L’ANALISI

La necessità di una vera politica per l’automotive

di Gian Primo Quagliano


2' di lettura

Il mercato dell’auto in Europa segna il passo e l’Italia non fa eccezione. Tra la situazione dell’Italia e quello degli altri mercati europei paragonabili al nostro vi è però una sostanziale differenza. Noi siamo ancora ben lontani dai massimi ante-crisi del 2007. Negli altri paesi europei le difficoltà innescate per l’economia (e conseguentemente per il mercato dell’auto) dal fallimento di Lehman Brothers del 15 settembre 2008 sono ormai un lontano ricordo. Per l’Italia invece il gap da recuperare è ancora del 4,3% in termini di Pil e del 23,4% i termini di immatricolazioni.

La conseguenza è quindi che il nostro paco circolante è sensibilmente invecchiato, con tutto quello che ne consegue in termini di inquinamento e di sicurezza della circolazione. La vigorosa ripresa del 2015, del 2016 e del 2017 avrebbe dovuto continuare per riportarci più vicini agli standard europei in termini di anzianità del parco circolante, ma invece si è interrotta lasciando anzi spazio ad una moderata ma chiara tendenza negativa. Come sempre quando un nuovo Governo assume la direzione del Paese, ci si attendono interventi per porre rimedio alle situazioni difficili. E quella dell’auto è una di queste.

Il Governo Conte 2 ha trovato il modo per evitare l’aumento dell’Iva. Ora occorre che utilizzi le aperture che sembrano esservi in ambito europeo per ridefinire il patto di stabilità in termini di crescita e non soltanto di austerity. Se ciò dovesse succedere l’economia italiana potrebbe ricominciare a crescere. Il ritorno alla crescita è certamente una condizione necessaria per fare uscire il mercato dell’auto italiano dalla situazione di torpore in cui si trova dall’inizio del 2018, ma, dato il livello a cui le immatricolazioni sono scese, per ritornare alla normalità ante-crisi occorrerebbero anche misure specifiche di sostegno. E ciò tenendo anche conto che il nostro mercato, come d’altra parte gli altri mercati europei, ha oggi molti motivi di sofferenza e tra questi soprattutto la vicenda del diesel che è stato fortemente penalizzato prima che esistessero realmente le condizioni per sostituire questo tipo di motorizzazione con altre meno inquinanti.

Sarebbe quindi molto opportuno che il nuovo Governo mettesse allo studio anche l’adozione di interventi veramente seri per avviare e sostenere il processo di decarbonizzazione anche nell’automobile. Il tema è stato affrontato il 2 luglio scorso in un incontro alla Camera tra una delegazione di operatori del settore dell’auto al massimo livello e una delegazione di esponenti della Commissione Attività Produttive guidata dal suo vicepresidente On. Gianluca Benamati. La proposta scaturita dall’incontro è la realizzazione di un’indagine conoscitiva sulla situazione dell’auto in Italia da parte del Parlamento che dovrebbe fornire gli elementi per varare una seria politica che permetta la nostro Paese di superare il ritardo rispetto agli standard europei che si sta determinando anche in termini di dotazione di autoveicoli.

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