Autismo

La normalità non esiste. Viva la neurodiversità

Basandosi su resoconti clinico-biografici e studi scientifici, Simon Baron-Cohen si propone di cambiare la prospettiva della malattia per contrastare bullismo, incomprensione sociale e discriminazione

di Vittorio Lingiardi e Guido Giovanardi

 Il grande pianista Glenn Gould alle Bahamas (1956) seduto in spiaggia ma vestito con abiti pesanti: temeva il freddo

4' di lettura

Molto si parla di autismo, non molto si sa. Sappiamo però che le persone autistiche, considerate «anormali», «disturbanti», «inquietanti», vengono molto bullizzate. Le ricerche italiane parlano di esperienze di vittimizzazione in circa la metà dei bambini e dei ragazzi con una diagnosi di autismo.

Problemi del neurosviluppo

Alla comunità scientifica, certo non bulla, le condizioni autistiche hanno sempre creato qualche grattacapo. Naufragata la lettura (e la cura) psicoanalitica dell’autismo, oggi i «disturbi dello spettro dell’autismo» li riconduciamo, pur con ancora poche evidenze eziologiche, a problemi del neurosviluppo.

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Di vario ordine e grado, le manifestazioni cliniche di questa famiglia di disturbi riguardano difficoltà di comunicazione e interazione sociale, interessi ristretti e ripetitivi, limiti nella comprensione del pensiero altrui. Per dire quanto le condizioni autistiche siano sempre più spesso chiamate in causa per una varietà di temi clinici, alcuni studiosi (tra cui Simon Baron-Cohen, direttore dell’Autism Research Center di Cambridge) sospettano una correlazione tra spettro autistico e identità transgender. Ipotesi considerata azzardata da chi, non a torto, considera la «fissazione» sulla propria incongruenza di genere non tanto come l’indicazione di una rigidità autistica del pensiero, quanto come una sofferenza identitaria.

Nel suo nuovo libro I geni della creatività. Come l’autismo guida l’invenzione umana, Baron-Cohen abbraccia un ambizioso obiettivo: cambiare la prospettiva culturale sull’autismo. Basandosi su resoconti clinico-biografici e studi scientifici, combatte la sua battaglia per la «neurodiversità», concetto secondo cui, dal punto di vista della mente, non esiste una contrapposizione tra normalità e anormalità ma solo una «grande varietà di cervelli, tutti ugualmente naturali».

Variabilità cerebrale

Il campo della variabilità cerebrale è definito dall’incrocio di due variabili fondamentali: l’attitudine empatica e quella sistematizzante, da cui la «empathizing-systemizing (E-S) theory». Se di empatia lo psicologo britannico si era già occupato nel suo precedente libro La scienza del male (anch’esso pubblicato da Cortina), ne I geni della creatività si dedica interamente al meccanismo della sistematizzazione, che considera la spinta principale all’invenzione, caratteristica evolutiva che ha determinato il nostro successo come specie. Gli antropologi sono concordi nell’affermare che circa 35.000 anni fa è avvenuta una trasformazione improvvisa (se considerata alla luce di 200.000 anni di cambiamenti minimi) in cui homo sapiens si è distinto nettamente dagli altri animali e ha iniziato la sua dominazione planetaria. In questo periodo compaiono l’arte, il simbolismo e l’uso di oggetti complessi.

Se-e-allora

Ci sono diverse teorie su cosa abbia determinato tale accelerazione, ancor più misteriosa dal momento che non corrisponde ad alcuna modificazione corporea. Secondo Baron-Cohen, la ragione di tale cambiamento è da attribuire proprio alla comparsa del meccanismo di sistematizzazione, cioè di quella modalità del pensiero che funziona secondo lo schema se-e-allora. Se prendo un uovo e lo faccio bollire per qualche minuto, allora avrò un uovo sodo. Se prendo un tronco d’albero e ne taglio una sezione circolare, allora ruoterà.

In uno studio condotto su più di 600mila soggetti sottoposti a questionari sull’empatia e sulla sistematizzazione, Baron-Cohen individua cinque tipologie di cervelli, dai più empatici (Tipo E) ai più sistematizzanti (Tipo S). Quello dei super-sistematizzatori è il Tipo S estremo, presente nel 4% degli uomini e nel 2% delle donne. Chi appartiene a questo gruppo, di cui fanno parte anche le persone autistiche, è capace di individuare schemi complessi come la ricorrenza di particolari giorni della settimana in determinati anni, o le diverse sfumature dei suoni di una campana, ma ha grandi difficoltà a livello di empatia e di comprensione della mente degli altri. È molto portato per le professioni di area STEM e può eccellere in ogni disciplina in cui è fondamentale la comprensione di schemi (ecco perché, nell’originale, il titolo di questo volume è The Pattern Seekers, i «cercatori di pattern»).

Ai racconti clinici dei suoi piccoli pazienti, Baron-Cohen affianca quello delle vite di super-sistematizzatori famosi: Thomas Alva Edison, Bill Gates, Elon Musk, Glenn Gould. Edison lavorava 18 ore al giorno nel suo speciale «laboratorio», una stanza piena di ogni cianfrusaglia, immaginando nuove relazioni tra gli oggetti del tipo se-e-allora. Glenn Gould si esercitava in modo instancabile ripetendo a mente sequenze musicali. Se volete vedere la sistematizzazione in opera, cercate Glenn Gould plays Bach su YouTube e troverete un video in cui Gould si alza dal pianoforte, va alla finestra, canticchia la melodia, poi si risiede e riprende a suonare trovando finalmente il ritmo giusto.

Crescere in ambienti più adeguati

Se riusciamo a comprendere le condizioni autistiche come parte di questo continuum evolutivo, spiega Baron-Cohen, saremo in grado di aiutare le persone che ne soffrono a crescere in ambienti più adeguati, strutturando percorsi scolastici in cui coltivare le capacità sistematizzanti o costruendo possibilità lavorative per accogliere le loro esigenze. Potremo così contrastare l’incomprensione sociale e le discriminazioni che determinano o peggiorano molte delle patologie associate all’autismo, come ansia, difficoltà di apprendimento, autolesionismo, somatizzazioni.

Baron-Cohen è certo uno dei più grandi studiosi dello spettro autistico, e proprio per questo colpisce che alcune delle sue riflessioni suonino a tratti semplificatorie. Per esempio, una categorizzazione che usa questionari e non strumenti neuroscientifici per descrivere le «tipologie di cervello» ci sembra avventurosa, al massimo sarebbe il caso di parlare di «tipologie di mente»; e nel sottotitolo sarebbe stato più corretto scrivere «la sistematizzazione (e non l’autismo) guida l’invenzione umana». Ma questo non ci impedisce di sposare la battaglia per la neurodiversità, contro il riduzionismo binario che divide il mondo in normali e anormali.

I geni della creatività. Come l’autismo guida l’invenzione umana
Simon Baron-Cohen
Raffaello Cortina, pagg. 270, € 24

Riproduzione riservata ©

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