AZIMUT HOLDING / INTERVISTA A PAOLO MARTINI

«La nostra sfida: 10 miliardi verso l’economia reale attraverso nuovi prodotti»

I progetti entro il 2024 della Sgr dedicata agli asset alternativi

di Lucilla Incorvati


3' di lettura

Dottor Martini avete lanciato Azimut Libera Impresa diversi anni fa, puntando tra primi sull’economia reale come asset class. Ora ci tornate. Quale il vostro obiettivo?

Vogliamo aggiungere ad Azimut Holding una linea strategica che punti all’economia reale, per avere un impatto sulla società italiana nel suo complesso. È una grande sfida ma ci crediamo da tempo e in cinque anni vogliamo raggiungere in questa area di attività una dimensione di dieci miliardi di euro. Sono cinque anni che facciamo educazione su questa asset class sia tra i nostri consulenti sia tra i clienti. Al momento c’è un team dedicato che quotidianamente fa formazione sul territorio incontrando clienti e consulenti per spiegare nel dettaglio le caratteristiche, i vantaggi e il giusto apporto in termini di diversificazione di questa asset class.

Come procederete nello sviluppo concreto di questo progetto?

Libera Impresa Sgr, la nostra fabbrica di fondi alternativi (Fia) legata a questa asset, si dedicherà a due linee di business: la prima per gli investitori retail e affluent con l’obiettivo di rendere disponibile a questo target con le giuste caratteristiche alcune asset class tradizionalmente riservate ai professional e istituzionali; la seconda per gli istituzionali ai quali metteremo a disposizioni prodotti innovativi costruiti in partnership con loro.

A settembre avete lanciato Demos 1, primo fondo chiuso di Private Equity per il mondo retail. E poi?

Dopo Demos 1, primo fondo Fia non riservato,entro l’anno arriveranno un fondo di private debt e uno di venture capital (Italia 500). I nuovi fondi avranno soglie di accesso a partire da 5mila euro, in modo da completare la gamma di prodotti alternativi. Per il prossimo anno stiamo lavorando anche su un fondo Eltif con una soglia 10mila euro, sempre per consentire un’opportuna diversificazione nei portafogli degli investitori

Per i clienti istituzionali e gli high net worth individual cosa avete in serbo?

Per questo target abbiamo progetti molto interessanti: vogliamo diventare il loro punto di riferimento, caratterizzandoci come un operatore che investe anche in Italia. Abbiamo appena lanciato un fondo di fondi in private equity (Global Invest ) in collaborazione con Hamilton Lane tra i più grandi operatori del settore (circa 500 miliardi di dollari di masse). A queste si aggiungeranno soluzioni taylor made con soglie di investimento più alte (500mila euro). A livello di gruppo su un totale di 220mila clienti in termini di masse questo target vale per circa il 40%

A livello di formazione e di sviluppo del team di gestori cosa state facendo?

Stiamo costruendo un team, reclutando persone che arrivano dal mondo del private equity, venture capital e private debt con l’obiettivo di costruire una scuola gestionale d’eccellenza come l’abbiamo realizzata nella nostra Sgr dedicata al mondo dei fondi Utics.Il nostro progetto sta attirando talenti e stiamo costruendo una serie di partnership (quella con Hamilton Lane è solo una delle tante di cui ci avvarremo) con grossi player internazionali per mettere a disposizione della nostra clientela fondi di fondi.

Quali sono le aree di investimento?

Sia che si tratti di private equity sia di venture capital oppure real estate il sottostante è il mondo delle aziende non quotate. Non mancheranno anche gli Impact fund, ovvero fondi che investono con un’attenzione ai principi Esg, molto sentiti nel mondo del non quotato.

Continua anche il vostro impegno per le Pmi che vogliono intraprendere la strada della Borsa?

Il nostro progetto di IpoClub è una delle strade, visto che la quotazione è una possibile exit per un’impresa quando c’è di mezzo un fondo di private equity. Da anni abbiamo una serie di partnership con specialisti del settore come con P101 nel VentureCapital, e con Electa con la quale abbiamo dato vita a Ipo Club, il fondo chiuso lanciato nel 2017 per investire in pre-booking company oppure direttamente in Pmi con obiettivo della quotazione. Continueremo anche a guardare al mondo del crowdfunding dove con Azimut Holding abbiamo investito in SiamoSoci, tra i leader italiani nel matching tra investitori e startup e nella sua piattaforma Mamacrowd.

Azimut non è solo un’azienda che guarda all’ Italia ma ormai un buon 30% del fatturato lo fa fuori dal BelPaese. Investirete anche nelle Pmi estere?

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