Graffio del lunedì

La nona dell’Inter non più pazza e la strana atmosfera Juve

L’Inter, pur senza strafare, batte il Bologna e centra la nona vittoria consecutiva. Frenano Juve e Milan

di Dario Ceccarelli

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4' di lettura

«Abbiamo visto cose che voi umani…». Pensando a come si sta mettendo questo campionato, per un attimo ci sono venute in mente le parole del replicante di Blade Runner, il famoso film di fantascienza (di Ridley Scott) che rovescia tutte le incrollabili certezze di noi poveri umani sempre sicuri che tutto sia scritto e tutto già visto. Scendendo dalle galassie, bisogna dire che anche nel calcio succedono cose veramente strane. Cose mai viste prima da noi umani. A cominciare dall'Inter che ormai, dopo il successo sul Bologna, salvo improbabili ribaltoni, ha messo le mani sul suo 19esimo scudetto.

Il fatto strano, però, non è che la squadra di Conte sia ormai a un passo dal titolo, cosa che ci può stare visto la qualità complessiva dei giocatori nerazzurri e del fatto che il Milan, secondo a otto punti, non sembra godere di ottima salute, anzi. Per non parlare della Juventus, ex regina dello scacchi calcistici, lontana 12 punti e quarta in classifica assieme al Napoli. No, il fatto strano, quasi innaturale, è che l'Inter non è più pazza. Quel suo tratto distintivo che, nel bene e nel male, l'ha sempre caratterizzata facendo poi ammattire i suoi tifosi, è sparito, volatilizzato. Ormai, come col Bologna, l'Inter vince proprio come faceva una volta la Juventus: senza strafare, uno a zero e via tutti a casa. Minimo sforzo, massimo risultato. Un bel compitino senza svolazzi che, passo dopo passo, ti porta all'obiettivo fissato. Un mutamento quasi antropologico. Ricordate quelle sciagurate distrazioni? Quegli improvvisi sbandamenti che la facevano schiantare a pochi metri dal traguardo? Niente, quell'Inter lì non c'è più. E' guarita. Basta autolesionismi.

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Basta pazzie

Dopo la cura del professor Conte, più efficace di un Basaglia e di tutta la scuola dei neo junghiani, l'Inter procede come un impiegato del catasto. Con il Bologna raggiunge la nona vittoria consecutiva col minimo scarto. E con il solito gol di Lukaku, puntuale come la pioggia durante i monsoni. Prima e dopo, si vede poco o niente, ma non importa. A nove giornate della fine contano i numeri, e i numeri danno ragione al Professor Conte: se mercoledì prossimo a San Siro, nel recupero col Sassuolo, arriva un'altra vittoria, il margine di vantaggio sul Milan salirà a più undici. Insomma, poca bellezza ma risultato sicuro. “Il titolo è nelle mani dei nerazzurri” dice Pioli con una punta di malizia.

Ma nel retro pensiero di Pioli, che ha i suoi guai, c'è sempre quella pazza Inter, bella e impossibile, che ora non c'è più. Non si spiegano altrimenti quelle nove vittorie nelle prime nove partite del girone di ritorno. E' un ritmo da Arrigo Sacchi. O da Max Allegri. Tipi che han sempre badato al sodo. Certo, pensando a quegli incredibili colpi di scena, cui ci aveva abituato l'Inter, un po' di nostalgia canaglia non può mancare. Ma tutto scorre, tutto cambia. Perfino l'inter.

A proposito di fantascienza e di eventi straordinari, non si può non parlare della Juventus. Anche a Madama accadono cose strane, molto strane. Dopo il sofferto pareggio col Torino, diciamolo, qui le cose si mettono male. Altro che scudetto. Altro che rimonta. Adesso i punti dall'Inter sono dodici ma se mercoledì prossimo i bianconeri perdono col Napoli, una specie di spareggio anticipato, il rischio è un altro: quello di perdere un posto in Champions. Cosa quasi inaudita per il blasonato club bianconero. E cosa che avrebbe sicuramente qualche ricaduta su Pirlo, finora sempre apparentemente difeso dai vertici della società. Ma in Italia, e anche nel resto del mondo, si sa come vanno queste cose: parole come “progetti”, nuovi “percorsi” vanno subito a ramengo quando saltano i risultati e gli obiettivi. Per questo la sfida col Napoli assume un rilievo ben maggiore. Comunque vada, restano poi tutte le fragilità di una squadra che continua a ripetere gli stessi errori. E che si salva solo grazie ai gol di Ronaldo. C'è anche un'atmosfera strana, di collegio allo sbando: squalifiche per bestemmie, cene clandestine con punizione, altri casi di virus.

Come avviene a scuola, quando tutti parlano e nessuno ascolta, manca il professore cattivo. O Il preside severo che usa la bacchetta. Ora bisogna vedere se Pirlo, in questo ruolo inedito, saprà mettere in riga la scolaresca riottosa. Non sarà facile. I fucili sono già puntati. E già, tanto per stare Allegri, si mormorano i soliti nomi.

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Sinner cade sull’ultimo ostacolo

Non sempre si può vincere. Jannik Sinner, il 19enne tennista altoatesino, è stato battuto in due set (6-7, 4-6) dal polacco Hubert Hurkacz nella finale del Master 1000 di Miami. Sinner ha ceduto con onore facendo però qualche errore di troppo, forse tradito da un eccesso di pressione. Se si fosse imposto sarebbe diventato il più giovane vincitore della storia del torneo, superando Djokovic. Da oggi è il 22esimo giocatore al mondo.Niente di male: perdere una finale a questo livello è normale. E a quell'età, per un talento come Sinner, non è detto che sia un male. Avrà modo di crescere. Farà bene anche a tutti noi, ubriacati anzitempo dagli exploit di questo formidabile ragazzo. Siamo affamati di nuove facce, di nuovi campioni, di nuovi miti, rischiando di bruciarli anzitempo. Calma e gesso, dicevano i vecchi maestri.

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