eurozona

La nomina del nuovo governatore scuote la Slovenia

di Vittorio Da Rold


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3' di lettura

Il presidente sloveno ha scelto come nuovo presidente della Banca centrale un ex direttore generale di una banca salvata ai tempi della crisi bancaria del piccolo Paese alpino confinante con l’Italia. Il presidente Borut Pahor, secondo la Reuters, ha nominato come governatore della banca centrale Primoz Dolenc. Il primo ministro Marjan Sarec avrebbe preferito sottoporre al parlamento una lista di candidati. «Dolenc ha competenza ed esperienza per ricoprire l'incarico», ha ribattuto Pahor ricordando che, dopo che Dolenc presenterà il suo programma ai legislatori, «avrà il loro supporto».

Le polemiche però potrebbero raggiungere il board della Banca centrale europea, che deve fronteggiare altri fronti di crisi dei Paesi dell'Est ex comunista. Il delegato della Lettonia a Francoforte sta fronteggiando le accuse di corruzione e il governatore della banca centrale slovacca Jozef Makuch ha detto che potrebbe non finire il suo secondo mandato. Intanto il parlamento della Slovenia deve confermare la nomina entro 30 giorni.

La coalizione di Sarec avrebbe probabilmente preferito la nomina di un altro candidato, il vice-governatore della banca centrale Marko Bosnjak. Il partito, però, rispetta la decisione del presidente e terrà una discussione sull’opportunità o meno di sostenere Dolenc dopo che questi avrà risposto alle domande dei legislatori.

La banca centrale ha detto che Dolenc non avrebbe commentato la sua nomina prima di presentare il suo programma il 24 settembre, secondo una e-mail inviata alla Bloomberg.

Che succederà dunque in Slovenia? «Non c'è una solida indicazione che il candidato del presidente otterrà la maggioranza dei voti in parlamento», ha detto Otillia Dhand, un’analista di Teneo Intelligence, interpellata dalla Reuters. Se otterrà i voti, Dolenc sostituirà l'ex governatore Bostjan Jazbec, che si è dimesso all'inizio di maggio, in seguito a un'indagine della polizia nella banca centrale riguardo a un salvataggio del 2013 di istituti di credito statali che costarono ai contribuenti 3,2 miliardi di euro. Ai tempi la Bce si schierò a difesa del banchiere centrale e della sua autonomia. Il salvataggio è arrivato dopo anni di cattiva gestione e di interferenze politiche nel settore bancario, in cui la Slovenia, a differenza della maggior parte dei suoi pari post-comunisti, aveva resistito alle privatizzazioni del settore del credito.

Una delle banche interessate dal salvataggio è stata Abanka DD, dove Dolenc è stato direttore del tesoro dal 2006 al 2008, prima che Pahor lo nominasse condirettore della Tesoreria nella banca centrale due anni fa. Il debito cancellato ad Abanka durante il salvataggio che è stato emesso quando Dolenc era un direttore è ora al centro di una controversia di un gruppo di investitori che chiedono il recupero dei loro soldi, una controversia che potrebbe mettere il piccolo stato balcanico in rotta di collisione con l'Unione Europea e la Bce. Insomma una polemica che potrebbe deflagrare fuori dai confini del piccolo stato alpino.

Panicos Demetriades, un ex membro del Consiglio direttivo che ha pubblicato un libro sulla propria esperienza come capo della banca centrale cipriota durante un salvataggio simile a quello della Slovenia, ha criticato la scelta di Pahor. «I banchieri le cui banche hanno fallito non sono idonei a ricoprire alcun ruolo nel settore bancario, figuriamoci nel controllare le altre banche come governatori delle banche centrali», ha scritto Demetriades. «La Bce ha il dovere per l'integrità dell'Eurosistema di trovare un modo per fermare questo appuntamento».

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