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La necessità di fornire la banda larga alle imprese

di Andrea Biondi

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(xiaoliangge - Fotolia)


2' di lettura

La media nell’Unione europea è del 31,7 per cento. E l’Italia? È al 15,2%, davanti solo a Cipro (14,4%) e all’Islanda (dati non disponibili). Basti solo pensare al fatto che l’Italia è la seconda manifattura d’Europa e la terza nel mondo per capire che la classifica dei Paesi europei ordinata secondo il dato delle imprese dotate di connessione a banda ultralarga rappresenta un’immagine che da sola rischia di impattare come una pesantissima ipoteca sul futuro.

Ogni ragionamento sul presente e sul futuro dell’Italia digitale – o meglio di un’Italia che deve dotarsi di un assetto digitale in grado di competere – non può che partire da qui: dalla fotografia di un ritardo che rischia di lasciare sul terreno competitività, occupazione, ricchezza. Il dato di un Mezzogiorno che rispetto al resto d’Italia non arranca, ma che nella diffusione dell’infrastrutturazione a banda ultralarga si trova anche a fare da battistrada, è un risultato al quale aggrapparsi, che da solo ovviamente non basta, ma che può rappresentare una chiave di volta. La zavorra non è più tale, almeno nelle condizioni di base per afferrare un futuro digitale che per il Paese e la sua manifattura è imprescondibile.

I bandi Eurosud hanno permesso che regioni come Calabria o Campania finissero per essere dotate alla stregua delle aree più infrastrutturate d’Europa. Il meccanismo è stato quello degli incentivi, con copertura fino al 70% delle spese da parte dello Stato per la realizzazione di una rete privata (a fare incetta è stata Telecom). Insomma, un Sud in alto in classifica in un’Italia che però in quel ranking fa la figura della Cenerentola. Il Governo Renzi è partito nel 2015 con il Piano Banda Ultralarga. Se si considera che si parla del 2015 e i primi risultati stanno arrivando ora – con l’assegnazione dei bandi gestiti da Infratel (il primo da 1,4 miliardi e il secondo da 1,25) per la copertura delle aree bianche (in cui nessun operatore si è dichiarato interessato a investire) – è chiaro che non tutto è andato per il verso giusto. Open Fiber si è aggiudicato il primo bando ed è in pole anche per il secondo. Basterà questa rete nelle aree bianche? Molto pragmaticamente l’1 marzo è partita la consultazione pubblica del Mise (conclusione il 28 aprile) per l’aggiornamento della mappatura dei servizi delle aree grigie (dove è presente un solo operatore tlc) e nere (con più operatori). È proprio nelle aree grigie che si concentra il 69% delle aziende italiane. Si capisce bene che è qui che il cerchio può e deve necessariamente chiudersi.

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