startup francese BioCorium e brevettata nel 2021, è alla base della Dynamic Black Bee Repair Technology, che rivitalizza le connessioni tra cellule epidermiche e neuronali e accelera i naturali meccanismi di riparazione della pelle.

«Il processo funziona grazie a dieci microrganismi selezionati che agiscono in sinergia. Ogni batterio o lievito utilizza differenti percorsi biochimici per trasformarsi e utilizza come substrati i prodotti delle precedenti/altre trasformazioni eseguite dagli altri ceppi del consorzio. Abbiamo calcolato che, nel processo, sono state utilizzate più di 300 reazioni biochimiche. È questa ricchezza di azioni a cascata dei microrganismi che dà vita a prodotti unici», aggiunge Bonté. Il cluster di microrganismi viene poi miscelato con i mieli naturali e la polifermentazione dura circa 15 giorni.

«Le biotecnologie e, in particolare, la fermentazione aprono a inedite modalità di produzione degli ingredienti cosmetici», spiega Nicola Fuzzati, Direttore Innovazione e Sviluppo materie prime di Chanel Research. «Per quanto riguarda i principi attivi fermentati nella composizione di Sublimage L’Extrait de Nuit, siamo partiti dall'osservazione che i lieviti consumano zuccheri per crescere e abbiamo deciso di nutrirli con estratti idroalcolici floreali ricchi di zuccheri e di altri metaboliti più interessanti. Dopo la fermentazione, gli zuccheri vengono eliminati selettivamente e si ottiene un estratto arricchito in molecole attive». Fuzzati racconta che nel 2014 si è iniziato a lavorare per vagliare diversi lieviti ed estratti di fiori, per poi scoprire che il lievito più efficiente è tra quelli sviluppati per la produzione dello Champagne. Il brevetto sul procedimento di biofermentazione arriva nel 2020 e, in Sublimage L’Extrait de Nuit, coinvolge il neroli e la Vanilla Planifolia del Madagascar.

Altri due interessanti esempi arrivano dal Piemonte. Shibui viene fondata da Raffaella Grisa nel 2019 per far conoscere in Italia i rituali di bellezza nipponici. Il suo prodotto principe è Eau de Ki, un'acqua ad azione idratante e anti-radicali liberi conosciuta in Giappone da oltre 80 anni e arrivata anche in Italia. L'alcool contenuto nella formulazione proviene dalla fermentazione di 12 piante che, dal 1926, attraverso un attento processo artigianale messo a punto dall'azienda Sankodo e assimilabile a quello per produrre il sakè, fa nascere questo elisir. Le vinacce bio di Barolo, prodotte dalla fermentazione del mosto, sono alla base delle formulazioni di Barò Cosmetics, nel cuore delle Langhe. Da scarto a materia prima: perché, dopo la pigiatura, fino all'80 per cento dei polifenoli rimane nelle vinacce, che vengono valorizzate attraverso la bioliquefazione molecolare. Si tratta di un processo brevettato, basato sull'uso di enzimi, che permette di recuperare il 100 per cento dei fitocomplessi vegetali in una forma attiva e biodisponibile, superando i limiti delle tecnologie di estrazione convenzionale.

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